Roma, 19 settembre 2026 – Sandro Mazzola è stato molto più di un calciatore: rappresentava una parte fondamentale della nostra storia collettiva. Nella vita di ognuno ci sono sportivi che ci accompagnano come angeli custodi, figure emblematiche che segnano i sogni di gioventù, diventando modelli e esempi. Non semplici idoli, ma atleti che vincono e perdono, profondamente umani, capaci di emozionare in ogni istante, anche nei momenti di sfida. Questo è ciò che ha rappresentato Mazzola per tanti, riporta Attuale.
La mia infanzia è stata segnata da due idoli: Felice Gimondi e Sandro Mazzola. Il Baffo dell’Inter incarnava l’essenza del campione, capace di superare le barriere del tifo. Un ricordo indelebile risale all’8 dicembre 1966, durante una storica partita di Coppa dei Campioni allo stadio Vasas di Budapest, dedicato al leggendario Puskas. La mia famiglia, riunita davanti a un vecchio televisore Atlantic, rimase incantata per le prodezze di Mazzola. Con un dribbling fulmineo, segnò una doppietta, portando il risultato finale a 0-2. Il primo gol, un capolavoro, avvenne tra tre avversari e il portiere, un gesto tecnico che ha segnato per sempre la mia memoria.
La prodezza contro la Svizzera
L’iconico secondo gol di Mazzola, realizzato il 17 ottobre 1970 contro la Svizzera, è un’altra delle sue celebri performance. Sintonizzato sul bianco e nero della TV, osservavo il Baffo che, partendo dall’area, eseguiva una danza di palleggi avvicinandosi al portiere avversario. La palla sembrava legata ai suoi piedi, mentre il pubblico restava stupito. Con un settimo tocco preciso, Mazzola superò il portiere con un tiro chirurgico. Quante volte ho cercato di imitare il mio idolo, rivivendo quel momento magico nei cortili e nei sogni.
È stato il calcio e la sua stessa parabola
La magia di Mazzola è testimoniata da ricordi vividi e significativi. Figlio del grande Valentino, scomparso a Superga, Mazzola è stato un simbolo per l’Inter e un fondatore dell’Assocalciatori insieme a Rivera e Bulgarelli. Un uomo di ideali forti, mordente ironico e rancori sottili. Rappresentante di un’epoca, gli anni Sessanta, Mazzola ha incarnato il calcio stesso, fino a quando, con i cambiamenti del gioco, è stato relegato ai margini della memoria, dove i suoi gol memorabili non saranno mai dimenticati.