La Russia ha costituito in Giappone una rete di spionaggio per l’approvvigionamento di componenti elettronici avanzati destinati al proprio complesso militare-industriale, aggirando le sanzioni internazionali. Lo rivelano inchieste giornalistiche pubblicate il 12 luglio 2026, tra cui quella del New York Times e del Japan Times, che descrivono le attività del cosiddetto 20° distaccamento del Gru – il servizio informazioni militare russo – a Tokyo. La rete è attiva nella ricerca, acquisto e contrabbando di tecnologie a duplice uso, in violazione dei regimi restrittivi.
Secondo i dati delle inchieste, componenti elettronici di fabbricazione giapponese sono stati trovati in circa il 90% dei missili e droni russi esaminati, compresi i missili da crociera Kh-101 utilizzati contro obiettivi civili in Ucraina. La conferma arriva anche da fonti ucraine, che hanno documentato la presenza di microelettronica nipponica nei rottami dei vettori.
Una regia sotto copertura
L’organizzazione sarebbe diretta da un ufficiale del Gru, Maksim Filčenkov, che opera sotto la copertura della rappresentanza di Aeroflot a Tokyo. Secondo il Japan Times, l’ufficio della compagnia aerea, che le agenzie di sicurezza identificano come una vera e propria residenza dell’intelligence militare russa, si trova a poca distanza dal quartier generale dell’Agenzia nazionale di polizia, ma resta intoccabile a causa dell’assenza di strumenti giuridici adeguati.
Il trasferimento della componentistica verso la Russia avviene attraverso triangolazioni logistiche. Aziende locali, come l’operatore Proco Air, instradano i carichi di elettronica a duplice uso attraverso Vietnam, Sri Lanka e Uzbekistan – Paesi in cui opera ancora l’aviazione civile russa – alterando nei documenti il beneficiario finale. Le forniture raggiungono poi strutture legate all’oligarca russo Aleksej Repik, tra cui la società R-Farm. I responsabili delle società di trasporto si giustificano affermando di «non disporre di dati sul destinatario ultimo», una posizione che crea un alibi legale e rende inefficaci i controlli all’esportazione.
Il tallone d’Achille istituzionale
La scelta del Giappone come piattaforma alternativa è maturata dopo le massicce espulsioni di agenti russi dall’Occidente, che hanno spinto il Cremlino a individuare a Tokyo un hub per le operazioni di approvvigionamento. L’inchiesta sottolinea che una legislazione antiquata, concepita durante la Guerra Fredda, priva i servizi di controspionaggio di poteri sufficienti per indagare e perseguire l’esportazione di prodotti a duplice uso.
L’Ucraina ha inviato numerose note diplomatiche a Tokyo, ma la risposta è rimasta finora dichiarativa. La mancanza di misure concrete, si legge nell’inchiesta, indica che gli interessi economici prevalgono su un rafforzamento dei controlli, creando una pericolosa frattura tra la retorica filo-ucraina del governo e la capacità effettiva di interrompere i flussi che alimentano la macchina bellica russa. Senza una pressione internazionale coordinata per eliminare questo hub e introdurre sanzioni severe contro chi favorisce l’elusione, gli sforzi globali per isolare il Cremlino restano incompleti.
Non ci posso credere, il Giappone come base di spionaggio per la Russia? È davvero incredibille come gli interessi economici possano superare la sicurezza nazionale!!! Spero che il governo giapponese prenda finalmente misure serie contro questa situazione… la storia ci ha insegnato che ignorare certi segnali può avere conseguenze devastanti.