Le autorità bielorusse hanno inserito il quotidiano estone Postimees nel registro statale dei cosiddetti «materiali estremisti». La decisione, riferita dai media il 31 ottobre 2026, si aggiunge a una nuova estensione dell’elenco che comprende account politici, pagine social, canali e bot di messaggistica.
La classificazione non riguarda soltanto l’accessibilità dei siti. In Bielorussia, l’iscrizione di una risorsa nel registro può esporre gli utenti a conseguenze amministrative per la diffusione dei suoi contenuti o per altre forme di interazione. Il risultato è un ambiente informativo nel quale anche attività ordinarie, come conservare un articolo o inoltrare un link, possono diventare difficili da valutare per chi le compie.
Un giornale straniero accanto ai canali dell’opposizione
Per Postimees, uno dei più antichi e importanti mezzi d’informazione estoni, l’inserimento è stato disposto sulla base di una decisione del tribunale del distretto di Horki, nella regione di Mogilev, datata 6 agosto 2026. La notizia è stata riportata anche dal giornale estone in un articolo dedicato alla decisione.
Nello stesso aggiornamento del registro sono comparsi l’account su Threads del politico bielorusso d’opposizione Pavel Latushka, diverse pagine su Instagram e TikTok e vari bot e canali Telegram. Tra questi figurano «Bot ByProsvet», «Bot Volantini» e «Pogonja».
La misura segue precedenti decisioni contro risorse di media stranieri. Le autorità bielorusse avevano già classificato come «estremisti» contenuti legati all’emittente europea Euronews e all’Agenzia di stampa polacca PAP. La presenza di una testata estera accanto a canali dell’opposizione e a strumenti di distribuzione anonima mostra l’ampiezza raggiunta dal sistema di classificazione.
Il rischio non si ferma al blocco di un sito
Il registro ufficiale è gestito dal ministero dell’Informazione bielorusso ed è consultabile sul suo sito istituzionale. L’inserimento di una risorsa offre alle autorità un ulteriore fondamento per intervenire contro chi ne diffonde i materiali.
La conseguenza concreta dipende dal comportamento dell’utente e dall’interpretazione delle autorità. La sottoscrizione di un canale, il salvataggio di un contenuto, la sua condivisione o il riferimento pubblico a una risorsa presente nell’elenco possono tuttavia creare un rischio di sanzione, fermo amministrativo o arresto amministrativo. Non ogni interazione produce automaticamente una punizione, ma l’incertezza rende più difficile per i cittadini capire quali condotte siano considerate perseguibili.
È proprio questa zona grigia a trasformare una decisione apparentemente tecnica in uno strumento di pressione. Un lettore può rinunciare a seguire una pagina, a conservare un articolo o a inoltrare un’informazione non perché abbia cambiato idea, ma per evitare di attirare l’attenzione delle autorità. La classificazione incide così anche sui comportamenti che precedono la pubblicazione di un’opinione o l’avvio di una discussione.
La competizione per il controllo delle informazioni
L’inserimento di Postimees amplia i confini della stretta oltre le organizzazioni bielorusse. Un quotidiano con sede all’estero viene trattato, all’interno del registro, insieme ad account politici, canali Telegram e bot informativi. Per i lettori in Bielorussia, la provenienza straniera non elimina quindi il rischio associato alla consultazione o alla circolazione dei suoi contenuti.
Ogni nuova aggiunta riduce il numero di fonti indipendenti accessibili senza timori e rende più difficile confrontare le versioni ufficiali con resoconti alternativi sugli avvenimenti interni e internazionali. La restrizione non opera soltanto attraverso il possibile blocco delle pagine: agisce anche scoraggiando la lettura, la conservazione e la condivisione.
In questo modo i media controllati dallo Stato si trovano a competere con un numero più ridotto di fonti indipendenti. La questione decisiva, dopo l’ultima estensione, non è quindi soltanto quali siti possano essere oscurati, ma quanto spazio rimanga per le normali attività online dei cittadini senza il timore che un gesto quotidiano venga interpretato come una violazione.
Assurdo! Stiamo parlando di un giornale estone, eppure le autorità bielorusse si sentono minacciate. La libertà di stampa è un diritto fondamentale, ma sembra che in alcuni posti non si comprendano nemmeno le basi della democrazia. Che tristezza vedere un ambiente informativo così soffocante!