Il blocco navale americano nello stretto di Hormuz riduce l’export di petrolio iraniano verso la Cina

02.09.2026 15:25
Il blocco navale americano nello stretto di Hormuz riduce l'export di petrolio iraniano verso la Cina

Blocco navale americano: nessuna esportazione di petrolio iraniano da sette settimane

Dal 14 luglio, lo Stretto di Hormuz ha smesso di ricevere nuove forniture di petrolio iraniano, cruciali per la Cina, l’ultimo grande acquirente del greggio di Teheran, riporta Attuale.

Negli ultimi sette giorni, il numero di caricamenti di petrolio iraniano è sceso a zero, certificando una significativa intensificazione della guerra economica condotta dagli Stati Uniti contro l’Iran. Secondo le analisi dei tracciatori navali Kpler, Vortexa e TankerTrackers, non si registrano più passaggi significativi di petroliere verso la Cina, nonostante in passato, durante i periodi di massima pressione economica sotto l’amministrazione Trump, si fossero comunque mantenute delle rotte, sebbene oscure.

Dal 14 luglio, data in cui Washington ha ripristinato il blocco navale, i carichi di petrolio iraniano non riescono più a superare Hormuz. Attualmente, l’Iran continua a vendere solo il petrolio accumulato prima della chiusura, che si trova su petroliere ancorate in Asia. Queste scorte però sono limitate e, se la situazione non muta, rischiano di svuotarsi rapidamente.

Nello Stretto di Hormuz sono attualmente presenti 29 navi con 36,1 milioni di barili a bordo. A ovest della linea di blocco, le riserve galleggianti hanno raggiunto 41,7 milioni di barili. Tuttavia, in un contesto più ampio, le scorte complessive di petrolio iraniano nel mare sono già diminuite da 135 a 107 milioni di barili. Durante il mese di agosto, le esportazioni medie iraniane sono crollate, fermandosi tra 220.000 e 255.000 barili al giorno, dopo aver toccato punte di circa due milioni al giorno precedentemente.

Il blocco navale non sta colpendo uniformemente l’intera costa iraniana. Nel Golfo dell’Oman e verso est, una flotta di navi associate a Teheran continua a operare, sebbene principalmente con carichi diretti verso consumatori asiatici. La principale rotta d’uscita appare sotto stretta sorveglianza americana.

La diminuzione delle esportazioni di petrolio comporta un’ulteriore contrazione delle riserve di valuta estera per l’Iran, complicando le importazioni e mettendo a rischio la stabilità del bilancio pubblico. L’analista di Kpler, Homayoun Falakshahi, avverte che il governo di Teheran potrebbe essere costretto a ricorrere alla creazione di moneta, aggravando ulteriormente l’inflazione, prevista al 70% quest’anno secondo il Fondo Monetario Internazionale.

In questo contesto, la Cnn riporta che la strategia americana sta ottenendo risultati sia economici che politici, riaprendo e bonificando alcune rotte, mentre le esportazioni di petrolio gestite dagli Stati Uniti nel Golfo hanno raggiunto circa due terzi dei livelli precedenti al conflitto. L’Arabia Saudita ha incluso circa cinque milioni di barili al giorno attraverso l’oleodotto Est-Ovest, eludendo così Hormuz.

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