Mazzola multato per aver citato Dante: 700mila lire per sospetti sull’imparzialità arbitrale

19.09.2026 14:15
Mazzola multato per aver citato Dante: 700mila lire per sospetti sull'imparzialità arbitrale

Il ricordo di Sandro Mazzola, simbolo di un’epoca calcistica

Roma, 19 settembre 2026 – Settecentomila lire. Tanto costò a Sandro Mazzola citare Dante e in particolare il Virgilio della Commedia che si rivolge al traghettatore Caronte (Canto III dell’Inferno): “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”. Mazzola rispose così a Beppe Viola subito dopo la finale di Coppa Italia, derby tra Milan e Inter, conclusasi con un 2-0 per i rossoneri, guadagnando così un posto in Europa. Quella stagione si rivelò maledetta per il Milan, relegato nella parte bassa della classifica. Era luglio 1977, un periodo difficile in Italia, ancora segnato dagli anni di piombo. Allenava il Milan il leggendario Nereo Rocco, nella sua ultima avventura.

Mazzola, fresco di una vittoria, rispolverava la sua cultura, richiamandosi a un periodo in cui il calcio e la società cambiavano. Durante l’intervista, la sua citazione dantesca sollevò immediatamente interrogativi. Per alcuni, poteva sembrare una critica all’allenatore Chiappella per la formazione schierata, per altri una possibile lamentela nei confronti della società per il suo imminente ritiro. In verità, la frase era rivolta a Cesare Gussoni, l’arbitro di quella finale, recente protagonista in campo internazionale e futuro designatore arbitrale.

Il contesto della finale e la carriera di Mazzola

Il 2-0 della finale fu firmato da un gol iniziale di Aldo Maldera e dal giovane Giorgio Braglia. Tuttavia, quella partita rappresentava anche l’ultima di Sandro Mazzola. Quando espresse il suo pensiero con la citazione di Dante, non tutti compresero subito il riferimento. Solo più tardi fu chiaro che Mazzola si riferiva a Gussoni, che si allenava regolarmente a Milanello, e la sua presenza era vista come un vantaggio per il Milan. L’estate del 1977 vide la Figc aprire un’inchiesta in seguito alle parole di Mazzola, che si chiuse a settembre, poco prima dell’inizio del campionato. Nel frattempo, Mazzola era diventato dirigente, ricevendo una multa di 700mila lire per aver messo in discussione l’imparzialità della federazione e della direzione di gara.

Questo episodio evidenziò una transizione nel mondo del calcio italiano, dove i giocatori cominciavano a farsi sentire sempre più, e non mancavano le tensioni. Mazzola, insieme al rivale Rivera e all’avvocato Sergio Campana, aveva già fondato un’associazione giocatori per difendere i diritti degli atleti. La sua citazione rimarebbe impressa nella memoria collettiva, un simbolo di una generazione di calciatori e di un calcio che stava cambiando radicalmente.

L’eredità di Sandro Mazzola nel calcio italiano

Oggi, riflettendo su quelle parole, appare incredibile pensare che un calciatore potesse rispondere a un’intervista con versi. Quell’epoca apparteneva a un calcio in cui l’intelletto e le emozioni si intrecciavano, testimoniando una società in profonda trasformazione. La storia di Mazzola non è solo quella di un grande calciatore, ma incarna un’epoca che ha plasmato il calcio italiano, le cui memorie continuano a vivere attraverso le sue giocate e le sue parole. L’influenza che Mazzola ha avuto sul suo sport è innegabile; la sua carriera, sia dentro che fuori dal campo, rappresenta un capitolo significativo nella storia del calcio italiano, che continua a evolversi ogni giorno.

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