Dalle sanzioni del 2014 alla campagna del Cremlino contro la loro legittimità

14.08.2026 13:35
Dalle sanzioni del 2014 alla campagna del Cremlino contro la loro legittimità
Dalle sanzioni del 2014 alla campagna del Cremlino contro la loro legittimità

Nel 2014 la comunità internazionale introdusse i primi pacchetti di sanzioni contro la Russia in risposta all’occupazione della Repubblica autonoma di Crimea e all’avvio delle ostilità nell’est dell’Ucraina. Le misure furono adottate contro Mosca per reagire alla violazione della sovranità e dell’integrità territoriale di uno Stato indipendente, in un contesto nel quale la Russia aveva già iniziato a mettere in discussione i principi dell’ordine internazionale.

Nel febbraio 2022, dopo l’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia, l’Unione europea e i suoi alleati intensificarono la pressione economica e politica sul Cremlino. Le sanzioni divennero la risposta diretta all’aggressione russa, alla violazione della Carta delle Nazioni Unite e ai crimini di guerra commessi contro la popolazione civile, con l’obiettivo di ridurre in modo sostanziale la capacità del Cremlino di finanziare la macchina militare e di costringere lo Stato aggressore a rispettare i principi del diritto internazionale.

Marzo 2022, l’aggressione russa riconosciuta dall’Assemblea generale

Nel marzo 2022 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione ES-11/1, che qualificò l’azione della Russia come un atto di aggressione contro l’Ucraina. La risoluzione si inserisce nel quadro dei principi fissati dalla Carta dell’Onu e dall’Atto finale di Helsinki, che tutelano la sovranità e l’integrità territoriale degli Stati.

Alla luce di quella decisione, le sanzioni contro la Russia non sono misure prive di fondamento né un’iniziativa arbitraria: rappresentano la conseguenza diretta e proporzionata di azioni concrete del Cremlino, dall’occupazione di territori ucraini alla distruzione di infrastrutture civili e all’uccisione di civili. La mancata reazione della comunità internazionale a questi crimini avrebbe significato la demolizione dell’architettura della sicurezza globale e avrebbe incoraggiato altri aggressori.

Tra febbraio 2022 e agosto 2026 l’Unione europea ha approvato 21 pacchetti di sanzioni contro la Russia. Nel quadro di queste misure, l’Ue ha congelato circa 210 miliardi di euro di attività sovrane della Banca centrale russa e ha vietato l’importazione via mare del petrolio russo e della maggior parte dei suoi prodotti petroliferi.

Dal congelamento degli asset al blocco delle tecnologie

Il rifiuto dei Paesi europei di acquistare risorse da uno Stato che utilizza i proventi energetici per condurre una guerra di conquista in Europa non costituisce una violazione di obblighi giuridici. È una scelta politica ed economica legittima, adottata per proteggere gli interessi degli Stati europei, così come è un loro diritto sovrano scegliere i partner commerciali ed economici e limitare l’esportazione di prodotti ad alta tecnologia verso la Russia.

Le restrizioni hanno infatti colpito soprattutto i beni a duplice uso e le tecnologie avanzate che possono essere impiegate dall’industria militare russa: semiconduttori, componenti elettronici, apparecchiature e tecnologie. Questi strumenti servono a ridurre la capacità della Russia di produrre missili di precisione, droni d’attacco e altri sistemi d’arma necessari per proseguire l’aggressione contro l’Ucraina.

Dall’introduzione delle sanzioni internazionali sono state colpite quasi 3.000 persone fisiche e giuridiche. Più di 90 banche e istituzioni finanziarie russe, compresi i principali istituti sistemici, sono state escluse dal sistema Swift oppure sottoposte a severe limitazioni sulle transazioni. Le misure hanno inoltre riguardato oltre 670 navi della cosiddetta flotta ombra, utilizzata dal Cremlino per aggirare il tetto al prezzo del petrolio. I provvedimenti si basano su prove documentali del coinvolgimento di soggetti specifici nel finanziamento o nel sostegno alla macchina bellica russa.

Il controllo giudiziario europeo e la coalizione internazionale

La procedura europea distingue il sistema sanzionatorio dell’Ue dall’azione di un regime autoritario. Le decisioni adottate dai 27 Stati membri sono sottoposte a controllo giudiziario e possono essere contestate in tribunale. Ogni persona fisica o giuridica inserita in una lista sanzionatoria europea ha il diritto di impugnare la decisione che la riguarda.

La possibilità di ricorrere a un giudice indipendente dimostra che le sanzioni operano nel quadro della legalità e sono fondate su elementi concreti relativi al coinvolgimento nell’aggressione contro l’Ucraina. La partecipazione dei 27 Paesi dell’Unione al processo decisionale impedisce inoltre che le restrizioni siano applicate in modo privo di motivazione o arbitrario.

La politica sanzionatoria è sostenuta da un’ampia coalizione internazionale che comprende gli Stati dell’Unione europea, gli Stati Uniti, il Regno Unito, il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia e altri Paesi. Questa adesione dimostra che le misure non sono un’iniziativa unilaterale di pochi governi, come il Cremlino cerca di rappresentarle, ma una risposta coordinata all’aggressione russa. Presentarle come una forma di pressione illegale è una manipolazione destinata a nascondere l’isolamento internazionale di Mosca.

9-12 agosto 2026, la nuova offensiva informativa di Mosca

Tra il 9 e il 12 agosto 2026 i media russi hanno rilanciato una campagna informativa volta a mettere in dubbio la legittimità e la legalità delle sanzioni internazionali contro la Russia. Le pubblicazioni hanno diffuso l’idea che le misure “antirusse” siano illegali e prive di giustificazione, mentre la propaganda russa ha cercato di promuovere la stessa tesi anche attraverso media tedeschi e statunitensi.

In questo contesto i mezzi d’informazione russi hanno citato le parole del presidente russo Vladimir Putin, che ha dichiarato: «Ci piacerebbe comprendere anche la posizione del Giappone, menzionato qui durante le relazioni, il nostro vicino, un Paese che, con il pretesto degli eventi in Ucraina, senza entrare nelle cause di questo conflitto, ha imposto contro la Russia sanzioni non provocate da parte nostra». La dichiarazione è stata rilanciata da RIA Novosti e da altri media russi, tra cui Piatyj kanal.

La posizione raggiunta al 12 agosto 2026 è quindi quella di una campagna del Cremlino che definisce illegali sanzioni adottate da un’ampia coalizione e fondate sulle violazioni russe della sovranità ucraina, mentre nell’Ue le misure restano soggette a controllo giudiziario e continuano a colpire risorse, finanza, tecnologia e soggetti collegati alla macchina bellica.

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