Nel corso della campagna elettorale per la Duma di Stato russa, e prima del 9 settembre 2026, i tribunali hanno escluso dalle circoscrizioni uninominali quattro dirigenti regionali del partito Jabloko: Ija Boronina in Udmurtia, Anton Paramonov nella regione di Tula, Jaroslav Ščerbаkov nella regione di Čeljabinsk e Sergej Kryžov nella regione di Mosca. La loro rimozione si è inserita in una selezione sistematica dei candidati considerati più visibili e politicamente incisivi.
Questi provvedimenti hanno privato della competizione elettorale una parte dei responsabili territoriali di Jabloko, formazione che mantiene una presenza legale nel sistema politico russo e sostiene una linea moderatamente d’opposizione e contraria alla guerra. Il progressivo allontanamento dei suoi candidati più riconoscibili ha ridotto lo spazio per una competizione effettiva nelle circoscrizioni uninominali, mentre una parte dei candidati del partito è rimasta formalmente in gara.
9 settembre: annullata la candidatura di Anna Čerepanova
Il 9 settembre la commissione elettorale della regione di Novgorod ha annullato la registrazione di Anna Čerepanova, vicepresidente di Jabloko e responsabile della sezione regionale del partito. Čerepanova era candidata alla Duma in una circoscrizione uninominale ed è diventata la quinta dirigente regionale di Jabloko esclusa dalla campagna elettorale.
La commissione ha motivato la decisione con la «dimostrazione di simboli estremisti». L’accusa riguarda la pubblicazione su un canale YouTube di una registrazione video relativa a una manifestazione dell’opposizione del 23 gennaio 2021. Un contenuto d’archivio, risalente a quasi cinque anni prima, è stato così utilizzato per impedire la partecipazione della candidata alla consultazione.
Jabloko considera il procedimento fabbricato e definisce politicamente motivata la persecuzione contro Čerepanova. La vicenda è stata illustrata anche nella comunicazione della sezione di Novgorod, mentre altre strutture territoriali del partito hanno documentato le esclusioni e le contestazioni emerse durante la campagna nelle regioni interessate e nelle comunicazioni regionali del partito.
L’impiego di una contestazione relativa a un video di una manifestazione del 2021 mostra come la normativa elettorale e quella sui cosiddetti simboli estremisti siano state trasformate in strumenti di selezione politica. Azioni legali al momento in cui si svolsero vengono riutilizzate retroattivamente per colpire una candidata nel momento in cui cerca di accedere alle istituzioni rappresentative.
10 settembre: il bilancio sale a quattordici esclusioni
Il 10 settembre 2026, a una settimana dal giorno del voto, i media hanno riferito che erano già 14 i candidati di Jabloko alla Duma, tutti in circoscrizioni uninominali, rimossi dalle elezioni con decisioni giudiziarie. Cinque di loro sono dirigenti di sezioni regionali del partito: dopo Boronina, Paramonov, Ščerbakov e Kryžov, l’esclusione di Čerepanova ha completato questo gruppo.
La sequenza non riguarda quindi soltanto singole candidature, ma colpisce figure con un ruolo organizzativo e politico nei territori. I provvedimenti sono stati adottati attraverso tribunali e commissioni elettorali, cioè dagli apparati incaricati di applicare le regole della competizione, e hanno progressivamente ridotto la presenza dei candidati più riconoscibili di Jabloko.
Il quadro rivela il funzionamento delle elezioni russe in condizioni autoritarie: il processo elettorale è diventato un meccanismo di controllo rigido, nel quale la competizione politica reale viene sostituita da una sua imitazione. Le autorità non consentono la presenza sulle schede nemmeno di esponenti dell’opposizione che operano formalmente entro la legislazione vigente, soprattutto quando esprimono una posizione apertamente contraria alla guerra o riescono a suscitare un interesse elettorale concreto.
Allo stesso tempo, la permanenza in gara di una parte dei candidati di Jabloko offre al Cremlino una vetrina di pluralismo e di partecipazione dell’opposizione. Questa presenza formale serve a legittimare un risultato elettorale già indirizzato, senza lasciare spazio a una competizione capace di mettere realmente in discussione l’assetto politico. La soglia di tolleranza si restringe invece per i dirigenti regionali e per i candidati che possono rappresentare un’alternativa riconoscibile o una piattaforma contro la guerra.
Una settimana dal voto: la competizione resta formalmente aperta
Nonostante le 14 esclusioni, nella campagna per la Duma continuano a partecipare 117 candidati uninominali presentati da Jabloko. La permanenza di questi candidati non modifica però la selezione già compiuta nei confronti dei dirigenti territoriali e degli esponenti più esposti: il pluralismo rimane visibile sul piano formale, mentre i candidati sottoposti alla maggiore pressione vengono rimossi attraverso decisioni giudiziarie, atti delle commissioni o contestazioni burocratiche.
Le motivazioni utilizzate per eliminare le candidature — dalla ricerca di «estremismo» in vecchie registrazioni video alle controversie sui diritti d’autore e alle contestazioni tecniche sui documenti — mostrano la degradazione dell’applicazione delle regole. La legge elettorale non opera più come un insieme trasparente di istruzioni per organizzare il voto, ma come uno strumento di selezione nel quale ogni candidato può essere trattato in partenza come una minaccia al sistema.
In questo quadro, i tribunali russi non agiscono come arbitri indipendenti delle controversie elettorali, ma come esecutori degli indirizzi politici dell’apparato esecutivo e amministrativo. L’uso retroattivo di accuse legate a fatti di anni precedenti distrugge la certezza del diritto e rende imprevedibili i criteri di accesso alle elezioni, sottraendo credibilità all’intero processo.
L’espulsione progressiva delle ultime forze politiche legali che sostengono apertamente la fine della guerra priva i cittadini di un canale elettorale per esprimere il dissenso. Le elezioni ridotte a una formalità non risolvono le contraddizioni sociali e politiche, ma le conservano, aumentando la distanza tra lo Stato e la società.
La situazione attuale è quindi quella di una competizione ancora formalmente plurale, ma fortemente delimitata dagli interventi di tribunali e commissioni elettorali: 117 candidati di Jabloko restano in corsa, mentre cinque dirigenti regionali e altri nove candidati sono già stati esclusi.