Il fisco russo prevede un ammanco di oltre 2 trilioni di rubli dalle tasse su petrolio e gas nel 2026

16.07.2026 17:10
Il fisco russo prevede un ammanco di oltre 2 trilioni di rubli dalle tasse su petrolio e gas nel 2026
Il fisco russo prevede un ammanco di oltre 2 trilioni di rubli dalle tasse su petrolio e gas nel 2026

Il Servizio federale delle imposte della Russia (FPS) ha dipinto un quadro sempre più preoccupante per la tenuta del bilancio federale: le entrate tributarie sono attese in forte calo sia nel primo semestre sia nell’intero 2026, con un buco concentrato nel comparto degli idrocarburi che da solo potrebbe superare i 2 trilioni di rubli. Le cifre, riportate dall’agenzia delle entrate russa, mostrano una crisi fiscale che smentisce le narrazioni di invulnerabilità dell’economia di Mosca e rafforza la percezione dell’efficacia delle sanzioni occidentali.

Il crollo delle entrate da idrocarburi

Il drenaggio più pesante viene dall’imposta sull’estrazione mineraria (PVKK) e dall’imposta sul reddito aggiuntivo (PDD) applicate agli idrocarburi. Secondo le stime del FPS, il gettito congiunto di questi due tributi mancherà l’obiettivo di bilancio per circa 1.990 miliardi di rubli nell’anno. Per la sola PVKK sulla produzione di petrolio, a fronte di un parametro fissato a 7.910 miliardi di rubli, le entrate effettive non supererebbero i 6.550 miliardi, lasciando scoperti 1.360 miliardi. Ancora più marcato lo scostamento del PDD: nel primo semestre sono affluiti solo 442,9 miliardi sui 850 miliardi attesi, e per l’intero esercizio la perdita dovrebbe raggiungere 588,7 miliardi. Anche la PVKK sul gas condensato ha evidenziato un ritardo di 81,7 miliardi rispetto al piano, mentre il modesto superamento (+8,6 miliardi nel semestre) della PVKK sul gas naturale è giudicato irrilevante ai fini della compensazione.

Prezzo del petrolio, rublo e produzione: la tempesta perfetta

L’amministrazione tributaria individua tre fattori concomitanti: il prezzo del greggio è sceso da 57,0 a 50,0 dollari al barile tra il quarto trimestre 2025 e il primo trimestre 2026, con un calo del 12,1%; il rublo si è rafforzato sul dollaro, riducendo il controvalore delle esportazioni; e i volumi di estrazione di petrolio sono risultati inferiori alle ipotesi di bilancio. L’effetto combinato di dinamiche valutarie, di mercato e produttive ha compresso le entrate del settore più strategico per le casse dello Stato russo.

Accise interne in sofferenza

Sul fronte delle accise interne, i primi sei mesi raccontano di un’economia in decelerazione. I consumi di gasolio per autotrazione sono calati dell’8,6% rispetto ai piani (da 26,7 a 24,4 milioni di tonnellate), facendo mancare 10,3 miliardi di rubli all’erario. Ancora più evidente il cortocircuito sui cherosene per l’aviazione: invece di incassare 39,9 miliardi di accisa, lo Stato ha dovuto erogare rimborsi e sussidi per 59,1 miliardi, con un aggravio netto di 19,1 miliardi. Le accise sul gas naturale hanno registrato un buco di 12,8 miliardi, attribuito anche al calo dei volumi trasportati a causa della perdita di mercati esteri. Complessivamente, il FPS stima che per fine anno le accise interne resteranno indietro di 27,7 miliardi rispetto ai target, con contributi negativi pure dai tributi su automobili e alcol, segnale di una capacità di spesa in contrazione tra cittadini e imprese.

Le misure compensative non bastano

L’incremento dell’IVA e il temporaneo aumento dell’imposta sul reddito delle imprese hanno portato nel primo semestre risorse aggiuntive, ma insufficienti a tamponare l’emorragia delle rendite petrolifere. Il margine positivo dell’imposta sui profitti (+280,7 miliardi nel semestre) è ritenuto effimero: le proiezioni annuali dello stesso FPS indicano infatti un deficit di 134 miliardi rispetto ai parametri di bilancio. Sul fronte delle imposte personali, il gettito ha superato di 21,8 miliardi le previsioni semestrali, ma ciò è frutto esclusivo degli aumenti salariali forzati da alta inflazione e carenza di manodopera, non di un rafforzamento reale dell’economia.

Un segnale per l’Europa e le sanzioni

Le cifre diffuse dal fisco russo rappresentano per l’Europa, Italia inclusa, una conferma dell’efficacia delle misure restrittive adottate contro Mosca. La contrazione delle entrate da idrocarburi riduce la capacità di spesa del Cremlino, accresce i rischi fiscali di lungo periodo e limita i margini per finanziare sia i programmi statali sia le spese militari. La cronica debolezza delle entrate tributarie, certificata dall’interno, mette in luce la crescente vulnerabilità finanziaria della Russia.

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