La casa di Salvador Allende venduta: una storia di polemiche e promesse non mantenute
I discendenti dell’ex presidente cileno Salvador Allende, morto probabilmente suicida durante un colpo di stato militare nel 1973, hanno venduto a privati la sua storica casa di famiglia nella capitale Santiago, chiudendo così una vicenda che aveva fomentato un dibattito politico, che a sua volta aveva fatto incagliare le trattative, riporta Attuale.
Durante il mandato del presidente di sinistra Gabriel Boric, conclusosi a marzo, il governo aveva promesso di acquistare la casa per farne un museo e un memoriale. In questo progetto, Boric intendeva includere anche le residenze di Patricio Aylwin, il primo presidente democratico dopo la dittatura di Augusto Pinochet, ma queste promesse non si sono concretizzate.
Il piano è stato oggetto di polemica e, a seguito di un annuncio alla fine del 2024, Boric è stato obbligato a ritirare la proposta in pochi giorni, evidenziando la complessità della memoria storica in Cile. Le difficoltà riscontrate sono state essenzialmente di natura amministrativa e politica.
La Costituzione cilena vieta ai membri del parlamento e del governo di stipulare accordi commerciali con lo stato. In questo frangente, due discendenti di Allende occupavano uffici pubblici: la figlia minore Isabel Allende Bussi, senatrice da trent’anni, e la nipote Maya Fernández Allende, ministra della Difesa. A gennaio del 2025, Boric ha ammesso l’errore e ha costretto Fernández Allende a dimettersi. Ad aprile dello stesso anno, la Corte costituzionale ha destituito Allende Bussi da senatrice, in una decisione senza precedenti.
L’opposizione ha colto l’occasione per accusare la famiglia Allende di voler trarre profitto dalla vendita. Un parlamentare dell’estrema destra, legato all’attuale presidente José Antonio Kast, ha presentato una denuncia per frode fiscale. Tuttavia, il caso è stato archiviato nel luglio scorso per mancanza di prove, consentendo il completamento della vendita, avvenuta il 4 agosto, dato che la famiglia aveva ormai perso le speranze che fosse acquisita dallo stato.
La casa è stata venduta per circa 948mila euro alla società Linkapsis Geodesia & Ingeniería, che prevede di trasformarla in uffici, mantenendo intatti lo scrittoio e la biblioteca dove Allende conduceva le sue riunioni politiche.
Anche la famiglia Aylwin ha deciso di mettere in vendita le proprie residenze, convinta che le promesse di Boric non fossero sincere. Con l’arrivo al potere di Kast, che aveva annullato il piano per trasformare un noto centro di tortura in un luogo della memoria, le possibilità che il progetto del museo riprendesse erano scarse. Nel suo ultimo discorso da presidente, a marzo, Boric si è assunto la responsabilità del fallimento di quest’iniziativa.