Le minacce ai candidati di Yabloko svuotano la competizione elettorale russa

10.09.2026 14:30
Le minacce ai candidati di Yabloko svuotano la competizione elettorale russa
Le minacce ai candidati di Yabloko svuotano la competizione elettorale russa

All’inizio di agosto 2026, Kirill Rumjantsev, vicecapo della sezione di Saratov del partito moderatamente d’opposizione Yabloko e candidato alla Duma di Stato per il collegio uninominale di Balašov, ha iniziato a ricevere sui social network minacce di morte e richieste di ritirare la candidatura. Rumjantsev ha presentato una denuncia alla polizia, mentre la pressione sui candidati dell’opposizione ha assunto una dimensione più ampia nella campagna elettorale russa.

Nel corso dell’attuale campagna, almeno quattro candidati di Yabloko nei collegi uninominali sono stati infatti costretti a rinunciare alla corsa elettorale a causa di pressioni e minacce. Il ritiro dalle competizioni è diventato così uno degli strumenti con cui il sistema riduce preventivamente lo spazio per candidature indipendenti, anche quando provengono da una forza moderata e legalmente riconosciuta.

Il 9 settembre arrivano le minacce in regione di Kaliningrad

Il 9 settembre 2026 i media hanno riferito che due candidati di Yabloko all’Assemblea legislativa della regione di Kaliningrad, Roman Morozov e Dmitrij Mamaev, hanno ricevuto un messaggio anonimo contenente la minaccia di danni fisici. L’autore si è firmato «benevolo» e ha intimato loro di ritirarsi immediatamente dai collegi uninominali della regione.

Morozov è anche candidato alla Duma di Stato russa nel collegio uninominale centrale numero 100. Il messaggio non si è limitato a contestare le posizioni politiche dei due candidati: ha chiesto la loro uscita dalla competizione attraverso una minaccia diretta alla loro incolumità. Yabloko ha pubblicato la ricostruzione dell’episodio in una comunicazione del partito.

Per Yabloko, il messaggio rappresenta una minaccia alla vita dei candidati e un tentativo di costringere il partito a ritirare le proprie liste nei collegi uninominali. Il presidente della formazione, Nikolaj Rybakov, ha quindi inviato un appello al ministro dell’Interno russo Vladimir Kolokolcev, chiedendo di verificare i fatti, identificare l’autore delle minacce e adottare misure per garantire la sicurezza dei candidati.

Dalla denuncia di Saratov ai ritiri forzati dalla competizione

La richiesta di protezione rivolta al ministero dell’Interno è arrivata dopo che un precedente ricorso alla polizia, quello presentato da Rumjantsev a Saratov, non aveva impedito il ripetersi di minacce contro esponenti di Yabloko. La sequenza degli episodi ha trasformato intimidazioni inizialmente rivolte a singoli candidati in una pressione distribuita su più territori e collegi.

Il dato dei quattro candidati costretti a lasciare la corsa rende l’intimidazione una componente concreta della campagna elettorale, non un episodio isolato ai margini del confronto politico. La paura e la coercizione sostituiscono il dialogo con gli elettori e incidono direttamente sulla composizione delle schede, prima ancora che gli elettori siano chiamati a votare.

Una competizione controllata anche fuori dalle urne

Gli episodi di Saratov e Kaliningrad si inseriscono in un sistema elettorale russo nel quale il pluralismo viene mantenuto come scenografia istituzionale, mentre la competizione effettiva è sottoposta a un controllo verticale. La presenza di partiti d’opposizione considerati compatibili con il potere, come il Partito liberal-democratico di Russia, contribuisce a preservare l’apparenza di una scelta politica, ma le candidature realmente autonome incontrano resistenze già nella fase della registrazione o, quando riescono ad arrivare sulla scheda, attraverso strumenti di pressione extralegale.

Le minacce ai candidati di Yabloko mostrano che la competizione reale, dal livello dell’assemblea regionale fino alla Duma di Stato, viene trattata dai beneficiari del regime come un pericolo da neutralizzare non con il confronto politico, ma con intimidazioni di carattere criminale. L’obiettivo è mantenere sotto controllo l’intero percorso elettorale, dalla selezione dei candidati alla possibilità stessa di restare in gara.

In questo quadro, gli appelli alla polizia e agli organi investigativi assumono un valore soprattutto formale. In uno Stato che monopolizza la forza e nel quale l’apparato coercitivo è impiegato per ripulire lo spazio politico, le autorità non mostrano interesse a proteggere in modo effettivo gli esponenti dell’opposizione minacciati. L’assenza di un intervento sostanziale o il ricorso a risposte burocratiche confermano l’uso selettivo della legge e la trasformazione degli apparati di sicurezza in strumenti di controllo politico.

Il punto raggiunto dalla campagna elettorale

Con le minacce a Morozov e Mamaev e i precedenti contro Rumjantsev, la pressione sui candidati di Yabloko è diventata un meccanismo sistematico di selezione della competizione. I ritiri forzati e le intimidazioni fisiche rendono il voto una procedura priva del suo principale significato costituzionale: consentire l’espressione autentica della volontà dei cittadini e la possibilità di cambiare il potere.

La situazione attuale è quindi quella di una campagna nella quale la partecipazione di candidati moderatamente oppositori viene ostacolata attraverso minacce e costrizione, mentre resta senza soluzione il caso dei messaggi inviati a Kaliningrad e la richiesta di sicurezza avanzata da Yabloko al ministero dell’Interno.

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