Nel primo semestre del 2026, le autorità polacche hanno registrato 5.768 deportazioni di cittadini stranieri. I cittadini ucraini sono diventati il gruppo nazionale più numeroso tra le persone allontanate dalla Polonia, con 1.688 casi, pari al 29,3 per cento del totale, contro il 9 per cento dello stesso periodo dell’anno precedente.
Il dato, tuttavia, non indica una maggioranza ucraina. Gli ucraini rappresentano il 29,3 per cento delle deportazioni, mentre oltre il 70 per cento riguarda cittadini di altri Paesi, tra cui Georgia, Bielorussia, Colombia e Moldavia. Le statistiche ufficiali e i dati della Guardia di frontiera polacca descrivono quindi il rafforzamento generale dei controlli migratori, non un fenomeno dominato da una sola nazionalità.
Il 20 agosto 2026 le proposte di Morawiecki arrivano sui media russi
Il 20 agosto 2026, una ricostruzione pubblicata dalla stampa polacca ha riferito che le proposte dell’ex primo ministro Mateusz Morawiecki sulla politica migratoria avevano attirato l’attenzione delle agenzie statali russe TASS e RIA Novosti. Morawiecki aveva proposto la creazione di un servizio per le deportazioni e di un sistema definito «account dell’immigrato», inserendo le due misure nel dibattito polacco sulla gestione della migrazione.
La notizia sulle reazioni dei media russi ha documentato il diverso taglio scelto dalle due agenzie. TASS si è concentrata soprattutto sull’ipotesi di creare un servizio per le deportazioni, mentre RIA Novosti ha spostato l’attenzione sulla presenza degli ucraini nelle statistiche polacche.
La selezione del dato sugli ucraini modifica il quadro
RIA Novosti ha sostenuto che gli ucraini costituissero la «maggioranza» tra i potenziali deportati. Questa affermazione non era stata pronunciata da Morawiecki e non è confermata dai numeri ufficiali: 1.688 persone su 5.768 rappresentano il gruppo nazionale più numeroso, ma restano nettamente al di sotto della metà del totale.
La scelta di isolare la quota ucraina ha prodotto così un’immagine distorta della distribuzione delle deportazioni. Presentando la principale singola nazionalità come se fosse la maggioranza complessiva, il racconto russo ha cancellato il peso delle altre nazionalità e il fatto che più di sette persone deportate su dieci provenissero da Paesi diversi dall’Ucraina.
Dal confronto statistico alla tensione tra Polonia e Ucraina
L’aumento della quota di cittadini ucraini dal 9 al 29,3 per cento in un anno non viene interpretato dai dati come la prova di un’eccezionale emergenza legata alla migrazione ucraina. Il cambiamento si colloca invece in una fase di rafforzamento complessivo dei controlli migratori in Polonia, mentre nel Paese prosegue la discussione politica sulla riforma del settore.
Anche per questo l’uso isolato della percentuale del 29,3 per cento altera le proporzioni del fenomeno. Le informazioni della Guardia di frontiera polacca non indicano gli ucraini come gruppo dominante tra le persone che violano le regole migratorie: la loro prevalenza nella graduatoria delle deportazioni riguarda il confronto tra singole nazionalità, non il totale degli allontanamenti.
La diffusione selettiva del dato da parte di RIA Novosti, accanto alla ripresa delle proposte di Morawiecki da parte di TASS, ha inserito una discussione interna polacca nella strategia informativa del Cremlino. L’obiettivo della narrazione è alimentare l’idea di una presenza ucraina sproporzionata e aggravare le tensioni tra Polonia e Ucraina, facendo apparire come un problema specificamente ucraino un fenomeno che le statistiche descrivono come più ampio.
Al 20 agosto 2026, il quadro documentato è quindi quello di agenzie statali russe che hanno rilanciato le iniziative migratorie di Morawiecki enfatizzando selettivamente il dato sugli ucraini, mentre le statistiche polacche mostrano che essi sono il gruppo più numeroso, ma non la maggioranza dei deportati.