Il Pd richiede la dissoluzione del partito di Vannacci per apologia del fascismo

18.09.2026 16:25
Il Pd richiede la dissoluzione del partito di Vannacci per apologia del fascismo

Il 18 settembre, il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, ha accusato il partito Futuro Nazionale, fondato dall’ex generale Roberto Vannacci, di apologia del fascismo durante un’interpellanza urgente alla Camera. Morassut ha invocato l’applicazione delle leggi Scelba e Mancino, chiedendo al governo di valutare se esistano i presupposti per lo scioglimento del partito. La risposta del Viminale, rappresentato dalla sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro, ha evidenziato che le affermazioni di Vannacci, per quanto possano essere considerate “radicali e contestabili”, rientrano nella libertà di manifestazione del pensiero, riporta Attuale.

Il Pd chiede di valutare lo scioglimento

Al centro dell’interpellanza vi sono prese di posizione e iniziative di Futuro Nazionale che, secondo Morassut, potrebbero configurare elementi di apologia del fascismo o riorganizzazione del disciolto Partito fascista. “Non stiamo semplicemente discutendo idee; si tratta di una questione politica e costituzionale fondamentale”, ha dichiarato Morassut. “C’è o no apologia di fascismo? I comportamenti, le frasi, le simbologie e le ricostruzioni suggeriscono un tentativo di riabilitare e riorganizzare un partito politico attorno a tali concetti?”.

Morassut ha richiamato la legge Scelba del 1952 e la legge Mancino del 1993, sollecitando il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a chiarire se siano state redatte informative delle autorità di pubblica sicurezza e se il governo intenda avviare iniziative per la valutazione dello scioglimento di gruppi che sostengono il fascismo. Secondo il deputato, esisterebbe un “rischio di riorganizzazione del partito fascista sotto nuove etichette”.

La risposta del Governo: «Rientrano nella libertà di pensiero»

La sottosegretaria Wanda Ferro ha sottolineato la rara applicazione della legislazione antifascista, affermando che la legge Scelba è stata attuata solo due volte in quasi 75 anni, mentre la legge Mancino è stata applicata solamente due volte, entrambe nel 1993. Ferro ha sostenuto che le “espressioni e manifestazioni di pensiero”, per quanto radicali, “rientrano nella libertà di pensiero garantita dall’ articolo 21 della Costituzione“. Ha inoltre specificato che il sistema ideato dai padri costituenti per proteggere la democrazia si basa su una chiara distinzione tra l’espressione di idee non condivisibili e le minacce violente all’ordinamento democratico.

Il nodo della legge Scelba: cosa prevede

Ferro ha chiarito che la distinzione del governo è più complessa e si basa sull’articolo 1 della legge Scelba, che considera la ricostituzione del disciolto Partito fascista anche quando un gruppo persegue finalità antidemocratiche. Questo include la propaganda razzista e l’esaltazione di esponenti e principi fascisti. La Corte costituzionale, nel 1957, ha stabilito che l’apologia del fascismo deve mirare concretamente alla riorganizzazione del disciolto partito affinché assuma rilevanza penale.

Il procedimento trasmesso alla Procura di Roma

La sottosegretaria ha altresì comunicato che il ministero della Giustizia ha avviato un procedimento in seguito a un esposto presentato da un avvocato del Foro di Catania, poi trasmesso per competenza alla Procura di Roma. Ferro ha richiamato la necessità di accertamenti riguardanti militari in servizio all’interno di Futuro Nazionale.

Questa risposta è stata considerata “debole e reticente” dal Partito Democratico. Morassut ha rilevato che il governo si concentra eccessivamente sulla questione della violenza, quando in realtà le leggi Mancino e Scelba non si riferiscono solo all’esercizio di violenze. “La storia può ripetersi sotto forme diverse”, ha concluso, “ma non si può ignorare un contesto che può innescare processi simili”.

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