Quasi 11.000 metri quadrati di immobili, circa 60 farmacie, magazzini alle porte di Minsk e appartamenti di lusso nella capitale: è il patrimonio che un’inchiesta di Zerkalo attribuisce all’imprenditore bielorusso Sergei Shakutin. La sua attività nel settore farmaceutico è proseguita anche dopo una condanna per corruzione e dopo che società a lui collegate sono state associate a forniture di medicinali per lo Stato a prezzi fortemente maggiorati.
Il caso riporta al centro una domanda concreta: che cosa accade quando una condanna per corruzione non impedisce a un imprenditore di continuare a operare in un settore alimentato dalla spesa pubblica?
Un patrimonio costruito attorno alle farmacie
Il 1° ottobre 2026, Zerkalo ha pubblicato un’inchiesta sulle proprietà riconducibili a Sergei Shakutin. Secondo la ricostruzione, il totale sfiora gli 11.000 metri quadrati e comprende i locali utilizzati da circa 60 farmacie, due appartamenti di pregio a Minsk, grandi depositi nella zona della capitale e immobili commerciali in diverse regioni della Bielorussia.
Non si tratta quindi di un singolo investimento immobiliare, ma di una rete di edifici legata all’attività farmaceutica dell’imprenditore. Le proprietà includerebbero spazi destinati alla vendita dei medicinali, strutture logistiche e beni commerciali. La loro estensione dà la misura della presenza raggiunta dal gruppo nel mercato nazionale, ma non dimostra da sola come sia stato finanziato ogni singolo acquisto.
Il nome di Sergei Shakutin era già emerso nel 2018, durante un importante procedimento per corruzione nel settore sanitario. L’imprenditore fu riconosciuto colpevole di aver versato tangenti e condannato a un anno e mezzo in una colonia penale a regime ordinario. Fu però liberato in aula: il periodo trascorso in custodia cautelare aveva già coperto l’intera pena.
La condanna, dunque, non si tradusse in una lunga esclusione dalla vita economica. Negli anni successivi Shakutin ha continuato a operare nella farmaceutica, mentre le sue proprietà si sono estese fino a formare il portafoglio descritto dall’inchiesta.
Le forniture pubbliche e i sette milioni di rubli
La seconda parte della vicenda riguarda due società farmaceutiche associate a Shakutin, Iskamed e Kapsifarm. Un’indagine riferita agli anni 2023 e 2024 ha esaminato le loro forniture di medicinali alla società statale Belpharmatsiya.
Secondo quella ricostruzione giornalistica, i prodotti sarebbero stati venduti a prezzi molto superiori a quelli di mercato o comunque ingiustificatamente elevati. Il bilancio pubblico bielorusso avrebbe così pagato almeno 7 milioni di rubli in più. Si tratta di un’accusa riferita alle modalità di approvvigionamento e ai prezzi applicati; il materiale disponibile non consente di stabilire che ogni bene oggi attribuito a Shakutin sia stato acquistato con quei fondi.
Il collegamento resta tuttavia rilevante. Le società legate all’imprenditore sarebbero rimaste attive nelle forniture a un’azienda pubblica anche dopo la sua condanna. In un comparto dove lo Stato è un acquirente centrale, l’accesso ai contratti pubblici può determinare non soltanto il volume degli affari, ma anche la capacità di accumulare capitale e immobili.
La posta in gioco non è astratta. I medicinali sono beni essenziali e la spesa per acquistarli incide direttamente sulle risorse disponibili per il sistema sanitario. Se lo Stato paga prezzi gonfiati, può comprare meno prodotti con lo stesso bilancio oppure trasferire parte del costo sui pazienti e sulle loro famiglie.
Il peso della famiglia Shakutin
La storia acquista una dimensione politica anche per il legame familiare. Sergei Shakutin è il fratello di Alexander Shakutin, imprenditore considerato vicino al presidente bielorusso Alexander Lukashenko e spesso descritto come uno dei suoi principali alleati finanziari. Alexander Shakutin è sottoposto a sanzioni dell’Unione europea.
Questa parentela non dimostra che il patrimonio di Sergei Shakutin o i suoi rapporti commerciali siano stati amministrati politicamente. Spiega però perché la sua permanenza nel mercato farmaceutico statale non venga letta come una normale vicenda imprenditoriale. Sullo sfondo c’è un sistema economico fortemente controllato, nel quale i rapporti con le imprese pubbliche possono avere un peso decisivo.
Il punto centrale non è soltanto la quantità di immobili. È la combinazione tra una condanna per corruzione, la prosecuzione dell’attività nel settore dei medicinali e le contestazioni sui prezzi delle forniture pubbliche. Se le società collegate a un imprenditore già condannato hanno continuato a vendere allo Stato, occorre capire quali controlli siano stati applicati e quali barriere, se ve ne sono state, abbiano impedito il ripetersi di pratiche irregolari.
Resta inoltre da chiarire se le somme indicate nelle indagini siano state recuperate, se i contratti siano stati riesaminati e se siano state adottate misure nei confronti delle aziende coinvolte. Nel frattempo, la crescita del patrimonio immobiliare attribuito a Shakutin si contrappone alle difficoltà economiche affrontate da molti cittadini bielorussi.
La vicenda mostra così una frattura precisa: da una parte la spesa pubblica destinata a un bisogno fondamentale, dall’altra l’espansione di una fortuna privata all’interno dello stesso settore. La domanda ancora aperta è se la condanna del 2018 abbia avuto conseguenze reali sull’accesso di Sergei Shakutin agli affari con lo Stato o se, in pratica, abbia rappresentato soltanto una parentesi nella sua attività.