La Cina acquista petrolio iraniano attraverso raffinerie indipendenti senza subire sanzioni statunitensi

27.08.2026 19:45
La Cina acquista petrolio iraniano attraverso raffinerie indipendenti senza subire sanzioni statunitensi

La Cina elude le sanzioni americane importando petrolio iraniano tramite raffinerie indipendenti

La Cina continua a importare petrolio dall’Iran, nonostante le sanzioni americane, nascondendo queste operazioni attraverso raffinerie indipendenti note come “raffinerie teiera”, riporta Attuale.

I dati doganali cinesi non registrano praticamente alcuna importazione di greggio iraniano, mentre stime americane indicano che la Cina riceve tra l’80 e il 90 percento del petrolio iraniano. Questa strategia elusiva serve a proteggere l’economia cinese da possibili ritorsioni e sanzioni da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Le “raffinerie teiera”, che si sono dimostrate rilevanti negli ultimi giorni a seguito di una nuova campagna di sanzioni americana mirata a strangolare economicamente l’Iran, rappresentano una via di fuga per il regime iraniano. Con oltre 120 di queste strutture in Cina, solo una decina sono veramente significative, situate principalmente nella provincia costiera dello Shandong.

Il petrolio iraniano raggiunge queste raffinerie attraverso una rete di petroliere di vecchia generazione, conosciuta come “flotta fantasma”. Queste navi utilizzano vari metodi per eludere i controlli, caricando il greggio dalle terminal iraniane e trasferendolo al largo della Malaysia o dell’Indonesia, dove viene poi trasferito su petroliere più piccole prima di essere finalmente trasportato in Cina.

Le raffinerie indipendenti, a differenza delle grandi raffinerie statali cinesi, accettano questo tipo di petrolio per la loro mancanza di legami diretti con i mercati internazionali, consentendo loro di operare senza timore di sanzioni. Le loro transazioni avvengono in yuan, evitando il sistema finanziario statunitense e rendendo possibile l’importazione del petrolio iraniano senza subire ritorsioni.

Sebbene gli Stati Uniti abbiano tentato di sanzionare alcune di queste raffinerie, senza risultati significativi, esiste comunque una connessione tra le “raffinerie teiera” e conglomerati cinesi più ampi. Molti di questi sono, infatti, direttamente o indirettamente collegati a grandi aziende statali che potrebbero affrontare sanzioni americane.

Denunciare queste connessioni potrebbe rivelarsi complesso, ma non impossibile. Tuttavia, sanzionare aziende o banche cinesi per il loro coinvolgimento con le “raffinerie teiera” comporterebbe un escalation dei rapporti politici tra Stati Uniti e Cina, specialmente in un periodo delicato in vista della visita del presidente Xi Jinping a Washington. Attualmente, l’amministrazione Biden non sembra pronta a intraprendere questa strada.

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