Addio a don Antonio Mazzi, educatore instancabile e voce per i fragili

31.07.2026 19:15
Addio a don Antonio Mazzi, educatore instancabile e voce per i fragili

Morto Don Antonio Mazzi, una figura fondamentale per la comunità di Exodus

Roma, 31 luglio 2026 – Don Antonio Mazzi ci ha lasciato. Prete appassionato del Vangelo e instancabile educatore, ha saputo stare accanto ai più fragili senza mai perdere la speranza nell’uomo. Interprete vero e profondo dell’attualità e del mondo giovanile, è stato amico sincero della nostra testata e della Famiglia Paolina, con la quale ha condiviso il desiderio di annunciare il ‘Vangelo della strada’ attraverso la comunicazione, riporta Attuale.

Don Mazzi ha attraversato la storia del Paese e della Chiesa con rara libertà e schiettezza, cercando di provocare le coscienze. Il direttore di Famiglia Cristiana, don Stefano Stimamiglio, lo ha rimarcato, dichiarando: “Don Antonio è stato un prete appassionato, capace di leggere la realtà con occhi limpidi, mai timoroso di abitare le periferie più problematiche dell’esistenza. Affidiamo la sua anima all’abbraccio misericordioso del Padre e ci stringiamo con affetto alla comunità di Exodus e a tutti coloro che gli hanno voluto bene. Grazie, don Antonio”.

Cresciuto senza padre e con una madre segnata dalla fatica e dalla malattia, don Antonio ricordava di non aver “mai ricevuto un gesto di tenerezza” e di aver trascorso “Natali e Pasque in collegio perché a casa non si mangiava”. A lungo etichettato come ‘irrecuperabile’ a causa del suo comportamento, ha trasformato questa ferita in vocazione, affermando: “Volevo farmi prete perché sarebbe stato il mio modo di fare il padre per chi non lo aveva”.

Nel 1951, la sua vita subì un cambiamento radicale di fronte ai bambini colpiti dall’alluvione del Polesine. Da quel momento, la sua scelta fu chiara: dedicarsi alle periferie dell’esistenza. Dalla sua opera al Parco Lambro negli anni Settanta fino alla fondazione di Exodus, don Mazzi ha speso la sua vita per gli ultimi, sempre attento alle nuove fragile e alle dipendenze emergenti.

Don Mazzi sapeva come creare un ponte con i ragazzi difficili, vedendo in ciascuno di loro una parte di sé e nelle loro madri in lacrime la propria storia. Ha sempre sollecitato la Chiesa a impegnarsi di più nella carità, preferendo una comunità meno organizzata e più umana. Le sue opinioni chiare e dirette sull’attualità lo portavano spesso all’attenzione dei media. Recentemente, ha commentato con fermezza riguardo alla ‘famiglia nel bosco’: “Li riporterei a casa domani mattina”.

Uomo di speranza più che di fede, don Mazzi non ha mai smesso di lavorare e scrivere pensando ai giovani e al futuro. Tra le sue opere recenti si ricordano “Se grandina a primavera” (2023) e “Voglio ancora cambiare il mondo” (2025).

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