La mancanza di navi statunitensi mette a rischio la protezione di Israele secondo un generale Usa

02.08.2026 16:45
La mancanza di navi statunitensi mette a rischio la protezione di Israele secondo un generale Usa

Allerta a Gerusalemme: possibili attacchi in vista

La tensione a Gerusalemme cresce con le autorità israeliane che hanno ammonito di potenziali attacchi imminenti, riportando con apprensione le previsioni di un «funzionario di alto livello» che ricorda la mancanza di comunicazioni chiare da parte degli Stati Uniti riguardo a un possibile cambio di strategia presidenziale, riporta Attuale.

Nel contesto di un intenso ciclo di scontri che dura da circa venti giorni, le forze israeliane hanno alzato il livello di allerta mentre l’intelligence valuta che i pasdaran siano pronti ad aggredire anche in assenza di intervento diretto da parte di Israele. I notiziari locali, nell’attesa della diminuzione delle temperature che superano i 42 gradi, rivolgono attenzione alle dichiarazioni del Washington Post, il quale riporta che il generale Alexus Grynkewich, comandante delle forze statunitensi in Europa, ha avvisato il Pentagono circa la carenza di navi nel Mediterraneo, insufficienti a proteggere Israele da missili balistici iraniani.

In caso di attacco massiccio, la priorità sarebbe difendere gli interessi americani prima di quelli dello Stato ebraico, secondo le fonti. La situazione si complica ulteriormente dopo che Donald Trump ha deciso di rinviare la sua operazione «Furia Epica II» a causa della mancanza di missili Patriot, fondamentali per proteggere gli alleati nel Medio Oriente. Negli ultimi conflitti, i principali bersagli sono stati i Paesi del Golfo mentre Israele, finora, ha osservato la situazione.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha recentemente incontrato Trump alla Casa Bianca, dichiarando che si è trattato di uno dei migliori incontri avuti, nonostante l’attenzione sia ora rivolta alla crescente incertezza. Questo incontro non è stato un faccia a faccia diretto, coinvolgendo oltre venti funzionari americani, suggerendo un’impostazione più militare. Durante i confronti tra febbraio e aprile, secondo il Washington Post, le forze statunitensi hanno lanciato circa 300 intercettori in risposta a solo 190 missili in arrivo dall’esercito nemico. Israele, peraltro, si affida principalmente al sistema della Cupola di ferro, progettato per distruggere i proiettili a distanze più ravvicinate.

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