Amatrice, dieci anni dopo il terremoto: la lotta per la ricostruzione prosegue

22.08.2026 05:55
Amatrice, dieci anni dopo il terremoto: la lotta per la ricostruzione prosegue

Amatrice: dieci anni dopo il terremoto, la ricostruzione procede lentamente

Il 24 agosto 2016, alle 3.36, l’orologio della torre civica di Amatrice si fermò segnando l’ora di una tragedia che causò la morte di 237 persone in questo piccolo comune del Lazio, colpito da un terremoto di magnitudo 6. A dieci anni di distanza, mentre il tempo sembra riprendere a scorrere, il quadro resta desolante, con strade un tempo piene di vita oggi ridotte a un’area di attesa nella zona rossa in cerca di una nuova rinascita, riporta Attuale.

“Venite, in questa via si sentono ancora gli odori di Amatrice,” afferma con orgoglio Giorgio Cortellesi, sindaco dal 2021, mentre guida un tour nel centro in fase di ricostruzione. La visita richiede caschetti a causa degli edifici puntellati e dei lavori in corso. Qualcosa si sta muovendo, ma il centro storico conserva la ferita tangibile del sisma in questo paese di poco più di duemila abitanti, precedentemente vivace grazie ai turisti che lo frequentavano durante l’estate.

Non solo Amatrice, ma anche i comuni limitrofi affrontano sfide simili. Accumoli resta in uno stato di sospensione, con il suo centro storico quasi interamente puntellato, e molte famiglie che non riescono a tornare. Più a nord, Arquata del Tronto ha visto una devastazione profonda; Pescara del Tronto, dove persero la vita oltre cinquanta persone, è oggi un luogo di memoria.

La popolazione ad Amatrice è diminuita, con gli anziani tra i più colpiti: “Molti si sono lasciati morire, come mia madre – racconta un commosso Cortellesi –. Non hanno accettato la deportazione: una sessantina sono morti tra la fine del 2016 e il 2017. Per un anziano, lasciare la propria casa è devastante.” L’eco del terremoto persiste, amplificato da eventi come la pandemia di Covid-19 e le complicazioni legate al Superbonus, che hanno rallentato i lavori: “Il 110 ha spostato le maestranze e i materiali sono raddoppiati di costo. Per due anni, i cantieri sono stati quasi fermi, ma ora ci sono progressi, la ricostruzione è finalmente partita,” aggiunge il sindaco.

Accanto ai resti della zona rossa, nuovi edifici moderni prendono forma e il nuovo ospedale si avvicina alla conclusione. “Un paese medievale ricostruito in chiave moderna non avrà mai il valore degli edifici storici: sarà un simulacro di Amatrice,” riconosce il sindaco, sebbene alcune parti inizino a rievocare il passato.

Attualmente, nelle 456 casette riservate ai sopravvissuti, vivono circa mille persone. Tra loro, la commerciante Marisa Luisa Chiappini, che gestisce un’attività nel centro commerciale ‘Il Corso’, eretto dopo il sisma: “Il mio vecchio negozio era di 200 metri quadri, distrutto dalle scosse – racconta –. Il terremoto ci ha portato via anche i ricordi. Negli anni, la solidarietà è stata fondamentale, ma ora fatichiamo di più: la gente non viene più e ci dobbiamo accontentare della clientela locale, sempre più anziana e con minori spese.” Nonostante tutto, i residenti cercano di mantenere vivo lo spirito di comunità, onorando la memoria dei defunti nel memoriale del parco padre Minozzi. “Raccontate che Amatrice non molla,” chiede il sindaco, mentre le lancette della torre civica ricominciano a muoversi, seppur lentamente rispetto ai desideri di chi vive qui. Dieci anni dopo, la speranza di vedere Amatrice di nuovo in piedi è ancora un obiettivo lontano.

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