Brexit: Londra propone sconto sulle tasse universitarie in cambio di accesso al “Made in Europe”
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
LONDRA – Il governo britannico ha messo sul tavolo una proposta che prevede uno sconto sulle tasse universitarie per gli studenti europei, ma chiede in cambio di essere incluso nel programma “Made in Europe”, il piano protezionista dell’Unione Europea teso a tutelare le proprie industrie dalla concorrenza cinese, riporta Attuale.
Questa è la base della trattativa in vista del vertice euro-britannico del 20 novembre che si terrà a Bruxelles. Durante l’incontro, i leader principali cercheranno di rilanciare le relazioni tra Gran Bretagna e UE post-Brexit, mirano a concludere accordi in vari settori, dall’agroalimentare alle emissioni, fino alla mobilità giovanile.
Tuttavia, il più grande ostacolo sembra essere quello relativo alle tasse universitarie. Dopo la Brexit, gli studenti europei sono stati equiparati a quelli internazionali, costringendoli a pagare rette significativamente più alte rispetto a quelle degli studenti britannici. Bruxelles sta chiedendo di tornare alle tariffe pre-Brexit, ma Londra si era opposta; ora potrebbe esserci un’apertura, utilizzando questa questione come strumento di scambio in merito al “Made in Europe”.
Il dibattito sulle rettifiche scolastiche è molto sentito in Europa. Si stanno valutando diverse opzioni, dallo sconto parziale a un’equiparazione totale con le tariffe per i britannici, che si stima potrebbe costare al sistema universitario del Regno Unito oltre mezzo miliardo di sterline all’anno. Il governo ha promesso che coprirà la differenza, ma ci si interroga sulla popolarità di utilizzare i soldi dei contribuenti britannici per finanziare gli studenti europei.
Rimane irrisolta anche la questione della mobilità giovanile. Le attuali proposte prevedono la possibilità per i giovani europei sotto i 30 anni di lavorare e studiare liberamente in Gran Bretagna; l’UE spingeva per 150.000 ingressi annui, mentre Londra ha risposto con una proposta di 50.000. Un compromesso da 80.000 ingressi sembra più fattibile, ma è un tema delicato politicamente, poiché molti britannici vedono la mobilità giovanile come un potenziale ritorno a una libertà di circolazione che potrebbe generare flussi migratori incontrollati.
Fonti diplomatiche europee a Londra anticipano che le negoziazioni continueranno fino alla vigilia del summit del 19 novembre. Sottolineano che questo incontro non deve essere visto come un obiettivo finale, ma come un passo in un processo più ampio, il che significa che alcune questioni potrebbero essere rinviate a futuri confronti.
Questa trattativa si inserisce nella strategia a lungo termine di Andy Burnham, primo ministro britannico, che sta cercando di riavvicinare il Regno Unito all’Europa, non escludendo nemmeno il possibile ritorno nell’UE. Durante il vertice, il primo ministro presenterà vari scenari, dalla riedizione dell’unione doganale al reintegro nel mercato unico, fino a una vera e propria riapertura dei rapporti con l’Unione Europea. Tuttavia, tali prospettive hanno generato divisioni all’interno del governo, con resistenze da parte di importanti ministri.
Anche il Partito Laburista è spaccato, con una netta maggioranza favorevole all’Europa che si scontra con le preoccupazioni dei rappresentanti delle regioni operaie del Nord, che dieci anni fa votarono a favore della Brexit. Fonti europee confermano che l’UE avvierà trattative per il ritorno della Gran Bretagna solo quando ci sarà un “consenso solido” in tal senso, un obiettivo che resta ancora incerto.