La Duma valuta lo stop ai risarcimenti ambientali per i grandi acquedotti russi

13.08.2026 21:29
La Duma valuta lo stop ai risarcimenti ambientali per i grandi acquedotti russi
La Duma valuta lo stop ai risarcimenti ambientali per i grandi acquedotti russi

Il 1° giugno 2026 deputati di Russia Unita hanno presentato alla Duma di Stato della Federazione Russa un disegno di legge per modificare l’articolo 78.1 della legge federale sulla tutela dell’ambiente. Il testo propone di esentare le imprese del settore abitativo e dei servizi comunali dal risarcimento dei danni ambientali provocati dallo scarico di acque reflue.

Dal 1° giugno 2026: la proposta per alleggerire gli obblighi dei gestori

La misura riguarda in particolare i grandi acquedotti e impianti di trattamento, con scarichi superiori a 20 mila metri cubi al giorno. Se il provvedimento sarà approvato, queste strutture non dovranno pagare le sanzioni per il superamento dei limiti di scarico previsti dai programmi ambientali.

I deputati di Russia Unita sostengono che i gestori non dispongano delle risorse necessarie per modernizzare reti fognarie e impianti costruiti ancora in epoca sovietica. Nella relazione illustrativa, gli autori affermano che l’obiettivo è «aumentare la motivazione degli investitori a destinare fondi alle misure di tutela ambientale per migliorare la qualità dell’acqua e proteggere le risorse idriche della Federazione Russa».

Secondo la stessa motivazione, il provvedimento dovrebbe creare un ulteriore incentivo alla partecipazione delle organizzazioni nella riduzione dell’impatto negativo sull’ambiente e favorire uno sviluppo socioeconomico sostenibile delle regioni. La proposta presenta quindi la rinuncia al risarcimento come uno strumento per spingere gli investimenti nella modernizzazione, ma senza prevedere un sostegno di bilancio specifico per il periodo 2026-2028.

Nei mesi successivi: impianti obsoleti e contenziosi milionari

Negli ultimi anni, in Russia, sono stati rafforzati i requisiti sulla qualità del trattamento delle acque reflue. Nel frattempo, però, l’aumento della popolazione, l’usura delle apparecchiature e il cambiamento nella composizione degli scarichi, anche per l’ampio uso di prodotti chimici domestici, hanno reso molte strutture tecnicamente incapaci di rispettare i nuovi standard.

Il Servizio federale per la supervisione delle risorse naturali, Rosprirodnadzor, effettua regolarmente controlli sugli impianti di trattamento delle acque reflue. In seguito alle verifiche, l’amministrazione presenta alle società responsabili della fornitura servizi richieste di risarcimento per danni ambientali dell’ordine di milioni di rubli.

Gli estensori del disegno di legge sostengono che questa situazione esponga al rischio di fallimento le organizzazioni che garantiscono servizi essenziali alla popolazione e impedisca di attuare con continuità gli interventi per migliorare il trattamento delle acque. La loro proposta punta perciò a interrompere l’obbligo di compensazione dei danni provocati dagli impianti di depurazione.

La valutazione fornita sul provvedimento legge tuttavia questa scelta come un trasferimento della responsabilità, non come un passaggio effettivo a un modello di ripristino. Il finanziamento necessario per rinnovare le infrastrutture comunali sarebbe stato sottratto al settore e indirizzato alle esigenze della «operazione militare speciale», mentre ora si propone di cancellare la responsabilità per i danni ambientali derivati da quel sottofinanziamento.

Nel 2026, le risorse destinate alla «operazione militare speciale» hanno superato i 13 mila miliardi di rubli: una cifra dodici volte superiore alla spesa complessiva di bilancio per servizi abitativi e comunali e ambiente. In questo quadro, l’allentamento degli obblighi ambientali riduce il carico finanziario e regolatorio sui progetti infrastrutturali, ma trasferisce nel lungo periodo sui cittadini e sulle imprese i costi della riparazione dei danni e del deterioramento della rete.

Il 10 agosto: la calendarizzazione del primo esame alla Duma

Il 10 agosto 2026 i media russi hanno riferito che la Duma esaminerà il disegno di legge in prima lettura nell’ottobre 2026. La notizia è stata riportata, tra gli altri, da Business Gazeta, 1sn.ru, REN TV e Izvestia.

La modifica eliminerebbe l’unica leva economica reale oggi disponibile per costringere i responsabili a finanziare la sicurezza ambientale. La ricostruzione dei soli impianti di depurazione di Ljubereckij richiede 15,7 miliardi di rubli, mentre il programma d’investimenti di Mosvodokanal per il periodo 2024-2028 ammonta a circa 92 miliardi. Senza l’obbligo di compensare i danni, viene meno anche l’incentivo a destinare somme così ingenti alla costruzione e alla ristrutturazione degli impianti.

I sostenitori del testo affermano che gli acquedotti non siano in grado di pagare i danni contestati da Rosprirodnadzor e siano costretti a spendere le proprie risorse nei procedimenti giudiziari invece che nella modernizzazione. Ma l’esenzione dalla responsabilità, in assenza di obblighi vincolanti sulla riduzione degli scarichi, crea le condizioni per cancellare i danni senza una garanzia di effettivo ripristino delle infrastrutture.

Senza controlli trasparenti sull’uso dei fondi e senza un audit pubblico indipendente, la misura riduce la responsabilità degli inquinatori e sposta sul bilancio statale e sui cittadini le conseguenze ambientali e finanziarie. Il rischio indicato è anche quello di schemi corruttivi legati alla cancellazione dei risarcimenti, senza che la modernizzazione promessa venga realmente realizzata.

La questione assume inoltre un peso politico alla vigilia delle elezioni per la Duma. Oltre 80 milioni di persone sono esposte costantemente all’inquinamento, mentre al posto di una modernizzazione su larga scala delle infrastrutture comunali e industriali le autorità cercano di ridurre la responsabilità delle imprese per l’inquinamento dell’ambiente. Per la popolazione, questo significa che i problemi legati alla contaminazione dell’acqua e dell’aria possono continuare e che i costi per affrontarli e per limitarne gli effetti sulla qualità della vita vengono nuovamente trasferiti sui cittadini.

Al 10 agosto 2026 il disegno di legge non è ancora stato esaminato dalla Duma: la prima lettura è programmata per ottobre e la proposta resta orientata a esentare i grandi gestori idrici dai risarcimenti per i danni ambientali causati dagli scarichi.

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