Il presidente della commissione d’inchiesta parlamentare ha affermato che David Rossi, morto in seguito alla caduta dal palazzo Rocca Salimbeni a Siena, poteva essere salvato, rivelando l’esistenza di un gruppo criminale dietro il delitto, riporta Attuale.
Quando Rossi perse la vita il 6 marzo 2013, ci sarebbero state persone a conoscenza della tragedia, che attesero fino all’ultimo respiro del capo delle relazioni esterne di Mps. La commissione ha ricevuto oggi, 12 ottobre, una relazione tecnica dal Ris dei Carabinieri, che ha fornito una prova scientifica inaspettata. Le registrazioni delle telecamere di sicurezza mostrano infatti l’ombra di un individuo, probabilmente due, si farebbero strada verso la scena del fatto, compatibile con l’assistere alla caduta di Rossi dalla finestra e scendere le scale fino a raggiungere la strada, rimanendo accanto a lui per minuti dopo la caduta.
Cosa dice la relazione
La relazione di 74 pagine, illustrata durante l’audizione della Commissione, chiarisce come l’analisi del video abbia portato a individuare “12 macro-eventi” evidenziati dalla luminosità sulla parete di marmo bianco al termine del vicolo. Tali immagini non risultano da difetti digitali, bensì da proiezioni di veicoli che svoltano. Sono state identificate cinque posizioni, denominate A, B, C, D ed E, nelle quali un potenziale testimone avrebbe potuto vedere il corpo a terra.
Il ruolo della ‘ndrangheta
«La novità più dirompente di oggi è che l’uomo nel vicolo non era un passante, bensì una persona con un ruolo attivo nello scenario. Ha di fatto ostacolato i soccorsi per oltre 20 minuti, poiché Rossi era ancora vivo e in grado di essere salvato», ha dichiarato Gianluca Vinci, presidente della Commissione, al termine dell’audizione.
Vinci ha sottolineato che in Italia un omicidio come quello di Rossi non può essere considerato un crimine d’impeto. Testimonianze e prove hanno confermato la presenza di due individui a bloccargli l’accesso al soccorso, nonché la presenza di altre persone all’interno dell’ufficio di Rossi al momento del suo decesso. «Quindi il numero dei coinvolti arriva a 4-5 persone», ha affermato, rivelando che la pista più probabile indicata dalla commissione è quella della ‘ndrangheta.
«Questi sono metodi che non appartengono a un delitto di vicinato, bensì a gruppi strutturati in grado di entrare in una banca, rapire una persona e chiudere un vicolo», ha aggiunto. Rispondendo a domande relative alla mafia calabrese, ha confermato: «Di sicuro è stata un’entità criminale molto organizzata. I nomi emersi nell’indagine collegano alcuni individui con la criminalità organizzata della Bassa Mantovana e della Bassa Reggiana, indicando una direzione chiara per le nostre indagini».