Crisi della Lega: l’analisi del politologo Paolo Feltrin
La Lega, guidata da Matteo Salvini, sta affrontando profonda crisi interna secondo il professor Paolo Feltrin, politologo dell’Università di Trieste e esperto di tendenze elettorali. La situazione del partito, storicamente radicato nel nord Italia, si è deteriorata, con i recenti sondaggi che mostrano un supporto attorno al 5%. Questo fenomeno, evidenziato da Feltrin, si manifesta in un contesto in cui il partito rischia di tornare a essere rilevante solo nel settentrione, escludendo il resto della nazione, riporta Attuale.
Nel corso della sua storia, la Lega ha attraversato periodi altalenanti. Nel 2001, il partito ottenne solo il 3,9%, salendo a un modesto 4,1% nel 2013, con quasi tutti i voti provenienti dal nord Italia. La chiave del problema, secondo Feltrin, è il limite della Lega Nord nel XXI secolo: nonostante una solida base nel settentrione, non riesce a superare una soglia critica di voti.
Salvini, consapevole della stagnazione del partito, ha intrapreso una strategia mirata a espandere la sua base elettorale. Da un partito esclusivamente nordista, ha cercato di trasformarlo in una forza nazionale, spostando l’attenzione verso un’alleanza con l’estrema destra. Questo cambio ha portato a un successo nel 2018, con il 17% dei voti, ma ha anche ridotto la percentuale di sostenitori del nord al 69%.
Feltrin nota che, nonostante la Lega abbia raggiunto il 34% alle europee del 2019, l’accaduto al Papeete e la conseguente rottura col governo Conte I segnarono l’inizio di un declino. Nel 2022, il partito ha riportato l’8,8% dei voti, segnando un chiaro segnale di difficoltà e di una spirale discendente per Salvini.
Un punto cruciale è rappresentato dalla frattura tra gli amministratori nordisti e la leadership centromeridionale. Feltrin osserva come, con la Lega attualmente al 5%, il ritorno a una visione nordista e autonomista porterebbe a un grave rischio di non superare la soglia di sbarramento. La necessità di un’azione decisiva per uscire da questa stagnazione è evidente, ma la concorrenza da parte di forze come Fratelli d’Italia e Vannacci complica la situazione.
Per superare le attuali difficoltà, Feltrin suggerisce che la Lega dovrebbe considerare una ristrutturazione della propria identità politica, orientandosi verso un partito dei ceti produttivi piuttosto che rimanere ancorata a idee autonomiste ormai anacronistiche. Tuttavia, questo richiederebbe una radicale revisione delle posizioni mantenute negli ultimi 30 anni, un compito arduo in un contesto politico che richiede una certa coerenza.
La frustrazione delle basi del partito sembra crescere, ma Feltrin avverte che è difficile tradurre stati d’animo in azione politica concreta. La mancanza di alternative valide al capitano Salvini lascia il partito in una posizione precaria, senza una chiara visione o programma per il futuro dell’Italia.
Ma dai, la Lega a questo punto sembra davvero in crisi nera… poveri Salvini e compagni, sono messi male. Non si capisce più nulla, vogliono tornare ai vecchi tempi del nord, ma così rischiano grosso. E poi, i Fratelli d’Italia che sono alle calcagna? Aiuto, che casino!!!