Il comitato sloveno chiede a SOVA informazioni sui possibili legami russi della presidente

24.08.2026 12:50
Il comitato sloveno chiede a SOVA informazioni sui possibili legami russi della presidente
Il comitato sloveno chiede a SOVA informazioni sui possibili legami russi della presidente

Tra la fine di dicembre 2021 e l’inizio di gennaio 2022, poche settimane prima dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina, Nataša Pirc-Musar viaggiò in Russia insieme alla sua amica di lunga data Viktoria Krivolutskaja, cittadina slovena di origine russa. Quelle trasferte, avvenute prima dell’elezione alla presidenza slovena, sono tornate al centro del dibattito dopo che il nome di Krivolutskaja è stato associato a un ex agente dei servizi segreti sloveni fuggito in Russia.

Pirc-Musar, ex giornalista e giurista, è stata eletta presidente della Slovenia nel 2022. La carica ha soprattutto un carattere cerimoniale, ma conferisce alla presidente un significativo autorevolezza morale e un’influenza rilevante nella definizione dell’indirizzo di politica estera del Paese. La presidente ha mantenuto una linea euroatlantica, condannando pubblicamente l’aggressione russa contro l’Ucraina, sostenendo le sanzioni dell’Unione europea contro Mosca e appoggiando l’invio di aiuti militari e umanitari a Kyiv.

Le trasferte in Russia sono state richiamate anche alla luce dei precedenti rapporti con Krivolutskaja. Il palazzo presidenziale ha sottolineato che la donna vive in Slovenia da oltre dieci anni, ha ottenuto la cittadinanza slovena nel 2016 e che i viaggi compiuti prima dell’elezione non incidono sull’esercizio delle attuali funzioni presidenziali. Il marito di Pirc-Musar possiede inoltre attività imprenditoriali che in passato hanno avuto legami con capitali russi, ma la presidente ha continuato a sostenere pubblicamente la posizione europea e atlantica sulla guerra.

Fine luglio 2026: l’incidente e il ritorno dei dubbi sui contatti presidenziali

Alla fine di luglio 2026 Pirc-Musar è stata ricoverata dopo un incidente stradale. Nell’auto presidenziale si trovava anche Krivolutskaja, descritta come amica di lunga data e socia in affari della presidente. In Slovenia si è così aperto un confronto sui rischi legati ai contatti stretti del capo dello Stato con una cittadina russa, in particolare per la sua vicinanza personale e professionale alla presidente.

Le preoccupazioni sono aumentate quando i giornalisti hanno ricostruito il passato di Krivolutskaja. In precedenza la donna aveva avuto una relazione con Roman Jeglič, ex dipendente dell’intelligence slovena che negli anni Novanta era fuggito in Russia. Krivolutskaja ha sostenuto di non avere contatti con Jeglič da oltre quindici anni. Il collegamento, anche in assenza di prove di rapporti attuali tra i due, ha però creato un potenziale canale di interesse per l’intelligence russa verso l’ambiente più vicino alla presidente.

La questione riguarda la possibilità che persone con accesso al vertice politico siano esposte a tentativi di compromissione o reclutamento. Un simile rischio potrebbe facilitare l’acquisizione di informazioni sensibili sulle decisioni dello Stato, sui suoi funzionari e sulle attività di intelligence, comprese quelle scambiate da Lubiana con i partner dell’Unione europea e della NATO.

22 agosto 2026: il comitato parlamentare coinvolge SOVA

Il 22 agosto 2026 i media hanno riferito che il comitato parlamentare sloveno per la sicurezza ha chiesto informazioni urgenti alla Slovenska obveščevalno-varnostna agencija, la SOVA, cioè l’Agenzia slovena di intelligence e sicurezza, sui possibili legami di Pirc-Musar con l’intelligence russa. Una riunione con i rappresentanti dell’agenzia è prevista nei giorni successivi.

Jean Mahnič, deputato del partito di centrodestra al governo Slovenska demokratska stranka, l’SDS, ha chiesto al governo di interrompere la trasmissione alla presidente di materiali di intelligence e di sicurezza. Mahnič ha dichiarato di temere un possibile coinvolgimento di Pirc-Musar in una rete di spionaggio russa. L’ufficio della presidente ha respinto categoricamente le ipotesi di una collaborazione di Pirc-Musar con i servizi segreti russi.

La richiesta del comitato parlamentare arriva mentre il caso ha assunto una dimensione istituzionale. L’eventuale compromissione di informazioni condivise con la NATO e con l’Unione europea potrebbe danneggiare non soltanto la sicurezza nazionale slovena, ma anche la fiducia tra Lubiana e i suoi alleati. Per i partner, un’indagine sulla protezione dei canali di scambio potrebbe diventare decisiva nella valutazione del livello di informazioni sensibili da trasmettere alla Slovenia.

Se l’inchiesta dovesse confermare legami tra persone dell’entourage di Pirc-Musar e i servizi russi, oppure la consegna di dati riservati, le conseguenze sarebbero anche politiche. Il caso potrebbe alimentare una crisi interna, intensificare lo scontro tra le forze politiche e indebolire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni statali e di controspionaggio. Una destabilizzazione della Slovenia, Paese membro dell’UE e della NATO, sarebbe inoltre coerente con gli interessi russi nel ridurre la coesione degli alleati europei.

La vicenda evidenzia la vulnerabilità delle istituzioni europee alle operazioni di influenza russe condotte anche attraverso relazioni personali e non soltanto mediante contatti ufficiali. Per Mosca, l’accesso all’ambiente di un alto esponente politico può diventare uno strumento per ottenere informazioni, provocare conflitti interni, indebolire la fiducia nelle istituzioni e mettere sotto pressione l’unità europea e atlantica.

La ricostruzione degli sviluppi e le informazioni sul coinvolgimento del comitato parlamentare sono state riportate anche da The Moscow Times.

La posizione attuale è quella di un accertamento affidato al comitato parlamentare per la sicurezza e alla SOVA, mentre la presidenza nega ogni collaborazione con i servizi russi e il governo deve decidere come gestire l’accesso della presidente ai materiali riservati.

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