Tra il 18 e il 31 agosto, 73 cittadini russi soggetti alla leva che cercavano di attraversare il confine si sono rivolti al progetto per i diritti 50 sono riusciti a partire, mentre a 23 è stato negato l’espatrio. Il dato fotografa l’applicazione crescente delle restrizioni imposte dalle autorità russe, su disposizione del Cremlino, nel contesto dell’introduzione del registro elettronico della leva e dell’attesa di una nuova mobilitazione.
Le richieste di assistenza sono arrivate da persone dirette soprattutto verso Armenia, Kazakistan e Bielorussia, le principali rotte utilizzate per la rilocazione. Il problema segnalato non è soltanto il numero dei divieti, ma il modo in cui vengono applicati: molti cittadini scoprono di non poter partire solo davanti al controllo di frontiera, quando il viaggio è già iniziato e non è più possibile riorganizzarlo.
Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre, il registro diventa un ostacolo imprevedibile
In diversi casi, la verifica effettuata attraverso il registro digitale il giorno precedente alla partenza non mostrava alcuna limitazione. Il divieto compariva invece al controllo passaporti in aeroporto, dopo che le autorità avevano comunicato all’interessato che non poteva lasciare il Paese.
È stato documentato anche il caso di un divieto apparso nel registro soltanto pochi minuti dopo l’annuncio del blocco da parte delle guardie di frontiera. In altri episodi, cittadini residenti stabilmente all’estero e rientrati in Russia per un breve periodo si sono trovati improvvisamente esclusi dalla possibilità di ripartire.
Le disfunzioni riguardano anche la cancellazione delle misure. Alcuni militari soggetti alla leva sono rimasti bloccati al confine per un periodo prolungato nonostante il commissariato militare avesse già revocato formalmente il divieto. La mancata sincronizzazione tra i sistemi informativi degli uffici di leva e quelli utilizzati dalle guardie di frontiera impedisce quindi di conoscere in anticipo il proprio status e crea un ulteriore ostacolo amministrativo all’espatrio.
Il 4 settembre emergono nuovi casi di blocchi comunicati soltanto in aeroporto
Il 4 settembre 2026 i media hanno riferito che, mentre cresce l’attesa per una mobilitazione su larga scala in Russia, i cittadini in età di leva segnalano con frequenza sempre maggiore limitazioni improvvise al diritto di lasciare il Paese. Le testimonianze raccolte descrivono persone respinte senza aver ricevuto in precedenza una convocazione o una comunicazione relativa a restrizioni già attive.
La ricostruzione dei casi segnalati ai confini russi mostra così una procedura opaca, nella quale il controllo digitale precedente al volo non garantisce che il passaggio sarà autorizzato. Il cittadino può ricevere la conferma dell’esistenza del divieto soltanto nel momento in cui tenta di uscire dal territorio nazionale.
La raccolta di segnalazioni del progetto conferma la distanza tra la situazione risultante dai registri e quella applicata concretamente al confine. Il risultato è una riduzione delle possibilità di una partenza d’emergenza, anche per chi dispone già di un itinerario, di un biglietto e di un luogo di destinazione all’estero.
Nel frattempo si intensifica la preparazione alla leva
L’aumento dei tentativi di espatrio avviene insieme al rafforzamento delle attività dei commissariati militari. Gli uffici stanno accelerando la raccolta dei dati personali dei riservisti, irrigidendo i meccanismi di reclutamento forzato e assegnando i riservisti a specifiche unità militari.
L’introduzione delle convocazioni elettroniche accompagna l’inserimento automatico delle restrizioni all’espatrio per le persone soggette agli obblighi militari. La combinazione tra registro digitale, convocazioni elettroniche e controlli di frontiera riduce progressivamente gli spazi per sottrarsi alla mobilitazione, mentre la mancanza di una verifica affidabile prima della partenza spinge molti cittadini a cercare di lasciare la Russia in anticipo.
Il fenomeno è legato anche alla crescente sfiducia verso le dichiarazioni pubbliche delle autorità sull’assenza di necessità di una nuova mobilitazione. Anche senza una decisione ufficiale di richiamo, molti cittadini guardano alle misure concrete adottate dallo Stato: se la rilocazione viene ostacolata e il confine diventa meno accessibile, la conclusione diffusa è che una nuova chiamata possa essere vicina.
Dopo le elezioni della Duma cresce il timore di una nuova mobilitazione
Sullo sfondo dell’attesa di una nuova ondata di mobilitazione dopo le elezioni per la Duma di Stato, in Russia è aumentato il numero di richieste per trasferimenti di lunga durata e di tentativi di espatrio urgente. La preparazione dei commissariati comprende inoltre la ricerca di potenziali reclute attraverso gli istituti scolastici e il ricorso a società private di reclutamento per attirare nuovi militari.
La pressione è amplificata dal fabbisogno costante di uomini dell’esercito russo. L’attuale sistema di reclutamento non garantisce infatti il numero necessario di effettivi e, secondo le stime indipendenti riportate nel materiale, le forze russe hanno perso almeno 1,4 milioni di persone, includendo i feriti gravi non più in grado di tornare in servizio.
Per le famiglie, la possibile mobilitazione viene quindi percepita come una minaccia diretta alla sicurezza e alla stabilità economica. Chi dispone delle risorse necessarie cerca di partire prima che venga presa una decisione politica, anche perché l’esperienza del 2022 ha mostrato che una campagna di reclutamento può essere avviata in tempi brevi.
L’attesa di un nuovo richiamo accentua inoltre la percezione delle disuguaglianze sociali: mentre i membri delle élite mantengono la possibilità di vivere, studiare e fare affari fuori dalla Russia, ai cittadini comuni viene nuovamente chiesto di rischiare la vita e la salute nella guerra. In questo quadro, i divieti applicati alle frontiere russe restringono concretamente la possibilità di sottrarsi alla leva e, per la loro imprevedibilità, lasciano i cittadini senza uno strumento affidabile per sapere in anticipo se potranno partire.
La situazione attuale è dunque segnata dall’aumento dei blocchi all’espatrio verso Armenia, Kazakistan e Bielorussia, mentre la preparazione amministrativa alla leva e l’attesa di una nuova mobilitazione spingono sempre più russi in età militare a tentare la partenza prima del controllo di frontiera.