La sicurezza alimentare a Gaza: progressi fragili e necessità di aiuti costanti
GENEVA – La situazione della sicurezza alimentare e della nutrizione infantile nella Striscia di Gaza mostra alcuni miglioramenti grazie a un maggiore accesso agli aiuti umanitari, ma questi progressi rimangono “fragili”. È quanto emerge da un’analisi pubblicata dalle Nazioni Unite. In una nota congiunta, Fao, Unicef e World Food Program segnalano che attualmente è operativa solo una frontiera – Kerem Shalom/Abu Salem – nel sud di Gaza, limitando il flusso di beni essenziali e lasciando gran parte della popolazione dipendente dagli aiuti umanitari, riporta Attuale.
La popolazione di Gaza continua a lottare per riacquistare i mezzi di sussistenza, mentre i sistemi alimentari locali e i servizi essenziali versano in condizioni critiche. Le tre agenzie sottolineano che i miglioramenti negli indicatori di sicurezza alimentare e nutrizione dimostrano quanto rapidamente le condizioni possano cambiare quando si intensificano le risposte umanitarie e le attività commerciali. Tuttavia, le famiglie a Gaza “continuano a lottare per soddisfare i propri bisogni primari”. Senza un aiuto umanitario continuo e un forte sostegno finanziario, questi progressi potrebbero facilmente essere invertiti.
I DATI
La Classificazione integrata delle fasi di sicurezza alimentare (IPC) ha rivelato che 1,4 milioni di persone, ovvero il 67% della popolazione di Gaza, si trova attualmente in una situazione di crisi o di grave insicurezza alimentare acuta (Fase 3 dell’IPC o superiore). Questo rappresenta una diminuzione rispetto agli 1,6 milioni registrati alla fine dell’anno scorso. Sono circa 212.000 le persone ancora in condizioni di emergenza (Fase 4 dell’IPC), molte delle quali risiedono in prossimità della linea di controllo militare israeliana, dove l’accesso agli aiuti e ai servizi umanitari è particolarmente difficile.
Si prevede che quattro governatorati (Gaza Nord, Gaza, Deir Al-Balah e Khan Younis) raggiungano livelli di malnutrizione “di allerta” (fase 2 dell’IPC). Tuttavia, alcune zone vicine alla “linea gialla” rimangono inaccessibili per gli analisti, il che rende i dati insufficienti per una classificazione adeguata.
Dopo l’accordo di cessate il fuoco nell’ottobre 2025, si è registrato un significativo incremento degli aiuti alimentari e nutrizionali. Solo nel mese di maggio 2026, gli aiuti alimentari hanno raggiunto circa 1,5 milioni di persone, mentre l’assistenza in denaro ha supportato circa 700.000 individui; il sostegno nutrizionale ha beneficato il 60% dei bambini sotto i 5 anni, con un aumento dell’accesso a cure per la malnutrizione acuta.
A settembre 2025, circa 500.000 persone avevano ricevuto assistenza alimentare, mentre la copertura nutrizionale per i bambini al di sotto dei 5 anni era inferiore all’1%. Nonostante l’ampliamento delle misure, i miglioramenti nella sicurezza alimentare sono stati evidenti, ma la quantità e la qualità delle risorse alimentari e la diversità della dieta restano insufficienti. La situazione è ulteriormente aggravata da importazioni commerciali irregolari di prodotti freschi e proteine.
Secondo Unicef, Fao e Wfp, il miglioramento dei tassi di malnutrizione è prevalentemente attribuibile alla rapida espansione dei programmi di prevenzione nutrizionale, insieme a un maggiore accesso alle cure per la malnutrizione grave e moderata. Questi progressi sono fortemente dipendenti da assistenza umanitaria continua, avvenuti nonostante le perduranti carenze di alimenti nutrienti, epidemie ricorrenti e accesso limitato a acqua potabile e servizi igienico-sanitari.
Le agenzie avvertono che circa 74.000 bambini avranno ancora bisogno di cure per la malnutrizione acuta nel prossimo anno, insieme a circa 25.000 donne in gravidanza e in allattamento che necessiteranno di supporto nutrizionale.
Sebbene non ci siano stati segnali significativi di ripresa economica, vi sono indicazioni che la produzione alimentare locale possa essere ripristinata, soprattutto nelle aree in cui agricoltori e allevatori hanno accesso ai terreni coltivabili e ai fattori di produzione agricoli necessari. Nel settore dell’allevamento, ad esempio, il numero di ovini è aumentato del 33% dove il supporto è stato costante. Le comunità stanno dimostrando un notevole spirito di iniziativa nel tentativo di rilanciare attività economiche.
Tuttavia, i risultati rimangono limitati finché non saranno rimosse le restrizioni sugli accessi alla Striscia: oltre il 70% dei terreni coltivabili a Gaza è inaccessibile, e solo il 3% è attualmente utilizzabile. Le Nazioni Unite avvertono che la ripresa su larga scala è impossibile finché questi vincoli non verranno risolti, inclusi quelli riguardanti le importazioni commerciali e l’accesso umanitario ai fattori di produzione agricoli.
“Una pace duratura, sicurezza e protezione sono essenziali affinché le persone possano tornare alle proprie fattorie e ricostruire le proprie vite”, affermano le tre agenzie. Il flusso continuo di aiuti umanitari salvavita è vitale per la ripresa a Gaza. Le agenzie richiedono la fornitura immediata di materiali per la costruzione di rifugi, carburante, gas da cucina e mezzi di produzione agricoli attraverso il settore privato, e l’ampliamento dell’accesso commerciale per stabilizzare i mercati. “Per garantire la ripresa, è cruciale ripristinare i sistemi idrici e igienico-sanitari; senza di ciò, le epidemie potrebbero minare i progressi in campo nutrizionale”, concludono.
Unicef, Fao e Wfp hanno quindi lanciato un appello alla comunità internazionale per aumentare i finanziamenti flessibili per l’assistenza alimentare, la produzione agricola e i servizi sanitari, avvertendo che l’esaurimento rapido delle risorse rischia di compromettere i progressi raggiunti e mettere in pericolo la vita di 2,1 milioni di persone a Gaza.