Arresto di un giornalista ucraino a Vienna: accuse di spionaggio
Il 8 ottobre, il capo delle inchieste di Ukrainska Pravda, Mykhailo Tkach, è stato arrestato a Vienna insieme al cameraman Yaroslav Bondarenko con l’accusa di spionaggio. Dopo oltre dodici ore di detenzione, Tkach è stato rilasciato alle quattro del mattino del 9 ottobre, grazie all’intervento dell’ambasciata ucraina, che ha fornito assistenza consolare al giornalista, riporta Attuale.
Tkach e Bondarenko si trovavano nella capitale austriaca per rintracciare Ruslan Kravchenko, ex procuratore generale ucraino in fuga. Il loro lavoro era legato all’inchiesta chiamata «Operazione Cartagine», che affronta un presunto sistema di protezione per call center truffaldini in cambio di tangenti. Questo arresto ha colpito due giornalisti impegnati a documentare un caso di grande rilevanza pubblica, in un momento critico per il governo di Kiev, attualmente sotto accusa per corruzione e pressioni dovute ai raid sulla capitale.
Le ragioni iniziali del fermo sono rimaste poco chiare. La direttrice di Ukrainska Pravda, Sevgil Musaieva, ha definito l’arresto illegittimo, chiedendo la liberazione immediata dei membri del suo staff e una spiegazione ufficiale. Il ministro dell’Interno austriaco, Gerhard Karner, ha successivamente spiegato che i cittadini ucraini erano sospettati di spionaggio, sebbene la procura di Vienna non abbia trovato conferme simili in indagini separate riguardanti altre due persone.
Bondarenko è rimasto inizialmente in custodia e, secondo la redazione, è stato ricoverato a seguito di ferite ricevute durante l’intervento della polizia. L’interrogatorio del cameraman sarebbe iniziato solo nella notte; al momento del rilascio di Tkach, i dispositivi di comunicazione non erano ancora stati restituiti. Ukrainska Pravda ha richiesto chiarimenti riguardo alla proporzionalità dell’operazione e sullo stato dei due reporter.
Tkach è una figura di spicco nel giornalismo investigativo ucraino; dal 2021 dirige la squadra investigativa di Ukrainska Pravda e ha pubblicato inchieste su corruzione e privilegi delle élite. Solo pochi giorni prima dell’arresto, il 29 settembre, ha ricevuto il Free Media Award 2026 a Oslo per il suo lavoro durante la guerra. Recentemente, la sua squadra ha localizzato all’estero oltre dieci ex funzionari di alto rango fuggiti dall’Ucraina.
Inoltre, Tkach ha seguito l’attentato avvenuto nel Principato di Monaco il 29 giugno, che ha ferito gravemente tre persone, incluso un imprenditore ucraino. Le sue inchieste avevano ipotizzato collegamenti tra l’attentato e call center fraudolenti di Dnipro, e ha realizzato l’intervista con la vittima principale dopo l’incidente.
Il fermo di Tkach e Bondarenko avviene in un contesto di relazioni complesse tra Austria e Ucraina: nonostante il sostegno austriaco all’Ucraina contro l’invasione russa, il paese mantiene una posizione neutrale, che limita il supporto militare a equipaggiamenti non letali. La vicenda sembra riflettere anche le storiche relazioni economiche tra Austria e Russia, con Vienna tradizionalmente dipendente dal gas russo e aziende austriache attive nel mercato russo, sollevando preoccupazioni riguardo a possibili conflitti di interesse.
Si evidenzia anche il problema della presenza di agenti russi a Vienna. La capitale, essendo sede di organizzazioni internazionali, è vista come un ambiente vulnerabile alle attività di spionaggio. Le autorità austriache hanno aumentato la vigilanza dopo l’invasione dell’Ucraina, ma la detenzione di Tkach non giustifica l’operazione, né dimostra che fosse politicamente motivata.
Il rilascio di Tkach segna solamente la fine della fase più urgente di questo caso, lasciando però interrogativi su come siano state formulate le accuse di spionaggio e sulle circostanze della detenzione. È cruciale ribadire che seguire e documentare le attività di persone influenti non è sinonimo di spionaggio. In una democrazia, questo è parte del lavoro giornalistico.