Interrogatori in corso su un attacco aereo di Flydubai, l’Arabia Saudita nega la cooperazione
Dopo un attacco avvenuto su un volo della Flydubai, l’Arabia Saudita ha finora rifiutato di consentire agli investigatori israeliani di partecipare agli interrogatori del copilota, ritenuto un «estremista religioso». Secondo le indicazioni, sembra che gli inquirenti preferiscano condurre l’interrogatorio autonomamente. La possibilità di una collaborazione dipende dal livello di informazioni di intelligence condivise con Israele, paese con cui Riad non intrattiene relazioni diplomatiche, riporta Attuale.
Il copilota, originario dell’Oman, è descritto da un collega come un individuo che «pregava tutto il tempo e si rifiutava di stringere la mano alle donne». È stato reclutato dalla compagnia aerea solo otto mesi fa. Al momento, le indagini sono in carico al Mossad, le cui operazioni includono la prevenzione di attacchi internazionali, insieme al lavoro dello Shin Bet, responsabile della sicurezza per i voli israeliani.
Secondo rapporti recenti, i servizi di intelligence israeliani avevano alzato il livello di allerta riguardo ai voli provenienti da Dubai, considerati a rischio a causa di controlli insufficienti negli aeroporti degli Emirati. Si sospetta che il copilota volesse dirottare l’aereo verso obiettivi israeliani, il che potrebbe mettere a repentaglio le relazioni diplomatiche già fragili tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti, di cui l’accordo di Abramo è un elemento cruciale.
Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha riferito che il sospettato ha chiesto all’equipaggio di «ucciderlo» dopo essere stato neutralizzato. Ha anche confermato che l’uomo ha ricevuto un indottrinamento islamista radicale. Gli agenti stanno attualmente cercando di comprendere le motivazioni del copilota e se l’attacco fosse stato organizzato autonomamente o sostenuto da una rete terroristica, menzionando anche possibili legami con l’Iran.
Il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, ha dichiarato che l’attacco mirava a colpire gli interessi israeliani e minare le relazioni con gli Emirati Arabi Uniti, sottolineando l’importanza di mantenere intatti gli Accordi di Abramo che rappresentano un passo significativo per la stabilità nella regione.