La professoressa italiana a Betlemme: resistenza non violenta contro le aggressioni israeliane

21.08.2026 06:15
La professoressa italiana a Betlemme: resistenza non violenta contro le aggressioni israeliane

Resistenza non violenta a Betlemme: la storia della Tenda delle Nazioni

L’ultimo avamposto palestinese sulle colline di Betlemme è la Tenda delle Nazioni, una struttura attiva dove Daud Nassar, palestinese cristiano, accoglie volontari da tutto il mondo nella sua lotta per la resistenza non violenta contro i raid sempre più brutali dei coloni israeliani. Nonostante un documento che attesta la proprietà del terreno risalente al 1916, Nassar sa che questo non basterà a fermare le violazioni. L’area è segnata da una crescente presenza di insediamenti israeliani, che enfatizzano il problema degli espropri in corso da decenni. Un taxi giallo sale la collina, dove un anno fa i coloni avevano ostacolato il passaggio gettando rifiuti, mentre ora una barriera rossa ha reso l’accesso ancora più difficile, aumentando il tempo di percorrenza da Betlemme a circa trenta chilometri, riporta Attuale.

Gloria Ghetti, docente di storia e filosofia al Liceo Torricelli-Ballardini di Faenza, ha visitato di nuovo la Cisgiordania tra luglio e agosto insieme alle volontarie Giorgia, Lucia e Margherita. “Se non fosse stata per la nostra comunità d’intenti, probabilmente non sarei andata,” ha dichiarato. “È un viaggio che abbiamo costruito e vissuto insieme.”

Ghetti descrive una situazione in cui i controlli ai posti di blocco, sia fissi che mobili, contribuiscono ad allungare i tempi di viaggio. I militari, pronti all’azione, possono bloccare i palestinesi per ore, se non giorni. “Il nostro tempo è spazzatura,” ha commentato una giovane architetta locale. Sulle alture da Betlemme a Hebron, ha notato giovani vestiti da pastori: “Le loro pecore, ruminando la corteccia degli ulivi, causano il loro deterioramento, e presto viene piantata una bandiera israeliana al loro posto.”

La docente ha anche riflettuto sulla resilienza del popolo palestinese: “È un popolo che non si fa piegare facilmente, con radici che desiderano rimanere salde, nonostante le limitazioni e gli abusi.”

Ghetti sottolinea l’importanza del volontariato internazionale: “Servono sempre nuove mani, perché la terra non può rimanere incolta, altrimenti viene requisita dallo Stato.” Prima della Tenda delle Nazioni, ha insegnato italiano a donne nel centro giovanile di Nablus, dove, pochi giorni prima della partenza dall’Italia, ha appreso della morte di quattro palestinesi. Confidando nel suggerimento di un contatto locale, ha deciso di procedere: “La vita continua e anche il summer camp,” ha affermato.

La docente ha anche visitato campi profughi, compreso l’Aida Camp, accolto dai sorrisi dei bambini: “Mi sono vergognata di vedere una situazione così ingiusta, un luogo che non dovrebbe esistere.” La sua esperienza in Cisgiordania ha evidenziato la possibilità di diventare volontario e rompere la narrazione di impotenza.

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