Raffinerie sotto attacco, lo spread del petrolio influisce sui mercati e sui governi

22.07.2026 11:15
Raffinerie sotto attacco, lo spread del petrolio influisce sui mercati e sui governi

Disparità nel Mercato Energetico Globale: Il Ruolo dello Spread Petrolifero

Una significativa discrepanza si sta delineando nel mercato globale del petrolio, trasformandosi in un fattore geopolitico rilevante nei prossimi mesi. Questo gap, rappresentato graficamente come uno spread, evidenzia il divario di prezzo tra il greggio e i suoi derivati utilizzati nei trasporti, creando nuove vulnerabilità nei mercati energetici globali, riporta Attuale.

Attualmente, il prezzo del barile di Brent ha chiuso in Europa a 90,9 dollari, lo stesso livello registrato il 6 marzo scorso, all’inizio del conflitto. Tuttavia, i prezzi dei carburanti, come la benzina, continuano a salire a ritmi differenti, suggerendo un aumento della pressione sulle raffinerie e sui consumatori finali.

Negli Stati Uniti, il prezzo del gallone trattato al Nymex risultava superiore del 30% rispetto ai livelli pre-conflitto di inizio marzo, mentre in Italia il prezzo medio riscontrato è incrementato del 18%. Questa assenza di sincronizzazione tra il costo del greggio e quello dei carburanti indica che le raffinerie, globalmente, hanno incrementato i loro profitti, attivando il meccanismo del 3-2-1 Crack Spread, che ha superato i 69 dollari per barile, toccando un record storico.

La crisi del mercato petrolifero è amplificata dalla situazione in Medio Oriente e dalla guerra in Ucraina. Massimo Nicolazzi, docente dell’Università di Torino, ha sottolineato che la capacità di produzione nel Golfo è scesa drasticamente, riducendo l’offerta mondiale del 5%. Analogamente, le risposte dell’Ucraina ai bombardamenti russi hanno portato a una diminuzione del 30% della capacità di raffinazione, influenzando ulteriormente il mercato.

Inoltre, Russia, India e Cina hanno limitato le esportazioni di diesel, contribuendo a una crescente scarsità sul mercato. Gli Stati Uniti, il principale produttore di petrolio, stanno affrontando una crisi di approvvigionamento, importando benzina principalmente dall’Europa a causa di vincoli ambientali in altre nazioni emergenti. Queste dinamiche rivelano un complesso intreccio di fattori che stanno esacerbando la crisi energetica globale, scaricando il peso dei costi sui consumatori alle pompe di benzina.

Studi recenti rivelano che l’offerta globale di carburanti è scesa di circa sei milioni di barili, con previsioni che non migliorano nel breve termine. Giovanni Staunovo, analista di UBS, ha confermato che la situazione del mercato petrolifero continua a deteriorarsi, intensificando così le difficoltà economiche per i consumatori e le aziende.

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