Londra apre alla possibilità di rientro nell’Ue, ma le elezioni potrebbero ritardare il processo

01.10.2026 05:25
Londra apre alla possibilità di rientro nell'Ue, ma le elezioni potrebbero ritardare il processo

Il Regno Unito verso un possibile ritorno nell’Unione Europea, dichiarazioni di Andy Burnham

Il premier britannico Andy Burnham ha dichiarato ieri che “il ritorno del Regno Unito nell’Unione europea è davvero sul tavolo”, affermazione supportata da Bill Emmott, giornalista e saggista britannico ex direttore dell’Economist, che ha specificato però che “è una proposta per il futuro, non per oggi”, riporta Attuale.

Emmott ha spiegato quale potrebbe essere l’iter per un ritorno nell’UE: “Dobbiamo aspettare le elezioni. Quella del primo ministro è una dichiarazione intelligente, forse anche un po’ furba. Prima del voto, non avremo da parte sua una posizione chiara sull’Europa, ma un invito a discutere apertamente le diverse opzioni”.

La reazione della popolazione britannica a queste dichiarazioni è di grande interesse. “È chiaro che, dieci anni dopo, la Brexit è diventata impopolare. Una maggioranza pensa che sia stato un errore uscire dall’Europa. Tuttavia, resta da determinare quanto sia profondo questo sentimento e quanto piuttosto superficiale. La Brexit è stata dannosa, come ha dichiarato Andy Burnham. Ma ci sono tanti problemi nell’economia e nella società britannica. La Brexit è il problema numero uno o forse il numero dieci? Non è chiaro”, ha osservato Emmott.

È evidente che i problemi economici non sono nati esclusivamente dalla Brexit. “Esattamente. Ci sono problemi più ampi”, ha affermato, sottolineando la necessità di un’analisi più completa della situazione attuale. Sul piano politico, Emmott ha messo in evidenza la persistente divisione tra euroscettici e filoeuropeisti: “Esiste una polarizzazione profonda. C’è una minoranza sovranista proveniente dal Partito conservatore e dal partito di Nigel Farage, soprattutto riguardo all’immigrazione. Ma la maggioranza pensa che sarebbe meglio riavvicinarsi all’Unione europea e recuperare il decennio perduto”.

Questa apertura al dibattito europeo si inserisce in un contesto più ampio di riforme. “Il primo ministro, alla conferenza laburista, ha accennato non solo alla volontà di riaprire la questione dell’UE, ma anche a quella del sistema elettorale nel Regno Unito, oltre ad altre proposte sul welfare e sul sistema economico”, ha spiegato Emmott. “La proposta di riaprire il dibattito europeo si riferisce a una finestra temporale successiva alle elezioni. Si tratta di una trasformazione forse possibile nel prossimo decennio”.

La questione rimane complessa e ambiziosa. “C’è grande incertezza. Pensando a un’idea così a lungo termine, anche chi è d’accordo potrebbe andare perdendosi. Abbiamo tanti problemi economici, la situazione fiscale, l’inflazione e l’immigrazione. Non è un ambiente facile per un primo ministro”, ha aggiunto.

Infine, Emmott ha considerato se l’Europa potrebbe giocare un ruolo nella risoluzione di queste difficoltà: “Speriamo. Ma è chiaro che per la Francia o per la Germania essere nell’Unione europea non è una soluzione finale”. Un ritorno nell’UE, se mai dovesse avvenire, complicherebbe anche il dibattito sull’indipendenza scozzese. “Gli scozzesi hanno due punti di vista: uno è per l’indipendenza dal Regno Unito, l’altro è filoeuropeo. Se in futuro ci fosse una decisione per una negoziazione per rientrare nell’UE, la questione dell’indipendenza scozzese diventerebbe più difficile e complessa”, ha concluso Emmott.

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