Il Ritorno di Hong Kong: Ripresa Economica Sotto il Segno della Repressione
Negli ultimi anni, Hong Kong è stata percepita come un luogo da cui fuggire, a causa della crisi economica e sociale provocata dalla repressione del Partito Comunista Cinese. Migliaia di residenti, sia locali che stranieri, hanno cercato alternative altrove, portando le multinazionali a ridurre il proprio personale. L’economia ha subito un crollo e i prezzi delle abitazioni, tra i più alti del mondo, sono scesi. Alcuni esperti hanno addirittura affermato che Hong Kong fosse «finita», riporta Attuale.
Tuttavia, da circa un anno, la situazione ha cominciato a cambiare. Decine di lavoratori stranieri, in particolare nel settore finanziario, stanno tornando in città; i prezzi e l’economia stanno riprendendo slancio, e si parla del «ritorno» di Hong Kong. Tale ripresa, sebbene incoraggiante, non ha portato nuovamente la libertà e la vivacità che la contraddistinguevano prima delle crisi.
Per decenni, Hong Kong ha goduto di un alto grado di autonomia rispetto alla Cina, con libertà di espressione, un sistema giudiziario indipendente e internet libero. Tuttavia, a partire dal 2019, la repressione è aumentata drasticamente, in risposta a grandi proteste per la democrazia, portando alla persecuzione di migliaia di cittadini e all’annullamento di molti diritti precedentemente garantiti. Certo, Hong Kong è formalmente ancora un’entità autonoma, ma nella pratica le distinzioni rispetto alle altre città cinesi si sono ridotte considerevolmente.
Le severe restrizioni legate alla pandemia di COVID-19 hanno ulteriormente aggravato la situazione, spingendo migliaia di professionisti a lasciare la città per alternative più favorevoli come Dubai e Singapore. La ripresa economica di Hong Kong ha iniziato a prendere forma grazie a un afflusso crescente di capitali e professionisti dalla Cina. Nel 2023 e nel 2024, il numero di esperti provenienti dal resto della Cina è quintuplicato, mentre gli investimenti cinesi sono nuovamente aumentati. Aziende cinesi di alto profilo hanno scelto di quotarsi alla borsa di Hong Kong, favorendo la crescita economica della città.
Con il valore dei capitali cinesi in forte crescita, Hong Kong ha recentemente superato la Svizzera come principale centro mondiale per la gestione dei patrimoni all’estero. Questa situazione indica che la quantità di investimenti esteri e l’attrazione di capitali a Hong Kong ha superato quella della Svizzera.
Il governo locale ha avviato iniziative per riattrarre i professionisti stranieri, introducendo significativi tagli fiscali, incluse le tasse sul reddito e sui fondi di investimento, rendendosi così molto competitiva per i professionisti della finanza internazionale. La nuova situazione fiscale è così vantaggiosa che alcuni recruiter americani, come John Tozzi, hanno accettato riduzioni di stipendio pur di trasferirsi a Hong Kong, riconoscendo che l’incentivo economico resta favorevole.
Hong Kong ha anche cercato di migliorare la propria immagine tramite campagne pubblicitarie e social media, enfatizzando le sue attrattive turistiche. Inoltre, la guerra in Medio Oriente ha reso meno attraenti altri centri finanziari, contribuendo a un incremento delle richieste di visti per lavoratori stranieri: nel 2025, sono stati approvati 31.278 nuovi visti, più del doppio rispetto a cinque anni fa, con molte aziende occidentali che sono tornate a inviare manager a Hong Kong.
Nei quartieri popolari tra gli expat, gli affitti hanno iniziato a risalire e nelle scuole internazionali si fa sempre più fatica a trovare posti disponibili. Tuttavia, non bisogna dimenticare che permane la repressiva situazione politica, dove la scena artistica e culturale è risultata impoverita dalla censura. Solo a luglio, cinque persone legate a librerie indipendenti sono state arrestate con l’accusa di vendere libri sovversivi.
Il principale ostacolo alla piena rinascita di Hong Kong è la perdita del suo vantaggio competitivo: il legame con l’economia cinese, unito a garanzie legali e stato di diritto, è stato sostituito da un controllo sempre più stretto da parte del regime. Secondo Stephen Roach, ex capo per l’Asia di Morgan Stanley, ora Hong Kong è «soltanto un’altra grande città cinese». La rinascita della città appare quindi sostenibile solo nella misura in cui il regime cinese continui a supportarla; un cambiamento di politica potrebbe portare a un’altra crisi.