Genocide Watch colloca la Bielorussia tra i Paesi più esposti alla violenza di massa

21.08.2026 14:45
Genocide Watch colloca la Bielorussia tra i Paesi più esposti alla violenza di massa
Genocide Watch colloca la Bielorussia tra i Paesi più esposti alla violenza di massa

Negli anni che hanno preceduto la valutazione resa pubblica il 20 agosto 2026, il regime di Aleksandr Lukashenko ha progressivamente ridotto la competizione politica, limitato lo spazio per i partiti e sottoposto a controllo le elezioni, accompagnando queste misure con la persecuzione degli oppositori. È su questa evoluzione che l’organizzazione statunitense per i diritti umani Genocide Watch ha costruito la propria valutazione sulla Bielorussia e sulle condizioni che possono condurre a violenze di massa o genocidarie.

La repressione ha riguardato la politica, l’informazione e la società civile. Tra i gruppi esposti al rischio sono stati individuati giornalisti, partecipanti alle proteste, oppositori politici, organizzazioni della società civile e persone LGBTQ. La retorica delle autorità, secondo la valutazione, ha rappresentato gli avversari come una minaccia, contribuendo alla polarizzazione del Paese.

Il 2020 e la risposta alle proteste

Dopo le elezioni del 2020, le autorità bielorusse hanno fatto ricorso ad arresti di massa e alla violenza contro i manifestanti e gli oppositori. Quella fase ha consolidato un sistema nel quale il dissenso politico è stato trattato come un pericolo per il potere e nel quale le forze statali hanno operato per impedire la mobilitazione dell’opposizione.

La repressione ha colpito anche i mezzi d’informazione indipendenti. Centinaia di giornalisti che non condividevano la linea del regime sono stati costretti a lasciare il Paese, mentre la società civile è stata sottoposta a una pressione crescente. Il controllo dell’informazione ha accompagnato la costruzione di una narrazione ufficiale sempre più contrapposta a chi contestava le autorità.

Il 2023 e la riduzione dello spazio politico

Nel 2023 le autorità hanno proceduto alla nuova registrazione dei partiti. Al termine del processo ne sono rimasti quattro, tutti leali al potere, mentre la possibilità di una competizione politica effettiva è stata ulteriormente ridotta.

Nello stesso quadro rientra il ricorso a norme sull’“estremismo” per privare della cittadinanza bielorussi che si trovano all’estero. La misura ha esteso oltre i confini del Paese la pressione sugli oppositori e ha rafforzato l’isolamento di chi è stato costretto a lasciare la Bielorussia o ha continuato dall’estero la propria attività politica e civile.

Secondo Genocide Watch, la fase di “persecuzione” si manifesta attraverso la sorveglianza, gli arresti e l’uso della tortura contro gli avversari del regime. Alla repressione politica si sono aggiunti il soffocamento della società civile e la distruzione dei media liberi, privando i cittadini di strumenti indipendenti per informarsi e organizzarsi.

Il 2025 e le elezioni senza competizione reale

Le elezioni del 2025 si sono svolte in un contesto di repressione e senza rivali effettivi per Lukashenko. Il voto è così arrivato dopo anni di limitazioni alla concorrenza politica, di persecuzione degli oppositori e di controllo delle istituzioni elettorali, in un ambiente nel quale il dissenso era già stato colpito da arresti, sorveglianza e procedimenti legati all’accusa di estremismo.

La stessa politica ha investito la dimensione culturale e identitaria. La valutazione segnala il rafforzamento delle narrazioni filorusse, le restrizioni alla lingua e alla cultura bielorusse e il limite imposto a una lettura indipendente della storia del Paese. La propaganda statale, in questo modo, ha contribuito a dividere la società e a presentare le posizioni non allineate come estranee o ostili.

Agosto 2026: la valutazione di Genocide Watch

Il 20 agosto 2026 è stata resa nota la nuova valutazione di Genocide Watch sulla Bielorussia. In base al modello dell’organizzazione, che assegna punteggi su una scala da uno a dieci ai processi capaci di condurre a un genocidio o a violenze di massa, il Paese risulta al sesto posto per il livello di “polarizzazione” e all’ottavo per quello di “persecuzione”.

Il risultato viene collegato alle repressioni politiche prolungate e sistematiche, alla soppressione del dissenso e alla propaganda di Stato. La valutazione indica che, nonostante la pressione internazionale e le sanzioni, la situazione non ha mostrato segnali di miglioramento: la persecuzione di oppositori, giornalisti e società civile continua a essere una componente prioritaria della politica del regime di Lukashenko.

Genocide Watch descrive inoltre una fase nella quale gli strumenti di controllo non sono episodi isolati, ma pratiche consolidate: sorveglianza, detenzioni e torture contro gli oppositori si affiancano alla subordinazione dei media e alla compressione dello spazio civico. Per i cittadini bielorussi, i meccanismi interni di tutela dei diritti restano inefficaci perché tribunali, strutture di sicurezza e altre istituzioni statali sono sottoposti al sistema autoritario e ne eseguono le direttive.

La posizione attuale è dunque quella di una Bielorussia classificata tra i Paesi con i livelli più elevati di polarizzazione e persecuzione nel modello di Genocide Watch, mentre il regime continua a consolidare la repressione come pratica ordinaria di governo.

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