La fabbrica di droni in Tatarstan: un centro strategico per la guerra russa contro l’Ucraina

26.09.2026 11:45
La fabbrica di droni in Tatarstan: un centro strategico per la guerra russa contro l'Ucraina

Alabuga, il polo industriale russo dedito alla produzione di droni, si espande nel contesto del conflitto con l’Ucraina

Il polo industriale di Alabuga, situato nel Tatarstan, a circa mille chilometri est di Mosca, è stato parzialmente convertito nel 2022 per la produzione di droni militari. Negli ultimi tempi, la sua capacità produttiva ha raggiunto livelli critici, diventando uno dei principali centri per il conflitto in corso tra Russia e Ucraina, riporta Attuale.

Il complesso si estende per circa 39 chilometri quadrati, un’area superiore a quella del comune di Como. La sezione dedicata ai droni occupa circa tre chilometri quadrati, un’area considerevole che permette una produzione massiccia. Secondo l’intelligence ucraina, Alabuga produce attualmente tremila droni al mese, con stime di un rapporto di Csis di marzo che suggerisce che il numero possa essere salito a 5.500 unità mensili, un numero esorbitante rispetto ai 300 droni al mese prodotti nel 2022, come riportato da The Economist. Quando il Wall Street Journal menzionò per la prima volta Alabuga nel maggio del 2024, si stimava una produzione annuale di 6.000 droni; ora, tale produzione si avvicina a questo target ogni mese, con modelli di droni più avanzati rispetto ai precedenti.

I media russi hanno cominciato a riferire della produzione di droni a Alabuga solo nel luglio del 2025. Lavoratori di diversa provenienza, tra cui studenti russi, donne e operai da paesi africani, contribuiscono a tale sforzo produttivo.

Alabuga rappresenta un vantaggio chiave per la Russia, che può contare su una produzione industriale rapida e scalabile. Questo implica che tutti i passaggi della catena di produzione, dai fornitori alla manodopera, funzionano a regime, e ciò sta avvenendo con successo all’interno del polo. Nonostante l’Ucraina possegga un’industria delle armi robusta, essa è formata da piccole aziende sparse che operano in condizioni precarie a causa della guerra, con risorse limitate e spesso dipendenti dal supporto di paesi alleati.

Originariamente concepito come una zona economica speciale con agevolazioni fiscali, Alabuga è equipaggiato con una rete ferroviaria per il trasporto di materiali pesanti e un politecnico per formare il personale. L’industria dei droni include anche l’assemblaggio di droni iraniani, noti come Geran, che sono stati rinominati per il mercato russo. Modelli più recenti, come Geran-4 e Geran-5, sono completamente prodotti in Russia, con una notevole forza lavoro, inclusi operai provenienti dalla Corea del Nord, grazie a un accordo tra Vladimir Putin e Kim Jong Un.

Recentemente, l’Ucraina ha recuperato un drone Geran-4 non esploso, scoprendo che il motore era un turbojet cinese, capace di volare a 8 chilometri di altitudine e 600 chilometri all’ora. Componenti statunitensi, contravvenendo alle sanzioni, sono stati rinvenuti nei circuiti del drone.

La distanza di Alabuga dal confine ucraino supera i 1.100 chilometri, una misura che in passato poteva apparire sicura, ora messa in discussione da nuove analisi e costruzioni di difese aeree nei dintorni del polo. L’area è circondata da misure di protezione avanzate, inclusi cavi di acciaio progettati per neutralizzare eventuali attacchi aerei.

Alabuga è anche interconnessa a basi operative dove i droni sono stoccati temporaneamente prima del lancio verso l’Ucraina. Questa strategia di bombardamenti intensivi, che mira a sovraccaricare le difese ucraine, comporta attacchi senza distinzione a obiettivi civili e militari, contribuendo a creare un clima di terrore nella popolazione ucraina, specialmente con l’avvicinarsi dell’inverno.

Attualmente, si discutono potenziali risposte da parte degli Stati Uniti, come la fornitura di missili Tomahawk all’Ucraina, che potrebbero colpire obiettivi a lungo raggio, incluso Alabuga.

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