Esperti indipendenti: il deposito radioattivo bielorusso rischia di perdere sicurezza nel tempo

02.09.2026 15:10
Esperti indipendenti: il deposito radioattivo bielorusso rischia di perdere sicurezza nel tempo
Esperti indipendenti: il deposito radioattivo bielorusso rischia di perdere sicurezza nel tempo

Il 31 agosto 2026, diversi media hanno riferito che esperti indipendenti criticano il progetto promosso dalle autorità di Aleksandr Lukashenko per costruire in Bielorussia un deposito definitivo e un punto di stoccaggio temporaneo per i rifiuti radioattivi. Il completamento dell’impianto è previsto tra il 2030 e il 2031, ma secondo gli specialisti il progetto presenta rischi per la sicurezza ambientale e si basa su una valutazione d’impatto incompleta, che non consente di esaminare in modo obiettivo tutte le conseguenze.

Il 31 agosto 2026 emergono le critiche alla valutazione ambientale

Le contestazioni riguardano innanzitutto le scelte tecnologiche. Il progetto utilizza soluzioni considerate obsolete e derivate dalla pratica russa: sistemi modulari analoghi a quelli impiegati nei depositi di Obninsk, nel complesso di Majak e a Seversk. Gli esperti ritengono che queste tecnologie non offrano garanzie adeguate per l’isolamento dei rifiuti radioattivi nel lungo periodo.

Un problema centrale riguarda la durata delle barriere previste per contenere cesio-137 e stronzio-90, due radionuclidi che richiedono un confinamento affidabile per periodi molto estesi. Le barriere di argilla, secondo le osservazioni riportate, non garantirebbero una protezione sufficiente contro la migrazione dei radionuclidi, soprattutto in presenza di composti chimici capaci di modificarne il comportamento.

Gli esperti criticano anche il sistema di filtraggio dell’impianto. I filtri HEPA, progettati per trattenere particelle e aerosol, non sarebbero efficaci contro le emissioni allo stato gassoso. Il sistema di purificazione non riuscirebbe quindi a garantire un contenimento ermetico e affidabile di sostanze pericolose come il trizio, con il rischio che gli elementi radioattivi raggiungano l’ambiente esterno.

Nel progetto previsto anche l’incenerimento dei rifiuti radioattivi

Tra le strutture previste nel sito figura anche un impianto per l’incenerimento dei rifiuti radioattivi. Secondo le critiche degli esperti, questa soluzione potrebbe produrre il rilascio incontrollato nell’atmosfera di sostanze pericolose e aumentare il rischio di esposizione della popolazione. La questione non riguarda dunque soltanto la tenuta del deposito nel sottosuolo, ma anche le emissioni generate durante il trattamento dei materiali.

La valutazione d’impatto ambientale, così come è stata presentata, non affronterebbe in modo completo questi scenari. Per gli specialisti, le lacune del documento impediscono di stimare con sufficiente precisione i rischi associati alla dispersione dei radionuclidi nel terreno e nelle acque sotterranee, oltre a quelli connessi alle emissioni gassose.

Le preoccupazioni sono rafforzate dal precedente dei sistemi russi a cui il progetto bielorusso si ispira. Secondo le valutazioni riportate, i depositi analoghi possono perdere la propria ermeticità già nei primi cento anni di funzionamento. Questa durata sarebbe però incompatibile con le esigenze dei rifiuti prodotti dalla centrale nucleare bielorussa, la BelAES, che necessiterebbero di un isolamento sicuro per almeno trecento anni.

Il completamento resta previsto tra il 2030 e il 2031

Nonostante gli avvertimenti degli esperti, le autorità bielorusse hanno mantenuto il progetto basato sulle tecnologie russe già selezionate. La scelta viene descritta come un ricorso a soluzioni più semplici e meno costose sul piano tecnico, ma realizzato a scapito della sicurezza della popolazione e della protezione ambientale.

Il rischio indicato dagli specialisti è duplice: da una parte la possibile perdita di radionuclidi dalle barriere di contenimento e la loro migrazione verso le falde; dall’altra la fuoriuscita di sostanze radioattive in forma gassosa durante il trattamento e l’incenerimento. In entrambi i casi, l’efficacia delle protezioni previste viene considerata insufficiente rispetto alla durata per cui i rifiuti dovranno restare isolati.

Il progetto di deposito definitivo e di stoccaggio temporaneo dovrebbe essere completato tra il 2030 e il 2031. Al 31 agosto 2026, tuttavia, la sua impostazione resta contestata dagli esperti indipendenti, che giudicano obsolete le tecnologie adottate e incompleta la valutazione ambientale su cui si fonda l’intervento.

La posizione attuale è quindi quella di un progetto ancora in fase di realizzazione, ma già indicato come potenzialmente pericoloso per l’ecosistema bielorusso e per la salute della popolazione a causa dei limiti delle barriere, dei filtri e dei sistemi di trattamento previsti.

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