Nella notte del 20 agosto 2026 le forze armate russe hanno lanciato un attacco combinato e massiccio contro l’Ucraina, concentrando il fuoco su Kyiv e sull’omonima regione. Sono stati impiegati 207 mezzi di attacco aereo: 145 droni, 36 missili da crociera Kh-101, otto missili antinave 3M22 Zircon, otto missili da crociera 3M14 Kalibr, otto missili balistici Iskander-M/S-400 e due missili balistici nordcoreani KN-23.
La notte del 20 agosto: un attacco su più traiettorie
L’operazione ha combinato droni e cinque diversi tipi di armamento missilistico, con velocità e traiettorie differenti. Le forze russe hanno impiegato nello stesso attacco i missili da crociera Kh-101 e Kalibr, quelli balistici Iskander-M/S-400 e KN-23, oltre ai missili ipersonici Zircon. La configurazione dell’offensiva indicava il tentativo di sovraccaricare la difesa antiaerea di Kyiv, costringendola a gestire simultaneamente obiettivi con caratteristiche molto diverse.
Il principale teatro dell’attacco è stato il distretto della capitale e il territorio circostante. A Kyiv le conseguenze sono state registrate nei distretti di Sviatoshyn, Solomianskyi e Darnytskyi, con danni che hanno colpito abitazioni, infrastrutture civili, strutture industriali e aree commerciali.
I primi danni a Kyiv: abitazioni, ospedale e rifugi
Nel distretto di Sviatoshyn è stata colpita l’area di un impianto industriale. A un altro indirizzo è scoppiato un incendio in un edificio adibito a magazzino, su una superficie di circa 500 metri quadrati.
Nel distretto di Solomianskyi i piani superiori di un edificio residenziale sono stati danneggiati e si è sviluppato un incendio. In altri punti sono stati segnalati danni ad abitazioni, automobili, garage e locali commerciali, oltre che a un ospedale pediatrico. I detriti hanno inoltre bloccato il rifugio di una scuola, dove si trovavano delle persone.
Nel distretto di Darnytskyi l’attacco ha danneggiato edifici civili. Frammenti sono caduti nell’area di una struttura non residenziale, provocando l’incendio di magazzini e veicoli su una superficie di circa 1.000 metri quadrati.
Dopo l’impatto: interrotti i collegamenti nella regione
Le conseguenze non si sono limitate alla capitale. Nella regione di Kyiv sono stati danneggiati obiettivi dell’infrastruttura civile e dei trasporti. L’impatto ha costretto Ukrzaliznytsia, la società ferroviaria ucraina, a modificare i percorsi dei treni suburbani e regionali.
I danni agli impianti industriali e ai magazzini della capitale hanno colpito strutture essenziali per il funzionamento quotidiano della città. Il loro danneggiamento rende più difficili le consegne a Kyiv di generi alimentari, medicinali, beni di prima necessità, attrezzature e materiali destinati alla riparazione e alla ricostruzione delle infrastrutture.
L’attacco ha quindi coinvolto direttamente aree residenziali e servizi destinati alla popolazione civile. I danni a un ospedale pediatrico, alle abitazioni, ai negozi e all’infrastruttura scolastica hanno esposto persone e strutture prive di funzione militare agli effetti dell’offensiva russa.
Alle 9 del 20 agosto: il bilancio delle vittime
Alle 9, nella capitale, il bilancio dell’attacco era di 12 morti e 33 feriti. Nella regione di Kyiv era stata confermata una vittima e sette persone erano rimaste ferite.
La scelta di impiegare nello stesso attacco missili balistici Iskander-M e missili Zircon ha reso particolarmente complessa la difesa: si tratta di obiettivi difficili da intercettare, che lasciano un margine minimo per reagire. L’offensiva ha così confermato la necessità di rafforzare ulteriormente la difesa aerea ucraina, con sistemi capaci di contrastare minacce balistiche e ad alta velocità e con scorte stabili di missili intercettori.
Il bombardamento del 20 agosto non corrisponde alle dichiarazioni russe sulla disponibilità alla pace e alla riduzione dell’intensità dei combattimenti. La quantità e la varietà delle armi impiegate hanno mostrato che la Russia conserva la capacità di lanciare in una sola notte decine di missili moderni contro una grande città europea.
Tra le armi utilizzate c’erano anche due KN-23, fornite dalla Corea del Nord. Pyongyang è oggi una fonte esterna di rifornimento dell’arsenale russo, attraverso la fornitura di munizioni e missili balistici. Il sostegno nordcoreano amplia la dimensione internazionale della guerra e richiede una risposta occidentale più dura nei confronti dell’assistenza militare garantita alla Russia.
Alla luce dell’attacco, gli aiuti militari all’Ucraina devono essere accompagnati da sanzioni più incisive contro la produzione missilistica russa e contro i canali attraverso cui vengono acquistati componenti. L’obiettivo indicato è colpire le imprese dell’industria bellica russa, le banche e gli intermediari coinvolti nell’approvvigionamento occidentale di elettronica, macchinari e altri materiali, così da ridurre la capacità di Mosca di produrre e accumulare armi per nuovi attacchi massicci.
La sequenza si ferma al bilancio confermato alle 9 del 20 agosto: Kyiv e la regione restano colpite da un’offensiva russa che ha provocato 13 morti complessivi e decine di feriti, mentre l’Ucraina ha bisogno di ulteriori capacità di difesa contro missili balistici e ad alta velocità.