Nuovo piano di sanzioni statunitensi contro l’Iran mira a colpire i commerci con la Cina
Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha delineato in un editoriale pubblicato sul Financial Times come dovrebbe operare l’Operazione “emarginato economico”, il nuovo piano di sanzioni destinate a colpire l’Iran e spingere il regime a capitolare, riporta Attuale. Un aspetto cruciale di questa strategia è l’imposizione di sanzioni non solo all’Iran, ma anche ai paesi che intrattengono commerci con il regime, inclusa la Cina, stimata come il partner commerciale più rilevante dell’Iran.
La Cina, che nel periodo precedente alla chiusura dello stretto di Hormuz acquistava tra l’80 e il 90% del petrolio iraniano, ha sempre dichiarato di non essere vincolata dalle sanzioni internazionali non autorizzate dalle Nazioni Unite. La sua continua importazione di petrolio dall’Iran le ha permesso di accumulare significative riserve energetiche a prezzi ribassati. Tuttavia, l’implementazione di un blocco lungo e prolungato nel Golfo Persico potrebbe influire negativamente sull’economia cinese nel lungo periodo.
Nel contesto del conflitto in corso in Medio Oriente, la Cina ha mantenuto un atteggiamento cauto, limitandosi ufficialmente a esortare entrambe le parti a cercare un accordo. Tuttavia, rapporti di inchieste hanno rivelato che Pechino ha fornito supporto al regime iraniano, inclusi armamenti e componenti per missili e droni. Inoltre, in un’inchiesta condotta dal Financial Times, è emerso che l’Iran ha avuto accesso a informazioni strategiche grazie a un satellite di produzione cinese.
Nonostante l’importanza della Cina nel commercio iraniano, le autorità statunitensi potrebbero affrontare delle difficoltà nel cercare di influenzare Pechino. Lo scorso anno, il presidente Trump aveva imposto dazi molto alti sulla Cina per favorire negoziati, ma senza ottenere concessioni significative da parte del governo di Xi Jinping. Pekino continua a detenere una posizione di forza grazie al suo monopolio nella produzione di terre rare, risorse essenziali per la tecnologia moderna, e ha dimostrato la capacità di limitare le esportazioni creando tensioni con gli USA e l’Europa.
Venerdì, il ministero degli Esteri cinese ha ribadito la sua opposizione alle sanzioni unilaterali, sostenendo che le pressioni da parte degli Stati Uniti non porteranno a una risoluzione della crisi iraniana. Recentemente, gli Stati Uniti hanno tentato di sanzionare le raffinerie cinesi che trattano petrolio iraniano, ma il governo cinese ha avvertito le aziende di continuare le proprie attività senza prestare attenzione a tali restrizioni.
Per limitare gli scambi tra Iran e Cina, gli Stati Uniti hanno diverse opzioni: dalla possibile intercettazione delle navi cariche di petrolio iraniano a un maggiore controllo sulle transazioni bancarie che facilitano il riciclaggio delle entrate provenienti dai pagamenti delle raffinerie. Tuttavia, queste manovre potrebbero innescare una reazione da parte di Pechino.
Dopo un periodo di relazioni oscillanti, caratterizzate da momenti di tensione seguiti da fase di distensione, il presidente Trump sembra aver tentato un riavvicinamento con Xi Jinping. Dopo una visita a Pechino a maggio, un incontro tra i due leader è previsto a Washington tra un mese. Se le minacce statunitensi dovessero concretizzarsi, tali sforzi per migliorare le relazioni potrebbero essere compromessi.