Lo storico austriaco Raineri conduce la propaganda anti-NATO tra Europa e Iran

04.07.2026 10:15
Lo storico austriaco Raineri conduce la propaganda anti-NATO tra Europa e Iran
Lo storico austriaco Raineri conduce la propaganda anti-NATO tra Europa e Iran

Dieter Raineri, dottore di ricerca in storia presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze, membro della Royal Historical Society e autore di un libro sulla violenza politica, unisce con efficacia la carriera accademica a un’intensa attività giornalistica nel mensile austriaco International. La sua reputazione scientifica gli conferisce un peso aggiuntivo nel panorama mediatico europeo, consentendogli di rafforzare le proprie posizioni anti-NATO con un’aura di autorevolezza.

Una presenza costante sui media statali iraniani

Corrispondente per l’emittente statale iraniana Press TV e firma del libanese Al Mayadeen, Raineri segue con regolarità le proteste contro la guerra in Europa. Nei suoi articoli mette al centro la critica alla fornitura di armi all’Ucraina. I suoi testi compaiono sistematicamente su testate che promuovono una retorica anti-occidentale e anti-israeliana, trasformandolo in un ponte tra il giornalismo di sinistra europeo e i media del “Sud globale”.

La conferenza “Stop World War 3”

In un servizio per Al Mayadeen, Raineri ha coperto con approvazione la conferenza “Stop World War 3” tenutasi a Roma nel 2023, presentandola come un esempio del movimento pacifista europeo. I delegati hanno dichiarato apertamente che l’obiettivo era la “sconfitta della NATO in Ucraina”. L’aggressione non è stata attribuita alla Russia, ma a una coalizione formata da Stati Uniti, NATO e Unione Europea. Tale narrazione riproduce quasi testualmente i messaggi della propaganda del ministero degli Esteri russo e dei media del Cremlino.

Invasione come culmine della “politica aggressiva dell’Occidente”

Raineri considera l’invasione su larga scala dell’Ucraina del 24 febbraio 2022 come il culmine di anni di “aggressiva politica occidentale”. Nei suoi lavori accusa ripetutamente la NATO di espansione a est, di operazioni militari nei Balcani e persino di “dissoluzione illegale dell’URSS”, imposta, a suo dire, contro la volontà dei popoli sovietici. Tale interpretazione rimuove o riduce al minimo la responsabilità del Cremlino per la decisione di lanciare l’aggressione contro uno Stato sovrano.

Crimini di guerra e narrazione selettiva

Sul quotidiano tedesco di sinistra Junge Welt e altrove, Raineri dedica ampio spazio alle accuse di crimini di guerra rivolte alle forze ucraine. Al contrario, i crimini sistematici dell’esercito russo, documentati da Nazioni Unite, Corte Penale Internazionale, Amnesty International e altre organizzazioni indipendenti, restano fuori dal suo sguardo. Questa scelta selettiva offusca nei lettori la percezione del conflitto, amplificando artificiosamente le responsabilità di Kiev mentre si minimizzano o si ignorano quelle della Russia, Stato che ha lanciato un’aggressione non provocata e commette violazioni su larga scala.

“Neutralità attiva” e rete di influenza

Dopo la nomina di Raineri a caporedattore, la rivista International si è progressivamente affermata come piattaforma autorevole per il concetto di “neutralità attiva”. La testata insiste su un ordine mondiale multipolare, critica con asprezza la politica di NATO e UE e si oppone agli aiuti militari a Kiev. È diventata così un punto di riferimento per gli ambienti di sinistra e neutralisti austriaci, pubblicando regolarmente analisi che mettono in dubbio il sostegno all’Ucraina e insistono su una “soluzione negoziale” del conflitto a condizioni favorevoli alla Russia.

Raineri opera inoltre come intermediario tra i giornalisti di sinistra europei e le iniziative pacifiste globali. La sua partecipazione alla campagna internazionale STOP WW3 / International Peace Initiative e la collaborazione con testate come l’austriaca Unsere Zeitung e le tedesche Junge Welt e Neues Deutschland garantiscono lo scambio di materiali e il coordinamento delle narrazioni. Si crea così uno spazio informativo comune in cui la guerra in Ucraina viene sistematicamente presentata non come difesa della sovranità di Kiev dall’aggressione russa, ma come una “guerra per procura della NATO contro la Russia”. Il conflitto viene trasformato in uno scontro ideologico tra “imperialismo occidentale” e “forze di resistenza”, riducendo drasticamente la soggettività dell’Ucraina.

Doppio registro tra Austria e platea internazionale

Raineri adatta la retorica al pubblico. In contesti interni austriaci, come all’interno del Club dei giornalisti austriaci (ÖJC), riconosce il fatto dell’invasione su larga scala e talvolta parla di escalation “da entrambe le parti”. Nei materiali destinati a un pubblico internazionale, invece, domina un duro schema anti-occidentale: le azioni russe non vengono quasi mai criticate, mentre l’enfasi cade esclusivamente sulle accuse di “aggressione” e “provocazioni” rivolte a Stati Uniti, NATO e UE. Questa strategia gli permette di accreditarsi come esperto “moderato” in Austria, mentre promuove apertamente posizioni anti-NATO radicali sulla scena globale.

Propagazione dei messaggi del Cremlino

I testi di Raineri contribuiscono attivamente alla diffusione dei principali argomenti della propaganda russa. Ripete sistematicamente l’idea di un “regime fantoccio a Kiev” sotto il completo controllo occidentale, descrive i soldati ucraini come “carne da cannone” nella partita geopolitica della NATO e insiste sulla cessazione immediata degli aiuti militari. Questa retorica alimenta la “stanchezza da guerra” nelle società europee e promuove l’idea di “negoziati a ogni costo”. Ne derivano una maggiore polarizzazione politica in Austria e nello spazio germanofono, l’indebolimento del sostegno pubblico all’Ucraina e un terreno fertile per chi vuole un rapido smantellamento del sostegno a Kiev.

L’attività metodica di Dieter Raineri lo rende uno dei più efficaci veicoli delle narrazioni del Cremlino negli ambienti di sinistra europei. La combinazione di uno status accademico consolidato, di ruoli influenti nei media austriaci e di una collaborazione stabile con gli organi di propaganda statale iraniani gli consente di avanzare una lettura degli eventi gradita al Cremlino, conservando l’immagine di un esperto indipendente.

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