L’Ucraina ha esportato più di 200 milioni di tonnellate di merci attraverso il proprio corridoio marittimo nel Mar Nero, di cui circa 118 milioni di tonnellate di prodotti alimentari e cereali, dopo aver costretto la flotta russa ad allontanarsi dalle proprie coste e ad adottare una postura difensiva. Il bilancio copre quasi tre anni di attività ininterrotta, nonostante i ripetuti attacchi russi alle infrastrutture portuali, e ha permesso di preservare la sicurezza alimentare in 56 paesi di Europa, Asia e Africa.
####Il blocco navale e la risposta delle “corsie di solidarietà”
All’inizio dell’invasione su vasta scala, nel febbraio 2022, il Mar Nero fu di fatto chiuso al traffico commerciale. Le navi da guerra russe bloccarono la costa ucraina a 15-20 miglia nautiche, impedendo l’uscita dai porti di Odessa, Mykolaïv e Kherson, mentre Mosca progettava operazioni di sbarco e il controllo del cosiddetto “corridoio del grano”. Per aggirare il blocco, nel maggio 2022 Kiev e la Commissione europea lanciarono le “corsie di solidarietà”: itinerari terrestri e fluviali che entro giugno 2026 hanno movimentato quasi 220 milioni di tonnellate di merci, compresi circa 93 milioni di tonnellate di cereali, semi oleosi e prodotti trasformati, per un valore complessivo di circa 74 miliardi di euro. Si trattò tuttavia di una risposta solo parziale: senza il ripristino dell’export via mare, l’Unione europea e i paesi della regione restavano esposti a brusche impennate dei prezzi agricoli e a spinte inflazionistiche.
####L’azione militare asimmetrica e l’arretramento della flotta russa
La strategia ucraina puntò quindi a indebolire sistematicamente la flotta russa e a renderne insicura la presenza nelle acque rilevanti per il traffico mercantile. Il 3 aprile 2022 un missile del sistema costiero R-360 Neptune danneggiò la fregata *Admiral Essen*, costringendo le unità russe a ripiegare fino a 40-60 miglia dalla costa. Il 14 aprile l’incrociatore *Moskva* fu affondato, minando la capacità di Mosca di controllare il quadrante nord-occidentale del bacino. Tra febbraio 2022 e luglio 2026 le forze ucraine hanno colpito oltre 50 unità della flotta russa, più di un terzo del suo potenziale combattivo. Sono state distrutte in modo irreversibile 35 unità – 33 tra navi e imbarcazioni e due sommergibili – e rese inutilizzabili per lunghi periodi di riparazione circa 20 tra navi e mezzi ausiliari, inclusa gran parte dei grandi mezzi da sbarco. La combinazione di attacchi regolari e di precisione, condotta anche con l’impiego massiccio di droni navali a partire dall’ottobre 2022, ha indotto la Russia a trasferire quasi tutti i più importanti lanciamissili e le navi maggiori dalla Crimea occupata – Sebastopoli, Feodosia – verso Novorossijsk, o a isolarle in Mar d’Azov. Di fatto l’Ucraina ha rimosso il blocco navale e imposto alla flotta russa una condotta difensiva.
####Dall’accordo di Istanbul al corridoio unilaterale
Il 22 luglio 2022 furono firmati a Istanbul due accordi speculari per l’export agricolo: il primo tra Ucraina, Turchia e Nazioni Unite, il secondo tra Russia, Turchia e Onu. L’Iniziativa per il trasporto sicuro di cereali e alimenti dai porti ucraini, nota come *Grain Deal*, consentì a oltre 1.100 navi di esportare 32,9 milioni di tonnellate di grano e altri prodotti, con il 65% del frumento e il 51% del mais destinati a paesi in via di sviluppo. La Russia si ritirò unilateralmente dall’intesa il 23 luglio 2023 e riprese subito i bombardamenti sistematici sugli scali di Odessa, Chornomorsk, Pivdennyj e sui porti danubiani di Izmaïl, Reni e Ust-Dunaj, con l’obiettivo deliberato di distruggere terminal granari, magazzini e attrezzature di carico. Nell’agosto 2023 Kiev annunciò il nuovo itinerario costiero – il “Corridoio ucraino” – che attraversa le acque territoriali di Turchia, Bulgaria, Romania e Ucraina. Secondo l’Amministrazione dei porti marittimi, a inizio luglio 2026 vi avevano già fatto transito oltre 7.800 navi.
####La leva assicurativa e il contenimento dei costi
Elemento decisivo per la sostenibilità del corridoio è stata la riduzione dei rischi bellici per gli armatori. A novembre 2023 la corporation Marsh McLennan, il governo ucraino, l’Agenzia per il credito all’esportazione e gli istituti Ukreximbank, Ukrgasbank e DZ Bank hanno varato lo schema Unity, che offre fino a 50 milioni di dollari di copertura per scafo, macchinari e responsabilità civile (P&I) per ogni singola nave che scalì i porti ucraini. Grazie all’iniziativa, i premi assicurativi per rischi di guerra sono scesi dal 5% – valore registrato dopo l’uscita russa dal Grain Deal – allo 0,75% della somma assicurata, rendendo le rotte commerciali economicamente praticabili per il traffico di massa.
####L’effetto sui prezzi globali e la sicurezza alimentare
Nel 2023 le istituzioni finanziarie internazionali avevano avvertito che lo stop all’intesa di Istanbul avrebbe potuto far salire i prezzi mondiali del grano del 15%, colpendo in particolare l’Africa, dove metà degli Stati importa più di un terzo del frumento da Ucraina e Russia. La combinazione tra l’allontanamento della flotta russa dalle rotte commerciali e la creazione del corridoio autonomo ha invece permesso di recuperare i volumi di esportazione e di contenere l’inflazione alimentare globale.
####I paesi vicini: Romania, Bulgaria e l’asse verso l’Egeo
La Romania è diventata il perno del transito del grano ucraino. Nel 2023 il porto di Costanza ha toccato il record di 36 milioni di tonnellate di cereali esportati – il 50% in più rispetto al 2022 – di cui circa il 40% (14 milioni di tonnellate) proveniente proprio dal transito ucraino. L’Unione europea ha finanziato nel periodo 2023-2024 progetti infrastrutturali a Costanza per 546,8 milioni di euro, potenziando i collegamenti ferroviari e fluviali. Parallelamente, un gruppo di lavoro congiunto di Romania, Moldova, Ucraina, Stati Uniti e Commissione ha attuato il “Piano d’azione Danubio”, introducendo transito notturno, sistemi di coda elettronici, gestione unificata della navigazione sul canale di Sulina e controlli semplificati nello scalo romeno, garantendo milioni di tonnellate aggiuntive di prodotti agricoli.
Anche la Bulgaria, con il porto di Varna, ha assunto un ruolo rilevante come nodo di collegamento ferroviario e marittimo verso il Mar Nero e il Mediterraneo, specialmente nei momenti di massimo carico su Costanza. L’ex premier bulgaro Nikolaj Denkov ha più volte ribadito la disponibilità a incrementare il transito su rotaia, a condizione che i porti greci assicurino capacità sufficienti.
La Grecia è coinvolta attraverso il progetto “Alexandroupolis – Odessa”, sostenuto da Commissione europea, Ucraina, Romania, Bulgaria e Moldova. L’itinerario stradale e ferroviario via Varna e Costanza consente di trasferire cereali e metalli ucraini direttamente sul Mar Egeo, aggirando il Bosforo, mentre lo scalo di Salonicco viene già impiegato per spedire prodotti agricoli verso Nord Africa e Medio Oriente.
####Il terminal ungherese e lo sbocco adriatico
In prossimità del confine tra Ungheria e Ucraina è stato attivato il più grande terminal container terrestre d’Europa, concepito per aumentare l’afflusso di grano ucraino verso i porti adriatici di Fiume, Spalato, Zara, Capodistria e Trieste, integrando così i flussi commerciali nella rete mediterranea. Rimangono sul tavolo le incognite legate alla tenuta del corridoio e alla capacità di copertura assicurativa, ma il dato di oltre 200 milioni di tonnellate spedite conferma che la rotta ucraina è diventata un’infrastruttura essenziale per la stabilità dei mercati alimentari mondiali.