Nomine recenti in Iran: una strategia per il controllo politico
DALLA NOSTRA INVIATA GERUSALEMME – Un incontro inaspettato si è svolto ad Islamabad tra JD Vance, Mohammad Baqer Ghalibaf, e Abbas Araghchi, a testimonianza del cambiamento strategico del regime iraniano dopo mesi di conflitto. La presenza di un vicepresidente americano al tavolo con esponenti di alto livello della Repubblica islamica suggerisce un ripensamento degli interessi iraniani, evidenziando una maggiore propensione al pragmatismo, nonostante l’intransigenza ideologica rimanga radicata, riporta Attuale.
Ali Khamenei, noto per la sua ideologia, ha fino ad ora svolto un ruolo cruciale come arbitro del sistema iraniano, equilibrando le ambizioni delle diverse fazioni. La sua “pazienza strategica” ha evitato il confronto diretto con gli Stati Uniti e Israele, ma con la sua recente morte, il potere è stato ridistribuito, portando alla necessità di un nuovo consenso all’interno del regime.
Le recenti nomine, avvenute ad agosto, rivelano il tentativo dell’attuale leadership di consolidare un vertice condiviso, prevenendo crepe nei ranghi delle istituzioni militari. Ali Abdollahi, nuovo capo delle Forze armate, sarà ora responsabile anche del comando di Khatam al-Anbiya. Ahmad Vahidi è stato confermato alla guida delle Guardie rivoluzionarie, essendo scelto non solo per la sua esperienza, ma anche per mantenere la continuità in un periodo di conflitto.
Vahidi ha ricevuto l’ordine di preparare una “potente operazione offensiva”, una strategia che è stata già annunciata durante gli ultimi mesi di Khamenei. Sotto la guida del nuovo regime, c’è una crescente dipendenza dai militari, ai quali è stato conferito un peso politico maggiore da quando la guerra è in corso.
Il ritorno di Hossein Taeb alla guida dei basij è emblematico: ex capo dell’intelligence dei pasdaran, è noto per la sua vicinanza a Mojtaba e avrà il compito di rafforzare la sorveglianza sul dissenso interno. Questa ristrutturazione è significativa, dato che Taeb era stato allontanato da Khamenei nel 2022.
Secondo lo storico Arash Azizi, ridurre la situazione a una dicotomia “falchi contro moderati” è un errore. Egli sottolinea che attualmente la lotta è interna, fra le fazioni e le loro strategie. In questo contesto, Ghalibaf ha acquisito centralità, ma le recenti nomine mirano a limitarne l’influenza.
La nomina di Mohsen Rezaei come segretario del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale segna un ulteriore spostamento del potere. Invece di un alleato di Ghalibaf, Rezaei dovrà orientare le decisioni su guerra e sicurezza in modo da ridurre l’autorità del presidente del parlamento in un periodo critico per i rapporti con gli Stati Uniti.
Queste ristrutturazioni potrebbero complicare i negoziati, ampliando il numero di attori coinvolti nel processo decisionale. Nonostante ciò, l’Iran sembra cercare un equilibrio tra attività militare, controllo interno e diplomazia, mirando a evitare che un singolo leader diventi predominante nel vuoto lasciato da Khamenei.