La partita contro Israele al centro delle polemiche in Irlanda: i giocatori discutono di proteste e diritti umani

26.09.2026 17:05
La partita contro Israele al centro delle polemiche in Irlanda: i giocatori discutono di proteste e diritti umani

Controversia sulla partita Irlanda-Israele in Nations League a causa del conflitto in Gaza

La partita della Nations League di calcio in programma per domenica sera tra Irlanda e Israele è al centro di un acceso dibattito politico e sportivo in Irlanda, costringendo la federazione calcistica nazionale a confermare che si svolgerà regolarmente. Alcuni calciatori, tra cui il portiere Gavin Bazunu, erano intenzionati a non partecipare per sostenere una campagna di boicottaggio che chiede l’annullamento della partita, considerata reazione ai massacri e alle devastazioni compiute da Israele nella Striscia di Gaza, riporta Attuale.

Nella giornata di sabato si è verificata confusione, con agitazioni tra i giocatori della Nazionale irlandese che hanno portato all’annullamento di un allenamento e al rinvio di una conferenza stampa. Alla fine, secondo i media irlandesi, la squadra ha votato per decidere se giocare o meno, e la maggioranza ha optato per scendere in campo.

Le partite della Nazionale israeliana di calcio sono state oggetto di proteste fin dall’inizio dell’invasione e dei bombardamenti nella Striscia di Gaza, iniziati dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Tuttavia, la questione è particolarmente sentita in Irlanda, dove il sostegno alla Palestina è forte e radicato, coinvolgendo non solo la popolazione, ma anche la politica e le istituzioni del paese.

Il primo ministro irlandese Micheál Martin ha anche commentato la controversia, confrontandosi con la Federazione calcistica israeliana che aveva definito “stupide, ignoranti e ipocrite” le dichiarazioni dell’allenatore irlandese Heimir Hallgrímsson, il quale aveva affermato che la sua squadra avrebbe giocato “contro il genocidio”. Martin ha richiesto alla federazione israeliana di ritirare le critiche, aggiungendo che “Israele non può continuare a negare ciò che il mondo sa”.

La campagna di boicottaggio delle partite, lanciata a febbraio, si chiama Stop the Game e ha ottenuto il sostegno di diversi allenatori ed ex giocatori. La televisione pubblica irlandese RTÉ ha annunciato che trasmetterà le partite solo per obblighi contrattuali, senza telecronaca né collegamenti dallo studio. RTÉ aveva già boicottato l’Eurovision Song Contest per la partecipazione di Israele e ha confermato di fare lo stesso per l’edizione del 2027.

Tra i sostenitori della campagna c’era l’ex allenatore Brian Kerr, che aveva invitato la Federcalcio irlandese a “mostrare un po’ di palle e a rifiutare di giocare contro Israele”. Altri allenatori, come Joey O’Brien dello Shelbourne e Stephen Bradley dello Shamrock Rovers, hanno aperto una netta critica contro Israele, accusandolo di genocidio.

Anche alcuni giocatori hanno espresso posizioni contrarie a giocare contro Israele. Il centrocampista Roberto Lopes, presidente del sindacato dei calciatori, si era dichiarato contrario, mentre Kevin Kilbane, ex nazionale irlandese, in un articolo su The Irish Times, aveva affermato che non si doveva affrontare Israele “mentre l’esercito israeliano commette genocidio”.

Le tifoserie della League of Ireland, prevalentemente a favore della Palestina, hanno alzato la voce contro la Federazione irlandese, che si è trovata in difficoltà nella gestione della situazione. Nonostante le pressioni, ha deciso di giocare la partita per evitare sanzioni UEFA, rischiando una sconfitta a tavolino e una multa, nonché possibili ripercussioni sugli Europei del 2028.

La Federazione è riuscita a trasferire la partita di ritorno, prevista a Dublino il 4 ottobre, a Bačka Topola, in Serbia, a porte chiuse. I giocatori irlandesi hanno discusso delle due partite contro Israele in un incontro privato e, dopo aver escluso il boicottaggio dell’ultimo minuto, hanno deciso di scendere in campo indossando una fascia nera al braccio in segno di lutto “per tutti i morti nel conflitto”, con possibilità di ulteriori forme di protesta non specificate.

1 Comment

  1. Non riesco a credere che si stia discutendo di giocare contro Israele in un momento del genere. Sport e politica dovrebbero essere separati, ma qui è tutto così complicato. I calciatori hanno il diritto di farsi sentire, però la Federazione sta rischiando con queste decisioni. Un vero caos.

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