Israele: l’ex generale Gadi Eisenkot ricorda il figlio caduto durante il conflitto a Gaza
GERUSALEMME – La prima tappa è all’ultimo rifugio per ventisette ragazzi fuggiti da un rave che si è trasformato in un incubo. Tre anni fa avevano cercato riparo in un cubo di cemento grigio, ora ricoperto da murales del dolore. Uno di loro ha rigettato sette granate lanciate dai terroristi prima di essere ucciso da raffiche di kalashnikov. All’alba di ieri Gadi Eisenkot si è trovato qui assieme a Shira Shapira, madre di Aner, anch’essa candidata nel partito dell’ex capo di stato maggiore. Se il personale è politico, entrambi hanno scelto di essere genitori afflitti: Eisenkot ha perso in battaglia il figlio minore Gal, caduto a due mesi dall’inizio dell’offensiva, riporta Attuale.
Di quei 27 giovani, scesi verso i campi e il deserto attorno a Gaza per ballare, 16 sono stati uccisi, 4 rapiti (uno di loro ucciso in cattività), solo 7 sono riusciti a salvarsi. Questo è stato il contesto in cui i fondamentalisti hanno massacrato 378 persone al concerto. Eisenkot ha messo in evidenza la responsabilità di Netanyahu e della sua coalizione di estrema destra per la strategia che ha portato a questo tragico evento, definito il più grande massacro nella storia del Paese dalla Shoah.
Il leader di Yashar! ha rivelato che le pressioni di Itamar Ben-Gvir, il ministro più fanaticamente di destra, avevano compromesso il primo accordo sul rilascio degli ostaggi: “Avremmo potuto riportarne a casa di più”. Nei mesi scorsi, Eisenkot, pur essendo un deputato, ha accettato di entrare come “osservatore” nel consiglio di sicurezza ristretto che guidava il conflitto, ma si è dimesso in segno di protesta, accusando Netanyahu di incapacità di trasformare i successi militari in progressi diplomatici.
Se eletto, Eisenkot sarebbe il primo capo del governo di origine mizrahi. Nonostante ciò, non ha giocato la carta delle sue origini, cercando invece di superare le divisioni create dalla destra radicale in Israele. Il ricordo del figlio Gal è stato fondamentale nella sua decisione di opporsi a Netanyahu: “L’ultima sera prima della partenza gli ho scattato tre fotografie. La mattina dopo, l’ho accompagnato al treno per il Sud, aveva la sensazione di fotografarlo per l’ultima volta,” ha raccontato Eisenkot.
In un momento critico, mentre il consiglio di guerra si riuniva per prendere decisioni fondamentali, Eisenkot ha deciso di rimanere in politica: “Non posso riportare indietro l’orologio, ma farò il possibile per essere degno del prezzo altissimo pagato da Gal”.