25 Anni Dall’11 Settembre: L’Influenza Duratura degli Attacchi Terroristici Sulla Politica Americana
Dall’11 settembre 2001 a oggi, negli Stati Uniti sono nate circa 98 milioni di persone, mentre globalmente gli individui nati dopo quella data superano i tre miliardi. Per queste generazioni, gli attacchi terroristici di al Qaida contro New York e Washington non rappresentano un ricordo, ma un evento storico che ha plasmato il loro contesto sociale e politico, riporta Attuale.
L’impatto di quegli attacchi continua a modellare vari aspetti della vita americana, dalle misure di sicurezza alla strategia militare. Sebbene l’influenza sia massimamente evidente negli Stati Uniti, essa si attenua gradualmente con la distanza geografica. Gli eventi dell’11 settembre hanno radicalmente cambiato il corso politico, economico e storico della nazione, trasformando gli Stati Uniti in un paese fondamentalmente diverso.
Una delle conseguenze immediate è stata l’inizio della cosiddetta waron terror. Poche settimane dopo gli attacchi, l’amministrazione del presidente George W. Bush dichiarò guerra ai talebani in Afghanistan per punire coloro che avevano ospitato al Qaida e il suo leader Osama bin Laden, minacciando ulteriori attacchi terroristici. Ciò che doveva inizialmente essere una missione punitiva si è presto ampliata in un conflitto prolungato.
Gli strateghi dell’amministrazione hanno convenuto che affrontare solo i responsabili diretti non fosse sufficiente; bisognava neutralizzare sistematicamente tutte le potenziali minacce. Questa strategia si è intrecciata con l’idea dell’“esportazione della democrazia”, sostenendo che per garantire stabilità globale fosse necessario rovesciare regimi non democratici attraverso l’uso della forza.
Nel 2002, Bush identificò il “asse del male”, comprendente Iran, Corea del Nord e Iraq, culminando nell’invasione di quest’ultimo nel 2003, giustificata su basi di false accuse riguardo alle armi di distruzione di massa.
Le guerre in Afghanistan e Iraq hanno avuto conseguenze devastanti, nonostante alcuni benefici, come il miglioramento delle condizioni di vita in Afghanistan, soprattutto per le donne. Gli Stati Uniti hanno mantenuto una presenza militare in entrambe le nazioni per decenni, subendo un significativo deterioramento della loro credibilità internazionale, spettacolarizzato dal disastroso ritiro dall’Afghanistan nel 2021, che ha permesso ai talebani di riprendere il controllo nel giro di pochi giorni.
Inoltre, l’11 settembre ha consolidato l’alleanza tra Stati Uniti e Israele, con Tel Aviv diventato un partner cruciale nella “guerra al terrore”. Questa partnership, un tempo soggetta a tensioni intermittenti, è divenuta sempre più simbiotica. Allo stesso tempo, gli eventi hanno distolto l’attenzione americana da quella che avrebbe dovuto essere la vera priorità diplomatica nel XXI secolo: l’Asia e l’ascesa della Cina.
La legislazione successiva agli attacchi ha dato all’esecutivo statunitense poteri straordinari. Con l’approvazione della Authorization for Use of Military Force (AUMF), il Congresso ha fornito al presidente la facoltà di utilizzare la forza militare contro soggetti considerati responsabili degli attentati, giustificando così interventi anche al di là dell’Afghanistan, in paesi come la Somalia e la Siria.
Questo spostamento di poteri ha portato a una centralizzazione sempre maggiore nelle decisioni di sicurezza nazionale, che ha incluso la creazione del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale e dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), ora critico per le politiche di immigrazione di Trump.
L’11 settembre ha anche alterato la percezione delle comunità musulmane in Occidente, che sono state guardate con crescente sospetto. In alcuni paesi, come la Cina, questo ha fornito un pretesto per intensificare le repressioni contro le minoranze musulmane, in particolare gli uiguri nello Xinjiang.
Infine, l’11 settembre ha segnato l’inizio di una fase di sorveglianza senza precedenti. I sistemi di sicurezza sono stati radicalmente incrementati per rispondere a future minacce terroristico, evidenziando un’erosione delle libertà civili e una crescente diffidenza verso le minoranze. La creazione della prigione di Guantanamo è l’emblema di questo deterioramento del principio dello stato di diritto.
Quindici anni dopo, l’America mostra cicatrici profonde. I cambiamenti strutturali che ne sono scaturiti hanno influenzato non solo le politiche interne, ma anche il posizionamento degli Stati Uniti sulla scena internazionale, segnando la fine del loro “momento unipolare” e una crescente insicurezza globale.