Il gruppo “The Steady State” monitora la salute della democrazia americana
Un’inchiesta del Financial Times rivela l’esistenza di un gruppo noto come The Steady State, che dal 2016 esercita un’attenta vigilanza sulla salute della democrazia negli Stati Uniti. Fondato durante il primo mandato di Donald Trump, il gruppo comprende oltre 400 ex funzionari dell’intelligence e della sicurezza nazionale, preoccupati per i rischi di deriva autoritaria. Il loro compito include la supervisione del rispetto delle norme che garantiscono l’equilibrio tra i poteri dello Stato, un’attività ora fondamentale per la salvaguardia della democrazia, riporta Attuale.
Mark Zaid, uno degli avvocati coinvolti, è in una battaglia legale contro la revoca della sua autorizzazione di sicurezza, voluta da Trump in risposta a una lettera firmata da 50 ex funzionari riguardante le vicende legate al laptop di Hunter Biden. Questa operazione è stata etichettata da Zaid come la più vasta dall’epoca della “paura rossa”, sottolineando come la revoca delle autorizzazioni di sicurezza abbia colpito non solo Zaid, ma anche l’intera amministrazione precedente. “I guardrail sono stati tutti rimossi”, ha dichiarato Zaid, avvertendo che “non siamo nemmeno vicini al peggio”.
Paul Kolbe, ex capo della CIA, ha notato cambiamenti preoccupanti negli Stati Uniti, paragonandoli a modelli osservati in altri regimi autoritari. “Modi di comportarsi relativamente comuni nel conquistare e mantenere il potere”, ha spiegato, evidenziando che metà dei membri del gruppo di ex funzionari preferisce rimanere anonima a causa delle paure legate alla propria sicurezza.
Il Financial Times documenta anche l’uso disinvolto di informazioni di intelligence declassificate dalla Casa Bianca, culminato in un discorso di Trump che ha risuscitato accuse di interferenza cinese nel voto del 2020, nonostante rapporti ufficiali avessero già smentito tali affermazioni. La CIA, contattata dal giornale, ha affermato di aver collaborato con una task force sulla trasparenza, tutelando comunque fonti e metodi di intelligence, mentre Liz Lyons, portavoce dell’agenzia, ha minimizzato le accuse come provenienti da ex funzionari la cui credibilità è stata già compromessa.
Gail Helt, specialista di Cina e Taiwan, ha commentato sul desiderio di Trump di essere un personaggio di culto, affermando che “nemmeno Mao si era concesso” una simile ambizione. David Frum, autore dei discorsi di George W. Bush, ha aggiunto che uno Stato di diritto può tollerare una certa corruzione, ma non una cultura dell’impunità, il che rappresenta una questione cruciale in questo contesto.
La Casa Bianca ha respinto le accuse, con il portavoce Davis Ingle che ha dichiarato che Trump sta semplicemente restituendo il potere al popolo americano, sottraendolo a burocrati non eletti. Julia Curlee, ex analista della CIA, ha commentato che il silenzio protegge chi lo sceglie, ma al contempo favorisce chi agisce senza scrupoli.