La paura della guerra entra nelle piazze tedesche e riapre il conflitto sulla linea verso Mosca

05.10.2026 10:10
La paura della guerra entra nelle piazze tedesche e riapre il conflitto sulla linea verso Mosca
La paura della guerra entra nelle piazze tedesche e riapre il conflitto sulla linea verso Mosca

Il timore di una nuova guerra, il costo della vita e il possibile ritorno della leva obbligatoria sono confluiti nelle manifestazioni organizzate in diverse città tedesche durante il fine settimana della Festa dell’unità nazionale. A Berlino, migliaia di persone hanno protestato contro l’aumento delle spese militari e le forniture di armi all’Ucraina, chiedendo anche la cancellazione delle sanzioni contro la Russia.

La protesta non dimostra che tutti i partecipanti condividano posizioni filorusse. Il punto politico è un altro: forze molto diverse stanno collegando paure e difficoltà reali a un programma che porterebbe la Germania a ridurre il sostegno all’Ucraina, a indebolire la propria difesa e a riaprire il dialogo con Mosca. È in questo passaggio che l’ansia per la guerra può trasformarsi in pressione sulla politica estera e di sicurezza di Berlino.

Una marcia, numeri diversi e messaggi sovrapposti

Sabato 3 ottobre 2026, durante le celebrazioni per la Festa dell’unità tedesca, un corteo è partito dalla Porta di Brandeburgo e ha attraversato il centro di Berlino. Lo slogan principale chiedeva “No alla militarizzazione, alla leva e alla guerra!”. I manifestanti hanno domandato la fine delle sanzioni economiche e delle consegne di armi, mentre reclamavano maggiori risorse per il settore sociale.

La polizia ha stimato in 5.800 il numero dei partecipanti. Gli organizzatori hanno parlato invece di 20.000 persone. Molti sventolavano bandiere con colombe della pace; tra la folla sono comparse anche bandiere palestinesi, russe e dell’ex Repubblica Democratica Tedesca.

Le iniziative sono state organizzate da sindacati e dal partito Alleanza per la giustizia sociale e un’economia ragionevole, noto in precedenza come Alleanza Sahra Wagenknecht, o BSW. La formazione sostiene il ripristino delle relazioni con la Russia e si oppone all’assistenza militare all’Ucraina. Un resoconto dell’emittente tedesca Deutsche Welle sulle manifestazioni ha riferito anche della presenza di richieste favorevoli a Mosca.

Pacifismo, critica alla leva, opposizione all’aumento delle spese militari e rifiuto del sostegno a Kiev non sono la stessa cosa. In piazza, però, questi messaggi si sono sovrapposti. La loro convergenza consente di spostare il discorso dalla singola decisione sul bilancio della difesa a una contestazione più ampia della linea internazionale del governo tedesco.

Dall’inflazione alla politica estera

La discussione sulla Bundeswehr si svolge in un Paese segnato dall’inflazione, dall’aumento dei prezzi e dalle conseguenze della rinuncia alle importazioni energetiche russe. Per molte famiglie, la richiesta di destinare più denaro alla difesa appare in contrasto con la necessità di finanziare pensioni, servizi pubblici e protezione sociale.

Le forze politiche vicine alle posizioni russe hanno sfruttato questo terreno proponendo un nesso diretto tra le difficoltà economiche, il sostegno all’Ucraina e il rifiuto degli approvvigionamenti energetici provenienti dalla Russia. Il messaggio è semplice: le sanzioni farebbero crescere i prezzi, gli aiuti militari sottrarrebbero risorse ai cittadini e il governo agirebbe contro gli interessi della propria popolazione.

Queste obiezioni possono essere formulate come una legittima critica interna. Diventano però una pressione sulla sicurezza nazionale quando conducono alla richiesta di abbandonare le sanzioni, interrompere le forniture di armi a Kiev e rinunciare al rafforzamento della capacità difensiva tedesca. Una questione di bilancio viene così trasformata in una scelta sul rapporto della Germania con l’Ucraina, con i suoi alleati e con la Russia.

Il BSW ha costruito una parte rilevante della propria proposta politica su questa combinazione di temi. Anche l’ultradestra Alternativa per la Germania, o AfD, sostiene posizioni che favoriscono Mosca. Alcuni esponenti della sinistra tedesca hanno utilizzato una retorica simile contro il riarmo, le sanzioni e le consegne di armi. Le differenze ideologiche tra queste formazioni restano profonde, ma le loro parole possono convergere quando presentano l’aiuto all’Ucraina come la causa dell’escalation e le concessioni alla Russia come la strada più realistica verso la pace.

Il meccanismo dell’influenza

Non è necessario dimostrare che il Cremlino abbia diretto ogni singola manifestazione per comprendere la dinamica politica. Attori diversi possono amplificare autonomamente gli stessi timori, slogan e argomenti. L’effetto si produce quando la paura della guerra viene separata dall’aggressione russa e indirizzata soprattutto contro la risposta della Germania e dei suoi alleati.

In questa rappresentazione, la Russia tende a scomparire dal ruolo di Paese aggressore. La responsabilità dell’escalation viene spostata su Berlino, sulla Nato o sugli Stati che sostengono l’Ucraina. Le misure pensate per contenere una nuova offensiva vengono descritte come la vera origine dell’instabilità, mentre l’arrendevolezza verso Mosca viene presentata come prudenza.

La strategia è politicamente efficace perché parte da emozioni autentiche. Il ricordo della guerra e la diffidenza verso una crescita permanente delle spese militari hanno radici profonde nella società tedesca. Lo stesso vale per la paura che i giovani possano essere richiamati alle armi o che le risorse destinate alla difesa riducano quelle disponibili per il welfare. Nessuno di questi timori implica automaticamente sostegno alla Russia. Il rischio nasce quando vengono organizzati attorno a richieste che coincidono con gli obiettivi strategici di Mosca in Europa.

Una Germania più divisa fatica infatti a mantenere il consenso per gli aiuti all’Ucraina, per le sanzioni e per l’aumento delle capacità difensive. La polarizzazione rende più difficili le decisioni del governo e offre ai partiti favorevoli a un riavvicinamento con Mosca l’occasione di descrivere le istituzioni democratiche come lontane dalla vita quotidiana e insensibili alle preoccupazioni degli elettori.

La sfida per Berlino

Liquidare ogni oppositore delle spese militari come un agente dell’influenza russa sarebbe una risposta controproducente. Chi teme la leva o chiede più investimenti sociali non diventa per questo un sostenitore del Cremlino. Una democrazia deve poter discutere apertamente del costo della difesa, dei limiti dell’impegno militare e delle conseguenze economiche delle sanzioni.

Ma anche ignorare le cause sociali del malcontento lascerebbe spazio alle forze che trasformano quelle preoccupazioni in una campagna contro l’Ucraina e contro gli alleati della Germania. Il governo dovrà quindi affrontare contemporaneamente due questioni: spiegare perché il sostegno a Kiev e il rafforzamento della deterrenza vengono considerati necessari, e rispondere alle pressioni economiche che rendono persuasive le promesse di un rapido ritorno alla normalità con Mosca.

Le manifestazioni di Berlino mostrano così che la contesa non riguarda soltanto la possibile reintroduzione della leva o la prossima legge di bilancio. Riguarda il modo in cui la società tedesca interpreta la minaccia: se il contenimento dell’aggressione russa resterà una misura di sicurezza o verrà sempre più dipinto come la causa stessa della guerra. Da questa scelta dipenderà anche la capacità della Germania di mantenere una linea comune con l’Europa sul sostegno all’Ucraina.

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