Strategia elettorale del governo Meloni: il taglio del bollo auto come simbolo di cambiamento
Roma, 19 settembre 2026 – Il professor Livio Gigliuto, presidente dell’Istituto Piepoli, suggerisce che la mossa a sorpresa del governo Meloni sul taglio del bollo auto prelude a una strategia elettorale. “Sicuramente. Difatti non mi fermerei al bollo. Occorre considerare che la prossima Finanziaria, comunque l’ultima del governo di centrodestra, rappresenterà la base di partenza materiale della campagna elettorale sia per maggioranza che opposizione intorno alle principali iniziative di impatto economico per costruire un rapporto col paese reale. Del resto si sapeva”, riporta Attuale.
Qual è il significato dell’abrogazione del bollo?
“È un simbolo. Non banale come prima uscita per attestare la posizione del governo. Non che sposti voti, come ci si domanda. A spostare voti è l’orientamento della manovra premessa dal bollo. Penso che Meloni abbia voluto comunicare che la Finanziaria sarà concreta e percepita sulla pelle dell’elettorato, al contrario delle precedenti manovre meno sentite”.
Quali sono le priorità per gli italiani in questo momento?
“Le priorità dell’opinione sono in questo momento sicurezza, immigrazione, sanità, salari, occupazione. Ma al primo posto dall’inizio della guerra con l’Iran ci sono prezzo dei carburanti, bollette e caro vita”.
Che tipo di interventi si prevede?
“Saranno gli schieramenti a proporlo. La medaglia del potere di acquisto è fatta da un lato dalla ricchezza degli stipendi e dall’altro dal caro prezzi. Su questo, o cerchi di incidere sull’aumento dei salari, come fa il centrosinistra, oppure sull’abbassamento dei prezzi, che in questo momento informa l’azione del centrodestra su tagli delle accise e bonus”.
È sempre stato così?
“Niente di nuovo sotto il cielo. L’economia conduce la campagna elettorale, accanto al tema sicurezza, che alcune fasce di popolazione percepiscono più di altre; al nord per esempio, anche tra i giovani”.
Questo vale per entrambe le parti politiche?
“Sì. La fascia più preoccupata del tema sicurezza sono i giovani, mentre prima era quella più agée. Abbastanza una novità”.
A oggi, qual è lo scarto tra i due poli?
“Sono sostanzialmente alla pari, salvo la riforma elettorale che garantisce una vittoria larga a chi prevale di poco. In questo quadro, da un punto di vista matematico, Futuro Nazionale potrebbe assicurare una vittoria a Meloni, anche perché la stragrande maggioranza dell’elettorato pensa che il partito dovrebbe stare nel centrodestra e lo stesso vuole la base della coalizione. Il che consegnerebbe un’opportunità a Meloni e insieme un problema a Vannacci, che non tutti potrebbero votare se va da solo”.
Se Meloni dovesse perdere senza FN, può affrontare una fase di opposizione o rischia di essere erosa da Vannacci?
“Dipende dallo scenario. Il rischio è anche a quel punto FN imputi la sconfitta a Meloni, portando consenso a Vannacci. Non esiste strategia perfetta. Il vero tema è che l’opinione pubblica è sempre particolarmente attenta e attratta dalla novità, che quando è in crescita non viene placata altro che da un’altra nuova proposta”.
Le primarie del centrosinistra quanto rischiano di essere divisive?
“Il rischio c’è. Se vince Schlein c’è il pericolo per Conte che un pezzo di elettorato non si senta protagonista e rappresentato, dato che sono due mondi che non si sentono contigui. Se vince Conte non è tanto detto che l’elettorato Pd defezioni, avendo maggiore consuetudine al compromesso, ma che la leadership di Schlein esca appannata e messa in discussione a partire dagli stessi dem”.