Funerale di Mladic: la studentessa esule denuncia la glorificazione del criminale di guerra
Il funerale di Ratko Mladic, noto criminale di guerra, ha suscitato indignazione in Serbia, dove migliaia di persone si sono radunate per rendere omaggio a un personaggio ancora considerato un eroe da alcuni, nonostante la sua condanna da parte di un tribunale internazionale. La studentessa Mila Pajic, attivista per i diritti umani di 24 anni e protagonista delle recenti proteste a Novi Sad, ha espresso la sua frustrazione per questo fenomeno, sottolineando come la Serbia continui a ostacolare le vittime nel loro percorso verso la giustizia. Mladic è stato onorato in un funerale statale, con la presenza di ufficiali e soldati ad attenderlo, segno di un paese dove la memoria del passato rimane controversa, riporta Attuale.
Pajic, esule a causa delle persecuzioni subite dopo il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad che ha causato la morte di 16 persone, afferma che il glorificare Mladic non rappresenta le opinioni della maggioranza dei giovani serbi. Secondo un sondaggio condotto dalla Youth Initiative for Human Rights, solo meno di un terzo dei giovani ha un’opinione positiva sul generale, evidenziando come il governo cerchi di sfruttare questa figura per promuovere una narrazione storica che riabilita i crimini, mentre la realtà dei fatti viene spesso ignorata.
La studentessa critica anche l’educazione scolastica in Serbia, che dedica pochissimo spazio alla storia delle guerre degli anni ’90. “I testi scolastici offrono solo una breve lezione parziale, che può essere saltata dagli insegnanti”, ha dichiarato Pajic, suggerendo che gli studenti escono dalle scuole con una conoscenza distorta degli eventi storici.
Incontrando giovani bosniaci attraverso iniziative di dialogo, Pajic rileva che, nonostante le divisioni storiche, molti giovani non si lasciano influenzare dall’odio e preferiscono costruire ponti anziché muri. Tuttavia, la situazione politica attuale, con le recenti elezioni anticipate annunciate dal governo di Đuro Macut, non sembra promettere cambiamenti significativi. “Le elezioni potrebbero essere solo una ripetizione di quanto già visto, senza un reale impegno verso la riconciliazione”, ha aggiunto.
Pajic spera di vedere un futuro europeo per la Serbia, un paese che rispetti i diritti umani e si confronti con il proprio passato. Tuttavia, la realtà attuale mostra come il cammino verso l’adesione all’Unione Europea sia ostacolato dalle visioni nazionaliste del governo, ponendo interrogativi sul futuro della sua generazione.