La pace come arma politica: il portale ceco Nová Republika accusa l’Europa di volere la guerra

05.10.2026 10:42
La pace come arma politica: il portale ceco Nová Republika accusa l’Europa di volere la guerra
La pace come arma politica: il portale ceco Nová Republika accusa l’Europa di volere la guerra

Il 30 settembre 2026 il portale ceco Nová Republika ha pubblicato un attacco contro i governi europei e contro il sostegno all’Ucraina, attribuendo agli alleati di Kyiv la responsabilità del protrarsi della guerra. Il messaggio rovescia la sequenza degli eventi: la Russia ha avviato l’invasione su larga scala, mentre i Paesi europei aiutano il Paese aggredito a difendersi.

Nel testo, il portale sostiene che «i russi non sono i nostri nemici» e che i veri avversari vadano cercati «nei governi, nelle istituzioni, nei media e tra politici come il presidente ceco Petr Pavel e i suoi sostenitori». Sono loro, afferma la pubblicazione, i «creatori della guerra che desiderano». La conclusione politica proposta ai lettori è un voto per chi dica no alla guerra, all’Unione europea, «a tutte quelle sciocchezze di Bruxelles» e all’odio verso la Russia.

La pubblicazione è disponibile sul sito di Nová Republika.

Lo spostamento della responsabilità

Il cuore dell’argomentazione consiste nel trasferire la responsabilità dall’aggressore agli Stati che sostengono l’Ucraina. L’invasione su larga scala è iniziata con l’attacco russo; l’assistenza politica, finanziaria e militare fornita da governi europei a Kyiv è invece presentata come la causa della continuazione del conflitto.

È una distinzione decisiva anche per comprendere la posizione ufficiale dell’Unione europea. Bruxelles non descrive il sostegno militare e la diplomazia come alternative inconciliabili. I governi europei chiedono alla Russia un cessate il fuoco pieno, immediato e senza condizioni, oltre all’avvio di negoziati sostanziali. Allo stesso tempo, insistono sul fatto che l’Ucraina debba partecipare a qualsiasi trattativa e che le condizioni della pace non possano essere imposte al Paese aggredito.

In questa impostazione, aiutare l’Ucraina a difendersi serve anche a evitare che la diplomazia si svolga sotto la minaccia di una resa dettata dalla forza. Le sanzioni contro l’economia russa e il rafforzamento delle capacità difensive ucraine sono considerati strumenti per modificare le condizioni del negoziato, non prove di un rifiuto a priori del negoziato.

Resta aperto il dibattito politico sulla quantità, sulla durata e sui rischi degli aiuti militari europei. Ma descrivere il sostegno all’Ucraina come una politica volta a prolungare la guerra per se stessa elimina dal quadro la motivazione dichiarata da molti governi: impedire che Mosca ottenga con la pressione militare condizioni più favorevoli al tavolo.

Perché Praga considera il fronte ucraino una questione di sicurezza

Le accuse rivolte a Praga e a Petr Pavel ignorano inoltre il calcolo strategico che orienta la Repubblica Ceca e altri Paesi dell’Europa centrale. Una sconfitta dell’Ucraina, o una pace imposta contro la sua volontà, non eliminerebbe necessariamente la minaccia russa. Potrebbe invece rafforzare la posizione militare e politica di Mosca e avvicinare le conseguenze del conflitto al territorio dell’Unione.

In questo quadro va letta anche l’iniziativa ceca per la fornitura di munizioni d’artiglieria all’Ucraina. Per Praga, sostenere la capacità di combattimento ucraina significa contribuire a contenere le forze russe sul territorio ucraino, invece di lasciare che la minaccia militare si sposti direttamente verso i confini dell’Unione europea.

La logica è quella della deterrenza: rendere più difficile un risultato russo ottenuto con la forza e preservare condizioni meno squilibrate per un eventuale accordo. Si può discutere se questa strategia sia sufficiente, quanto a lungo debba essere perseguita e quali rischi comporti. Ma la sua esistenza contraddice l’immagine di una Repubblica Ceca interessata a prolungare la guerra senza un obiettivo di sicurezza.

Un portale collocato nell’area anti-Ue e filorussa

Nová Republika è stato fondato nel 2014 da Ivan David, ex ministro della Salute ceco e uno dei dirigenti del partito di estrema destra e filorusso Libertà e democrazia diretta. Il sito si presenta come uno spazio di «analisi alternativa». In una propria analisi, il ministero dell’Interno ceco lo ha descritto come un quasi-media che diffonde narrative della propaganda del Cremlino e ripubblica sistematicamente materiali provenienti da siti russi.

Il portale ha criticato con regolarità l’Unione europea, la NATO, le autorità ceche e il sostegno occidentale all’Ucraina. L’articolo del 30 settembre riunisce questi temi in una stessa costruzione: i governi europei diventano i presunti autori della guerra, l’Unione europea viene descritta come il principale ostacolo alla pace e la Russia viene sottratta alla posizione di Stato aggressore.

La frase secondo cui «i russi non sono i nostri nemici» mescola inoltre due piani distinti: la popolazione russa e le azioni dello Stato russo. Le preoccupazioni espresse dalle istituzioni europee riguardano attività concrete attribuite a Mosca, tra cui attacchi informatici, sabotaggi, operazioni informative e altre forme di pressione ibrida. L’Unione europea considera queste attività una minaccia alla sicurezza e alle istituzioni democratiche europee. A ciò si aggiungono le ripetute minacce di esponenti russi sull’uso di armi nucleari contro Paesi europei.

Il rafforzamento della difesa europea e l’assistenza all’Ucraina vengono quindi presentati dai governi coinvolti come una risposta a comportamenti specifici, non come il risultato di un’«odio» artificiale verso la Russia. Negare questo contesto consente di spostare l’attenzione dalle decisioni di Mosca alle reazioni dei suoi avversari.

La falsa scelta tra pace e sostegno all’Ucraina

Il messaggio di Nová Republika costruisce infine una scelta apparentemente semplice: da una parte ci sarebbe la pace, dall’altra la prosecuzione della guerra sostenuta dall’Europa. In questa cornice, difendere l’Ucraina equivale a rifiutare la diplomazia e criticare la Russia diventa una forma di ostilità verso il suo popolo.

Ma la questione per i governi europei non è scegliere tra negoziati e sostegno. È capire se i negoziati possano produrre un accordo duraturo mentre una delle parti ritiene di poter migliorare la propria posizione continuando a esercitare pressione militare. La risposta determinerà non solo le condizioni di una possibile pace, ma anche l’ambiente di sicurezza europeo dopo la guerra.

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