Meloni difende Roggero e alza il dibattito sulla legittima difesa e i risarcimenti

18.07.2026 07:05
Meloni difende Roggero e alza il dibattito sulla legittima difesa e i risarcimenti

Giustizia e legittima difesa: la posizione di Giorgia Meloni sul caso di Mario Roggero

Sul caso del gioielliere Mario Roggero, Giorgia Meloni sceglie la linea della calcolata prudenza: si espone su X, alza i toni ma evita di scoprirsi troppo. “Mi aggredisci. Mi difendo. E dovrei risarcirti io? Non è giusto”, scrive la premier, richiamando la norma dell’ultimo decreto sicurezza che cancella i risarcimenti e sigillando il concetto con un perentorio: “Lo Stato sta dalla parte delle persone perbene. Non dei criminali”. Una strategia mirata, che concentra i riflettori sul dettaglio più controverso — il maxi-risarcimento ai parenti dei rapinatori — e sorvola sul duplice omicidio, senza sfiorare il tema della grazia. È la tattica del “presidio del tema”: mentre i vertici del partito si mobilitano e il capogruppo alla Camera, Galeazzo Bignami, firma con clamore l’appello per la clemenza, la leader preferisce mantenere una distanza di sicurezza. A fine giornata, il posizionamento è completato dalla classica foto con un agente e la promessa: “Tolleranza zero”, riporta Attuale.

Dietro la premier si muovono i ministri. A botta calda è intervenuto Guido Crosetto, puntando il dito contro “una giurisprudenza che interpreta le leggi al punto di stravolgerle” e ricordando come troppo spesso sia stato “consentito di mandare in libertà dopo pochi anni anche assassini di servitori dello Stato”. Da qui la sua conclusione: la condanna di Roggero è “ingiusta”. La replica della magistratura non si fa attendere e congela l’uscita del titolare della Difesa. Giuseppe Tango, presidente dell’Anm, ristabilisce i confini istituzionali: “I giudici hanno applicato la legge, com’è loro ruolo. Trovo sorprendenti le dichiarazioni di un ministro che invoca il potere del giudice di innovarle, delegittimando la magistratura con accuse di doppiopesismo”.

Al Quirinale si fa strada la convinzione che Palazzo Chigi abbia mosso anche il guardasigilli Carlo Nordio. Appare difficile ipotizzare che il comunicato sull’istruttoria per la grazia sia uscito senza l’avallo o la spinta diretta della premier. Più che un’iniziativa estemporanea, l’atto viene letto come una precisa scelta strategica: un investimento sui temi della sicurezza destinato a fare da colonna sonora all’intera campagna elettorale. La mobilitazione investe tutto il centrodestra. Antonio Tajani (Forza Italia) sceglie la fermezza comprensiva: sì alla grazia, ma senza cancellare la gravità del fatto. “È giusto chiederla per un uomo che ha sbagliato”, spiega, “e capire perché ha sbagliato. La società può perdonarlo, non è un pericoloso criminale”. Di tutt’altro avviso Matteo Salvini, che preferisce i contrasti netti: “I veri criminali sono gli scafisti, non Mario Roggero”. Poco importa se il gioielliere sia stato condannato proprio in base alla legge sulla legittima difesa varata a suo tempo dalla stessa Lega. Il segretario del Carroccio fa sapere di valutare l’ipotesi di una candidatura simbolo.

L’idea si scontra subito con la realtà normativa. A ricordarlo è Rossano Sasso, esponente di Futuro Nazionale: “Roggero non può essere candidato ai sensi della legge Severino”. Al di là della fattibilità tecnica, dal movimento guidato da Roberto Vannacci arriva comunque una bocciatura politica: “Lasciamo queste pratiche alla sinistra, che ha già sottratto a un tribunale chi ha commesso reati”, dichiara il Generale, con un riferimento al caso di Ilaria Salis.

Il neonato partito di Vannacci assume una centralità evidente. La scelta della maggioranza di insistere sulla sicurezza riflette le difficoltà della coalizione e il confronto con Futuro Nazionale. Anche i “futuristi” chiedono la grazia con formule polemiche: “Il Quirinale l’ha concessa a Minetti, sarebbe assurdo non darla a Roggero”, afferma il responsabile organizzativo Edoardo Ziello. La formazione di Vannacci sfrutta la situazione per incalzare il centrodestra, chiedendo di mettere da parte le reazioni spettacolari a favore di interventi strutturali: riforme che ampliano i confini della legittima difesa e azzerano i risarcimenti. È il ruolo di “sestante della destra”, una pressione costante per spingere la coalizione a tradurre la retorica dei comizi in testi di legge, radicalizzando il posizionamento dell’alleanza.

Al di là della propaganda, tuttavia, i tempi della giustizia restano lunghi. Se l’istanza della moglie consente al Ministero di avviare l’istruttoria, gli uffici di Via Arenula procedono ora con estrema cautela. A pesare è il fermo richiamo istituzionale di Sergio Mattarella, che ha imposto il ritorno alla massima prudenza. Il segnale del Colle è arrivato a destinazione, tanto che dal dicastero di Nordio fanno sapere: “La procedura ordinaria partirà, su impulso dei parenti, probabilmente la prossima settimana”. Spenti i riflettori dei social, la partita torna nel perimetro stretto del diritto.

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