Nel corso della guerra contro l’Ucraina avviata da Vladimir Putin, gli attacchi dei droni ucraini contro le raffinerie russe hanno ridotto la capacità di produzione di benzina e diesel. Le autorità di Mosca hanno dovuto introdurre rigide limitazioni alla vendita di carburante e, mentre la Russia resta uno dei principali fornitori di prodotti petroliferi sul mercato mondiale, hanno iniziato a cercare all’estero i volumi necessari per coprire il deficit interno.
Da luglio la Russia cerca carburante in India e Bielorussia
Dopo la messa fuori uso di alcune delle maggiori raffinerie della parte europea del Paese, le autorità russe hanno negoziato importazioni dall’India. Il carburante viene prodotto a partire da petrolio russo precedentemente esportato in India con un forte sconto: alla raffineria Nayara Energy, partecipata al 49% da Rosneft, il greggio viene trasformato in benzina e diesel e poi rispedito in Russia.
La catena comporta però nuovi costi di trasporto e lavorazione, oltre al problema dell’utilizzo dei ricavi denominati in rupie. Il petrolio, la raffinazione, il trasporto di ritorno e la gestione dei pagamenti riducono così una parte considerevole del margine russo a ogni passaggio.
Le raffinerie indiane hanno accettato di fornire alla Russia circa 100 mila tonnellate di benzina. Parallelamente, Lukoil ha acquistato dal Marocco una partita da 30 mila tonnellate, che sarebbe rimasta anch’essa non scaricata nel porto di Murmansk.
La Bielorussia ha rappresentato l’altro canale di approvvigionamento. Dall’inizio dell’anno, due raffinerie bielorusse hanno spedito in Russia per ferrovia 665 mila tonnellate di benzina, un volume 25 volte superiore a quello dello stesso periodo dell’anno precedente. Nel solo luglio, secondo quanto riferito in precedenza da fonti Reuters, le consegne hanno raggiunto 212 mila tonnellate.
29 luglio: compare la possibilità di vendita alla stazione di Kola
Il 29 luglio è comparsa sulla borsa russa la possibilità tecnica di acquistare la benzina indiana con base di consegna presso la stazione di Kola, sulla ferrovia ottobre, nella regione di Murmansk. L’inserimento non ha però prodotto transazioni: nessuna partita è stata venduta.
Il problema riguarda il prezzo. Il Servizio federale antimonopolio russo, la FAS, e il ministero dell’Energia hanno chiesto agli operatori di commercializzare il carburante importato ai prezzi interni russi, nel tentativo di frenare l’aumento dei prezzi al dettaglio. Gli importatori, invece, sostengono che la logistica dell’operazione renda impossibile accettare quelle quotazioni senza subire perdite miliardarie.
Per portare il carburante dai porti indiani all’Artico russo occorre più di un mese. Durante il viaggio, inoltre, la benzina deve essere trasferita da una nave all’altra. L’aggiramento delle sanzioni internazionali imposte alla Russia per l’aggressione armata contro l’Ucraina e l’uso di rotte commerciali alternative aumentano il costo del trasporto: incidono il noleggio di petroliere disponibili, i premi assicurativi più elevati e le operazioni di trasbordo marittimo occulto.
5-13 agosto: la nave arriva, ma il carburante resta senza acquirente
Secondo i dati riportati da Bloomberg, una petroliera con benzina indiana è arrivata a Murmansk il 5 agosto. Il prodotto, fornito dalla raffineria Nayara Energy, non è stato tuttavia immesso sul mercato. Le compagnie petrolifere importatrici e i potenziali acquirenti non hanno trovato un accordo sul prezzo di realizzo.
Il 13 agosto la benzina standard Ai-92 costava 77,6 mila rubli per tonnellata alla Borsa merci di San Pietroburgo. Gli importatori proponevano invece di acquistare la benzina indiana a 150 mila rubli per tonnellata, circa 111 rubli al litro: quasi il doppio della quotazione interna.
La differenza riflette i costi accumulati lungo la rotta dall’India all’Artico. Secondo le fonti industriali, la stessa partita era stata inizialmente proposta a 130 mila rubli per tonnellata e successivamente a 110 mila, senza però trovare un compratore disposto a sostenerne il costo e a rivendere il prodotto ai prezzi imposti in Russia.
Il confronto con le forniture bielorusse conferma la pressione sui prezzi. La benzina Ai-92 proveniente dalla Bielorussia costa in Russia circa 140-142 mila rubli per tonnellata, mentre per l’Ai-95 il prezzo arriva a 180 mila rubli, pari a circa 135 rubli al litro.
16 agosto: la benzina indiana è ancora bloccata a Murmansk
Il 16 agosto i media hanno riferito, sulla base dei dati di InfoTEK e di fonti del settore, che la benzina indiana era ancora ferma sulle navi nel porto di Murmansk. Il carburante non veniva scaricato perché le compagnie petrolifere non riuscivano a concordare il prezzo di vendita: le partite acquistate a luglio per coprire il deficit interno non erano quindi arrivate né alle stazioni di servizio né al mercato all’ingrosso. La ricostruzione è riportata anche in questa segnalazione sul blocco delle forniture.
Il mancato scarico prolunga le perdite degli importatori. Alle spese di acquisto e trasporto si aggiungono infatti i costi di demurrage, cioè le somme dovute per il tempo extra in cui le navi restano ferme oltre i termini previsti. Il carburante, già acquistato a costi molto superiori a quelli interni, diventa così ancora meno conveniente da immettere sul mercato russo.
La vicenda mette in evidenza il carattere pragmatico dei rapporti economici di Mosca con India e Bielorussia. Nonostante le dichiarazioni sull’alleanza strategica e sulla cooperazione reciproca, né i produttori indiani, compreso uno stabilimento con capitale russo, né i fornitori bielorussi sono disposti a vendere in perdita o a sacrificare il proprio interesse commerciale per risolvere il deficit russo.
La riduzione della capacità delle raffinerie, provocata dagli attacchi sistematici dei droni ucraini, e il rifiuto degli importatori di operare ai prezzi artificialmente bassi richiesti dalle autorità esercitano una pressione crescente sui distributori. Le restrizioni amministrative possono contenere temporaneamente la disponibilità, ma non eliminano i costi reali delle forniture.
La posizione attuale è quindi quella di un mercato russo sostenuto da importazioni costose e ancora parzialmente inutilizzate: il 16 agosto la benzina indiana restava a bordo delle petroliere a Murmansk, mentre le partite dal Marocco risultavano anch’esse non scaricate e le autorità cercavano di mantenere i prezzi interni sotto il livello necessario a rendere redditizie le importazioni.