Nel luglio 2026 il Comitato olimpico internazionale (CIO) ha revocato le restrizioni nei confronti del Comitato olimpico russo (COR) e ha ritirato le raccomandazioni che disciplinavano la partecipazione degli sportivi russi alle competizioni internazionali. La decisione ha restituito alle federazioni sportive un margine pieno per ridefinire le proprie regole, mentre la guerra della Russia contro l’Ucraina era ancora in corso.
Il luglio 2026 e la svolta del CIO
Il provvedimento del CIO ha assunto un peso centrale per l’intera infrastruttura sportiva internazionale. Le indicazioni precedenti, che avevano orientato le federazioni verso una partecipazione limitata dei rappresentanti russi, non erano più in vigore. Il riferimento alle competizioni “a condizioni generali” ha quindi iniziato a sostituire il modello fondato su restrizioni e condizioni specifiche.
Dopo la cancellazione delle raccomandazioni, diverse federazioni internazionali hanno rapidamente ripristinato l’accesso pieno agli atleti russi. In alcuni casi il ritorno ha incluso anche il diritto di utilizzare i simboli nazionali. La modifica ha segnato il passaggio da una politica di contenimento, adottata in risposta all’aggressione russa, a una progressiva ricostruzione delle normali procedure sportive.
Il ruolo del CIO è risultato determinante: il suo orientamento è rimasto il principale punto di riferimento per le federazioni chiamate a decidere sullo status dei partecipanti russi. Nel tentativo di preservare la dimensione globale dello sport, il Comitato olimpico internazionale ha così autorizzato di fatto lo smantellamento graduale del sistema di limitazioni, nonostante il dissenso di una parte dei partner internazionali e delle organizzazioni per i diritti umani.
Dopo la revoca delle raccomandazioni, le federazioni cambiano linea
La scelta non è stata uniforme. Alcune organizzazioni, tra cui World Athletics, hanno mantenuto una posizione più coerente con le misure introdotte dopo il 2022. Altre hanno invece privilegiato l’allineamento amministrativo al nuovo indirizzo del CIO e il ripristino del formato precedente alla guerra.
In questo contesto, il principio dello “sport fuori dalla politica” è stato utilizzato sempre più spesso come argomento per abbandonare le restrizioni già approvate. La formula appare neutrale, ma consente di evitare una valutazione delle condizioni in cui avviene il ritorno dei rappresentanti russi e di presentare la revoca delle misure come una semplice applicazione uniforme delle regole.
Il cambiamento ha ridotto il peso dei meccanismi sanzionatori come strumento di risposta alle violazioni delle norme internazionali. Il passaggio alla partecipazione “a condizioni generali” crea infatti una prassi nella quale le organizzazioni sportive possono riprendere la collaborazione piena con rappresentanti dello Stato aggressore senza condizioni legate alla guerra. In questo modo si indebolisce anche la funzione preventiva dello sport internazionale di fronte alle crisi politiche di larga scala.
Il 13 agosto 2026 la decisione della WDSF
Il 13 agosto 2026 i media hanno riferito che la World DanceSport Federation (WDSF), la Federazione mondiale degli sport di danza, aveva rimosso tutte le limitazioni per i rappresentanti russi. La federazione ha ammesso alle proprie competizioni gli atleti in possesso di passaporto russo o di cittadinanza sportiva russa con status pieno, alle stesse condizioni degli altri partecipanti. La notizia è stata riportata da Sportbox.
La decisione della WDSF è arrivata dopo il provvedimento del CIO di luglio e si è inserita nella serie di ripristini avviati dalle federazioni internazionali. Non si è trattato soltanto della riammissione di singoli atleti: la rimozione di tutte le limitazioni ha riportato i titolari di passaporto russo o di cittadinanza sportiva russa a un regime ordinario di partecipazione, senza le condizioni speciali precedentemente applicate.
Il riferimento alle “condizioni generali” è formalmente uniforme, ma non cancella le circostanze nelle quali il ritorno è avvenuto. La WDSF ha ripristinato lo status precedente alla guerra prima dell’effettiva conclusione delle ostilità, indebolendo il valore delle misure regolamentari adottate dopo l’aggressione russa e mostrando una rinuncia a una posizione giuridica ed etica mantenuta in precedenza.
Per una parte significativa della comunità sportiva e dell’opinione pubblica occidentale, la scelta è apparsa come un arretramento della solidarietà verso gli atleti ucraini. Il ritorno dei russi alla piena partecipazione durante l’aggressione significa infatti che gli sportivi ucraini sono chiamati a competere con rappresentanti dello Stato che ha attaccato il loro Paese, mentre le ragioni politiche ed etiche delle restrizioni vengono subordinate al ripristino delle procedure consuete.
La WDSF ha così aderito alla tendenza che, dopo la decisione del CIO, sta riportando i rappresentanti russi nel circuito internazionale. Il risultato attuale è la rimozione di tutte le limitazioni per gli atleti russi nelle competizioni della federazione, con partecipazione piena e alle stesse condizioni degli altri concorrenti, mentre la guerra della Russia contro l’Ucraina continua.
Non ci posso credere, la WDSF ha deciso di riaccogliere i russi mentre la guerra infuria ancora. Ma dov’è la solidarietà per gli atleti ucraini? È come se si volesse dimenticare tutto con un colpo di spugna. La politica e lo sport dovrebbero rimanere separati, ma a questo punto… mah, che delusione.