Danni fino a 90 miliardi: gli sceicchi del Golfo pronti a un “contributo” per sbloccare Hormuz

29.07.2026 01:55
Danni fino a 90 miliardi: gli sceicchi del Golfo pronti a un "contributo" per sbloccare Hormuz

Mediazione dell’Oman per il transito attraverso lo Stretto di Hormuz

Il governo dell’Oman ha avviato trattative con i Paesi del Golfo per una proposta collettiva destinata a garantire il transito delle navi iraniane attraverso lo Stretto di Hormuz. Gli stati produttori di petrolio della regione si sono detti disposti a “contribuire volontariamente” al fine di ristabilire la navigazione, evitando però di etichettare tale pagamento come dazio, per non urtare la sensibilità dell’amministrazione Trump, riporta Attuale.

Non è ancora chiaro come si articolerà questa proposta. L’Iran non ha fornito alcun commento ufficiale dopo aver ricevuto il documento, e uno degli aspetti più discussi rimane la percentuale di compenso proposta. Tuttavia, la strutturazione del piano segue l’esempio di quanto avviene nello Stretto di Malacca, dove Indonesia, Malesia e Singapore richiedono un contributo per servizi di navigazione e protezione ambientale, tutto su base volontaria.

La proposta dei Paesi arabi, nonostante il termine “volontario”, ha l’obiettivo di garantire un flusso di entrate all’Iran, un elemento cruciale per il Paese che ha subito danni significativi a causa dei conflitti recenti. L’idea è che questo contributo possa rimpolpare le casse iraniane, danneggiate dai conflitti e dalle sanzioni economiche internazionali.

Rimane da vedere se Teheran accetterà questa offerta. La crisi causata dalla guerra illegale scatenata dagli Stati Uniti e da Israele ha già pesato notevolmente sull’economia del Golfo, lasciando gli stati nella difficile posizione di giustificare qualsiasi forma di pagamento all’Iran.

Negli ultimi mesi, l’Iran ha ampliato il conflitto in risposta agli attacchi, mirando a colpire le infrastrutture critiche e a esercitare pressione economica sugli alleati degli Stati Uniti. Con la chiusura dello Stretto, ha anche inflazionato il prezzo del petrolio, costringendo i consumatori globali a premere sulla Casa Bianca per una risoluzione.

Ad ogni attacco, Teheran ha dimostrato la sua capacità di infliggere danni ingenti a costo relativamente basso, utilizzando droni per colpire raffinerie e oleodotti. Questo approccio ha già avuto un impatto significativo sull’economia del Golfo, con la produzione di petrolio che ha subito una battuta d’arresto e i costi per i consumatori che sono aumentati considerevolmente.

Inoltre, le proiezioni economiche suggeriscono che il conflitto in corso porterà a un’importante contrazione del PIL nei Paesi del Golfo, con danni strutturali stimati tra i 70 e i 90 miliardi di dollari e un aumento delle spese militari. Gli sceicchi del Golfo sembrano ora considerare che un “pedaggio” per riaprire le rotte commerciali possa essere l’unica via per tornare a una relativa normalità.

1 Comment

  1. Ma si può sapere perché tutti questi paesi stanno cercando di aiutare l’Iran ora? Non è un po’ strano? La guerra ha distrutto così tanto, e ora pensano di risolvere le cose pagando volontariamente? Con questi soldi, ci saranno comunque altre conseguenze… Mah, sembra una mossa rischiosa.

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